Sto alla tua porta e busso

Lettera del Santo Natale da mons. Cesare Nosiglia alle famiglie dell'Arcidiocesi di Torino

di Cesare Nosiglia *
pubblicato il 18 dicembre 2016
Sto alla tua porta e busso
foto Archivio Diocesi Torino – La Voce e il tempo

Lettera dell’Arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia, alle famiglie dell’Arcidiocesi in occasione del Santo Natale

Carissimi,

Natale è una festa che la famiglia in particolare vive con sentimenti intensi e sinceri di fraternità e di amicizia, perché «un bambino nasce per noi»: è il Figlio di Dio che si fa nostro fratello. E, come la nascita di un figlio, porta gioia e amore in ogni casa.
L’atmosfera natalizia invade l’animo e tanti sono i segni tradizionali e nuovi che caratterizzano l’ambiente delle nostre case: si preparano il presepe e l’albero sfavillante di luci; si porgono gli auguri alle persone care; ci sono i doni e i canti tradizionali.
Anch’io, come ogni anno, mi invito a casa vostra per dimostrarvi il mio affetto e rivolgervi il più vivo e sincero augurio di pace.
Spero che questa mia lettera aiuti a celebrare il Natale 2016 con l’intensità di fede e di amore che deve accompagnare il cammino di queste giornate di festa.

Torino, dall’Arcivescovado, dicembre 2016

Non accontentarti di ciò che sei, non essere tiepido nell’amore

Ho scelto come augurio un brano biblico ispirato al libro dell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia. Fa parte di una delle sette lettere che l’autore sacro scrive in nome del Signore ad altrettante comunità cristiane dell’Asia Minore, per invitare il loro Vescovo e i fedeli a ritrovare l’entusiasmo del tempo in cui hanno accolto la fede cristiana (cfr. Ap 3,14-22). La Chiesa di Laodicea era una comunità ricca di attività pastorali e di risorse economiche, culturali e religiose, ma tiepida nell’amore verso il Signore, né calda, né fredda, troppo sicura e sazia di quanto possedeva per puntare in avanti verso traguardi ulteriori e più alti di santità e di fede.

Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”. Ma non sai di essere infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo… Sii dunque zelante e convèrtiti» (Ap 3,17.19)

È un forte rimprovero, ma anche un salutare stimolo di rinnovamento. È come se il Signore dicesse a questa Chiesa: puoi fare molto di più, i doni che ti ho dato ti permettono di puntare in alto verso traguardi di santità e di amore sempre più grandi e meno scontati. Non accontentarti di quello che sei, non essere tiepida nell’amore, ma generosa e forte.
Credo che questo invito debba risuonare forte e chiaro anche oggi per noi, per la nostra Chiesa, per le nostre comunità e famiglie. La ricchezza di fede e di cultura cristiana che è giunta fino a noi non va data per scontata, ma sempre resa viva e rinnovata per renderla più intensa nell’amore e più coerente nella testimonianza. Anche il benessere economico di cui ha goduto la nostra terra, frutto di laboriosità e grande impegno delle famiglie, degli imprenditori e dei lavoratori, è un fattore positivo di grazia, se accompagnato dallo spirito cristiano di solidarietà e di collaborazione. Possiamo e dobbiamo puntare in alto con coraggio, verso quei traguardi di santità e di carità che oggi il mondo attende dai credenti. Ne abbiamo le possibilità perché i doni di Dio sono sovrabbondanti e le risorse spirituali, pastorali, umane e sociali di cui disponiamo sono enormi. Il Natale può essere l’occasione propizia per rendere ancora più intenso e forte l’amore verso il Signore e, quindi, credibile la nostra testimonianza di fede e la fraternità e solidarietà verso gli altri.

Ecco io sto alla porta e busso

Accogliamo l’invito che il Signore ci rivolge attraverso la Lettera alla Chiesa di Laodicea:

«Ecco sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta
io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20)

Chi è Colui che sta alla porta e bussa?
Non è un estraneo e uno sconosciuto.
Non è un viandante di passaggio.
Non è nemmeno solo un amico.
È Colui per il quale tutto è stato fatto, il cielo e la terra; è il principio e il fine di ogni cosa creata.
È il Figlio Unigenito del Padre, Cristo Signore.
Lui ha la chiave di ogni porta, eppure non la usa e si ferma sull’uscio della casa e bussa. Da quando si è fatto uno di noi ed è nato a Betlemme ha cominciato a bussare alla porta della sua casa, il mondo, ma quelli che lo abitano non sempre e non tutti si sono accorti di Lui e lo hanno accolto.

