Smart drugs: la nuova frontiera delle dipendenze

di Maurizio Coppola* e Piero Prandi** *
pubblicato il 13 maggio 2019
Smart drugs: la nuova frontiera delle dipendenze

Alla fine degli anni Novanta, provenienti dagli U.S.A., sono approdate in Europa le «smart drugs», una serie di composti di origine naturale o sintetica, che hanno profondamente contribuito a modificare il mondo delle dipendenze e la tipologia dei consumatori.
Non presenti nelle tabelle legislative riportanti le sostanze stupefacenti e psicotrope, di facile reperibilità via internet, a basso costo, sono entrate prepotentemente tra noi, dai giovani agli ultrasessantenni. Promettono di aumentare le potenzialità cerebrali e fisiche, ma anche e soprattutto alterano le percezioni sensoriali con effetti psicoattivi e allucinogeni, sino a causare danni irreversibili anche solo dopo un’unica dose.
Le vecchie droghe erano limitate e ben conosciute dal mondo sanitario; le nuove, invece, sfuggono ad ogni controllo, invadono subdolamente il nostro quotidiano modificando gli stili di vita. Ai consumatori tradizionali si aggiungono quelli occasionali, dell’illusorio “smetto quando voglio”, confinati nei week-end e pertanto conciliabili apparentemente con una vita normale. È un fenomeno sommerso, ma che mina alle fondamenta la nostra società e che impone una vigilanza costante. È prioritario individuare e circostanziare il fenomeno, soprattutto risalendo alle radici del “male di vivere”, di cui le «smart drugs» costituiscono una delle tante fughe verso paradisi artificiali senza ritorno.
Enrico LARGHERO


Smart drugs: la nuova frontiera delle dipendenze

Le nuove sostanze psicoattive (Novel Psycoactive Substances), meglio conosciute come smart drugs (droghe “furbe” in quanto in grado di eludere la legge) o research chemicals sono un gruppo estremamente ampio ed eterogeneo di molecole, naturali o per lo più sintetiche, utilizzate a scopo ricreativo e vendute, anche in combinazione, come sostituti legali delle tradizionali droghe d’abuso.

Maurizio COPPOLA©M. Coppola

Dottor Maurizio COPPOLA – Psichiatra, Dirigente medico presso Asl CN2 Alba – Bra ©M. Coppola

Il fenomeno delle NPS è nato in Europa circa 15 anni fa e da qui si è rapidamente diffuso in tutto il mondo determinando un problema internazionale di salute pubblica e rappresentando ormai una moderna pandemia. Le prime notizie sulle NPS risalgono al 2004 quando, indagini condotte sul web, hanno evidenziato la presenza di prodotti a contenuto sconosciuto venduti on line come sostituti naturali delle vecchie droghe È nel 2008 però che in Austria venne segnalato il primo cannabinoide sintetico all’interno di una miscela di erbe vendute come sostituto naturale della cannabis.

Da allora a oggi sono state individuate oltre 800 nuove sostanze e molte di esse sono associabili ad episodi di grave intossicazione o a decessi registrati in vari paesi del mondo. Grazie ai recenti sviluppi nella sintesi a basso costo di prodotti chimici organici, allo scambio di informazioni attraverso social network e forum dedicati (drugs forum ) e alle opportunità di marketing attraverso la rete, oggi cannabinoidi e catinoni sintetici, feniletilamine, piperazine, sostanze ketamino e PCP-simili, triptamine, fentanili, nuovi oppioidi sintetici, analoghi azepanici, droghe da stupro (date-rape drugs )  ecc. sono disponibili su centinaia di siti online e facilmente acquistabili anche da minorenni. Di queste, sono numerose quelle che inducono seri problemi psichiatrici ma anche danni cardiaci, renali e respiratori spesso aggravati dal contemporaneo uso di alcol e altre droghe. Mancando standard analitici di riferimento (inesistenti o non facilmente reperibili), le intossicazioni causate da NPS risultano estremamente difficili da riconoscere e, ancor di più da trattare. Insieme al all’International Narcotics Control Board, che dedica tanta attenzione a questa nuova minaccia per la salute pubblica, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce per le droghe dal 2009 esegue un monitoraggio costante della comparsa di NPS in Europa grazie alle segnalazioni provenienti dai suoi centri collaborativi (centri antiveleno, laboratori, tossicologie forensi, Forze dell’Ordine, Pronto soccorso ecc. ).