«Egli era nel mondo − ci ricorda il Vangelo di Giovanni − e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,10-12)

Sorprende e stupisce che il Creatore e Signore di tutto chieda il permesso per entrare nella sua proprietà e stia lì davanti alla porta chiusa rispettando la libertà e il volere di chi la abita. È questo il grande mistero del Natale, del Dio-con-noi che si fa umile, povero, semplice bambino indifeso e bisognoso di tutto ed entra nella storia quasi in punta di piedi. Ogni Natale rinnova questo evento: il Signore ritorna a bussare alla porta dell’umanità, al cuore di ogni uomo, alla porta di ogni casa.
Ogni Natale lo fa in modo diverso e nuovo perché Dio non si ripete mai. La sua venuta è come la nascita di un nuovo figlio, uguale nel suo significato a quella che l’ha preceduto, ma anche totalmente diversa e portatrice di speranze e attese sorprendenti. Dice il Signore: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19).

Come prepararci dunque ad accogliere Colui che bussa e sta alla porta di casa?

È il Signore stesso che ci dice che cosa e come fare per accoglierlo e gustare con Lui la vera gioia del Natale.

Se qualcuno ascolta la mia voce...

Il Signore ci chiede anzitutto di ascoltare la sua voce. L’ascolto comporta attenzione a chi parla e apertura di orecchie e di cuore per sentire bene che cosa ha da dirci. Esige dunque disponibilità di tempo e buona volontà reciproca. Spesso in casa è difficile ascoltarsi perché le cose da fare, le parole continue della televisione accesa, anche durante i pasti, impediscono di parlarsi e di ascoltarsi serenamente. Così, a poco a poco si diventa estranei in casa, anche se resta l’affetto e l’amicizia, ma senza più quel dialogo e quella comunicazione intensa di coppia e con i figli che rappresenta il tesoro più prezioso della vita familiare.
La voce di Dio continua a risuonare dentro di noi e in ogni casa. Egli parla, ma per ascoltarlo occorre sintonizzarci con la sua frequenza: è la Bibbia, il Vangelo in particolare, lo strumento che ci permette di intercettare la voce di Dio; ma lo è anche la nostra coscienza e spesso lo è la voce e l’esempio degli altri che ci stanno accanto. Riprendiamo dunque anzitutto in mano il libro della Parola di Dio. In ogni casa non manchi l’occasione per rileggere alcuni brani del Vangelo di Luca che ci permettono di accompagnare il cammino delle feste natalizie. Farlo insieme, genitori e figli, è un modo per ascoltare il Signore, ma anche per ascoltarci reciprocamente e, forse, riprendere un dialogo interrotto dalle troppe attività e servizi e poco attento ai problemi ed esigenze interiori di ciascuno.
Occorre riappropriarsi del tempo che si passa in casa, per non disperdere la ricchezza dell’incontro interiore e profondo tra le persone. Altrimenti il vortice delle attività e la voce forte e suadente dei mass-media diventano un’impellente necessità a cui non si riesce alla lunga a rinunciare. La lettura della Bibbia e del Vangelo, insieme alla preghiera familiare, sono uno spazio di libertà per se stessi e per imparare ad ascoltare e rispondere, in famiglia, alle necessità e richieste e attese più vere di chi ci sta accanto.

Se qualcuno ascolta la mia voce
e mi apre la porta…

Il Signore ci chiede di aprire la porta con fiducia.
È la porta del nostro cuore.
È la porta della nostra casa.
Il gesto di andare ad aprire la porta indica la volontà di accogliere Colui che bussa. Il Signore non entra, se noi non vogliamo. Tocca a noi aprire e questo investe la nostra libertà. Dio non si impone dall’esterno, ama e rispetta sempre la nostra scelta libera nei suoi confronti.
Il Natale è la festa del dono assolutamente gratuito di Dio che ci dà suo Figlio senza che l’umanità lo abbia meritato o desiderato. È la festa della gratuità e dell’accoglienza disinteressata. Si fa spazio a Dio: nel cuore con la preghiera, nella casa con l’amore, e nella vita con l’accoglienza degli altri, dei poveri e dei sofferenti in cui Cristo stesso è presente in mezzo a noi.
L’accoglienza rappresenta uno dei gesti oggi più difficili, perché esige un atteggiamento e una scelta precisa: la gratuità. La cultura che esalta il proprio io, le proprie necessità e la propria vita privata, ostacola l’apertura del cuore e della vita verso gli altri. Viene meno il gesto libero, sereno e disinteressato verso le persone, alle quali aprirsi senza secondi fini o vantaggi, per puro dono.
Si ama chi ci ama, si aiuta chi ci può a sua volta aiutare, si accoglie chi un giorno ci potrà forse restituire quel favore. La mia casa, la mia famiglia, i miei amici, il mio paese, la mia religione, la mia proprietà… tutto ciò che è nostro è un valore e come tale va rispettato, accolto, accresciuto, ma guai a farne un assoluto che chiude il cuore verso chi non rientra nel cerchio ristretto del “mio” o del “nostro”.
Gesù è venuto per insegnarci una via migliore: quella di allargare i confini della nostra casa, famiglia, patria e cultura a tutti coloro che lo desiderano, rompendo steccati consolidati e superando divisioni di ogni genere. Egli è nato per fare pace tra tutti coloro che sono divisi, formando una sola famiglia, quella dei figli di Dio che sono tali proprio perché operatori di pace sempre, ovunque e con chiunque.
A Natale si può gustare e sperimentare che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. La gioia vera nasce dal dono sincero di sé per gli altri, ma nasce anche dal saper accogliere ogni “altro” come un dono per se stessi. Nel Natale, Dio non ci ha dato cose ricche e abbondanti, ma ci ha do nato il suo Figlio Unigenito, ci ha dato un bambino, una persona vivente da riconoscere e accogliere come Salvatore. Così, comprendiamo che la vera ricchezza del Natale sono le persone da riscoprire e da accogliere. Aprendo la porta a Gesù Cristo impariamo anche ad aprire la porta del cuore e della casa agli altri.
Ma chi sono oggi questi “altri” a cui siamo chiamati a far spazio nella nostra vita?
Per ogni famiglia questi “altri” sono anzitutto i figli. Dal primo istante del concepimento ogni bambino è un dono d’amore, frutto della potenza creatrice di Dio, e come tale va accolto, difeso e aiutato a percorrere il cammino della vita verso la nascita e, dopo, verso la piena maturità. Accogliere un figlio nella propria casa è accogliere Gesù, il Figlio di Dio, e fare come Maria e Giuseppe: aiutarlo a crescere in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
Gli “altri” sono certamente i nostri anziani verso i quali non vanno dati mai per scontati l’amore sincero e disinteressato, l’accoglienza delle loro esigenze anche spirituali, la piena condivisione dei loro problemi. I regali di Natale sono segni belli e importanti che esprimono affetto e ricordo, ma il regalo più importante per ogni membro della famiglia, e in specie per gli anziani, è il saper impiegare un po’ del nostro tempo prezioso per stare di più insieme, per parlare e ascoltare quello che gli altri hanno da dirci, per apprezzarne di più le doti positive, per mostrarsi meno indifferenti o estranei alle necessità interiori di ciascuno.
Gli “altri” possono essere persone − parenti o amici o vicini di casa o colleghi di lavoro − con cui forse si è in disaccordo da tempo, si sono “rotti i ponti”, come si usa dire: riprendere il rapporto e fare il primo passo costa; perdonare significa imporre a se stessi un comportamento che va contro la mentalità comune, ma quanta pace e quanta gioia interiore porta poi nell’animo! Quel divin Bambino che nasce a Betlemme per noi ci porta la vera pace, perché ci salva dal peccato di orgoglio e di superbia che ci impedisce di perdonare anche chi ci ha offeso o fatto del male. Egli nasce per tutti, amici e nemici, vicini e lontani, ricchi e poveri: nessun uomo è escluso dal suo amore; anche chi lo rifiuta e lo perseguita può contare sempre su di Lui.
Proprio Gesù ci ha detto: «Se presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono al Signore» (cfr. Mt 5,23- 24). Se partecipiamo alla Messa di Natale e ci ricordiamo di qualche persona che è in disaccordo con noi, anche per colpa sua, proviamo a mettere in pratica questa Parola del Signore. Allora il dono Natalizio della pace inonderà veramente il nostro cuore e la nostra casa.
Gli “altri” sono infine tutte le persone che a Natale usufruiscono delle briciole che cadono dalla tavola dei consumi abbondanti delle famiglie e della società, ma restano spesso soli e senza l’affetto e l’amicizia di una casa e di una famiglia. A Natale ci si sente tutti più buoni e disponibili e spesso si riscoprono i poveri ai quali riserviamo qualche buona azione e generosa elemosina: sono gesti belli e significativi, se non restano però isolati. I poveri, ci ricorda il Signore, li avete sempre con voi. Basta avere occhi per vedere, orecchi per ascoltare, mani per sostenere e cuore per amare.
Perché in questo Natale non proviamo ad aprire la porta a qualcuno che vive situazioni difficili, di solitudine o di sofferenza ed emarginazione, per dare inizio a un rapporto nuovo di amicizia e di accoglienza meno occasionale e più continuato anche dopo le feste? Potrebbe essere il gesto di invitare a pranzo un anziano solo o malato, un lavoratore immigrato che ha lasciato la sua famiglia e la sua terra… una ragazza madre o un bambino o un giovane la cui famiglia vive una situazione difficile… Potrebbe riguardare l’avvio di un’adozione a distanza di una famiglia o di un bambino che vivono nei Paesi missionari dove tanti sacerdoti, suore e laici torinesi, celebrano la Festa della nascita di Gesù Cristo nelle stesse condizioni di povertà e di bisogno del primo Natale di Betlemme.
I missionari operano sulla frontiera più avanzata della Chiesa e dell’umanità e meritano dunque il nostro costante ricordo nella preghiera e il sostegno permanente della nostra solidarietà. La Caritas e i gruppi missionari delle vostre parrocchie saranno certamente in grado di indicarvi le vie più efficaci per avviare questi nuovi rapporti di amicizia e di fraternità.