Dottor Piero PRANDI – Psichiatra, Direttore Sanitario presso Casa di cura «Sant’Anna» di Casale Monferrato ©P. PRANDI

Le NSP rappresentano ormai un fenomeno sociale che interessa trasversalmente la popolazione, indipendentemente dal sesso, dalla classe sociale, dal livello culturale e dalla collocazione geografica. Queste potentissime molecole si inseriscono in quello stile di vita adottato da tanti, giovani e meno giovani, che rifiutano l’immagine del tossicodipendente ai margini della società, inseguendo però quel misterioso e spesso irrazionale piacere estremo da provare e sperimentare sempre all’interno di un comportamento che si conforma ai canoni di adeguatezza e funzionalità richiesti dalla collettività. Come per tutte le esperienze estreme, anche il consumo di queste molecole si associa a rischi importanti per la salute, rischi che spesso vengono ignorati o quantomeno sottovalutati dagli utilizzatori.

Dalla loro comparsa nel panorama internazionale delle droghe ricreative, le NPS hanno determinato numerosi casi di intossicazione fatale e prodotto danni cerebrali irreversibili in consumatori di tutte le età. Spesso, il prezzo da pagare per qualche ora di fuga dalla routine quotidiana è molto alto, così caro da compromettere la vita. Innanzi ad un problema così complesso e diffuso, il sistema di prevenzione e di cura si è trovato in grande difficoltà mostrando tutti i limiti di un approccio vecchio e non più adeguato alla gestione dei moderni pazienti che consumano sostanze psicotrope. Nonostante le oggettive difficoltà di gestione, riconducibili principalmente all’assenza di informazioni farmaco-tossicologiche, alla rapidità di diffusione e all’estrema velocità nel ricambio delle sostanze, la risposta degli operatori sanitari non può essere né rimandata, né orientata ad un pessimismo fatalista che induce a considerare alcuni fenomeni come inevitabili. Bisognerebbe agire con interventi multimodali che all’aspetto preventivo ed educativo associano l’utilizzo cosciente e ragionato degli strumenti terapeutici derivanti dai risultati delle scoperte scientifiche. Se infatti, un incremento della ricerca scientifica nell’ambito delle NPS è indispensabile per colmare le lacune farmacologiche e terapeutiche attualmente esistenti, non è neppure da trascurare l’intervento preventivo nel senso allargato del termine, quello che coinvolge i potenziali consumatori, le famiglie, la scuola e la società tutta.

Non bisogna dimenticare che un fenomeno apparentemente di natura strettamente chimica ha alla sua origine non solo una predisposizione genetica, ma anche  uno sfondo socio-culturale che condiziona ed orienta le scelte degli utilizzatori. Identificare degli antidoti efficaci è indispensabile per gestire gli eventi acuti, scoprire dei neuroprotettori capaci di salvaguardare l’integrità del sistema nervoso centrale è fondamentale per prevenire le conseguenze nel medio e nel lungo termine, ma se non si sensibilizzano i consumatori sulla possibilità di indirizzare la ricerca del piacere e della gratificazione verso altri riferimenti, più sani o se non altro meno rischiosi, la lotta al fenomeno delle NPS sarà sempre impari.  Informare ed educare la società è uno degli obiettivi delle Istituzioni e come operatori sanitari, non possiamo esimerci da questo compito, pur sapendo che è molto più ambizioso di quello di trovare una cura efficace per l’overdose. Ma se curare efficacemente un’overdose è un mandato esplicito di medici e personale sanitario, impedire che l’overdose avvenga è un dovere civico e morale. Citando Amelia Earhart: «La cosa più difficile è decidere di agire, il resto è solo questione di tenacia».

 

(*) *Psichiatra, Dirigente medico presso Asl CN2 Alba - Bra
**Psichiatra, Direttore Sanitario presso Casa di cura «Sant'Anna» di Casale Monferrato
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