Se qualcuno ascolta la mia voce
e mi apre la porta,
io verrò a lui e cenerò con lui

Io e lui. Cristo e ciascuno di noi.
Natale è la festa dell’incontro tra il Signore, che ha bussato e a cui abbiamo aperto, e ciascuno di noi. È la festa dell’incontro tra Dio e ogni uomo. Un incontro che è come quello di un banchetto, di un pasto consumato alla stessa tavola. Quante volte nel Vangelo vediamo Gesù che va a casa delle persone per stare con loro, si mette a tavola e vive la gioia della fraternità e dell’amicizia con l’esperienza del pasto consumato insieme!
Gesù sapeva bene che quello era un gesto di amicizia e di accoglienza in cui era possibile vivere insieme un momento sereno e forte di dialogo e di rapporto personale meno anonimo e più sincero. Tanto che i farisei mormoravano contro di lui, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro» (Lc 15,2).
Per questo il libro degli Atti degli Apostoli ci racconta che i primi cristiani, come segno di comunione e fraternità, «spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e serenità di cuore» (cfr. At 2,46). Mangiare insieme è segno di comunione e di amicizia. Ed è questo che il Signore desidera vivere con noi. Lo fa ogni domenica nella mensa del suo corpo e del suo sangue e lo rinnova con particolare gioia a Natale, nella Messa di mezzanotte o del giorno, per donare se stesso nel sacramento più grande della sua presenza e del suo amore.
La comunione e unità che l’Eucaristia ci offre si prolunga poi nella gioia del pasto consumato insieme in famiglia. Tra la mensa eucaristica e quella di casa c’è dunque uno stretto legame: il Signore, che sta in mezzo a noi, si dona per nutrirci di sé, affinché ci amiamo come lui ci ama. Così la Chiesa diventa famiglia e la famiglia diventa “piccola Chiesa domestica”.
Cari sposi e genitori, sperimentate nelle vostre case la gioia di questa realtà profondamente umana e spirituale, partecipando alla Messa insieme, come famiglia, per partecipare uniti alla mensa del Signore: è un regalo importante che vi fate reciprocamente, una testimonianza di comunione anche per i figli. Poi, giunti a casa, compite un gesto semplice e familiare: quello della preghiera di benedizione della mensa. Rendete grazie a Dio per il cibo che è suo dono e frutto del vostro lavoro e ringraziate anche per il dono dei figli, degli anziani e di quanti partecipano al pasto familiare.
Ogni domenica potete ripetere questo gesto nelle vostre case: ogni domenica si rinnoverà così la gioia del Natale e della Pasqua del Signore che vive con voi.

Carissimi,

accogliete nelle vostre famiglie e comunità gli auguri del vostro Vescovo, accompagnati dalla mia preghiera, e apritevi alla sorpresa dell’incontro ricco di speranza e di novità che il Signore Gesù ha in riserbo per voi nel Natale 2016.
Un augurio particolare lo rivolgo a voi bambini, ragazzi e giovani. Il tempo natalizio vi permette di stare di più in casa, con i genitori, i nonni e gli amici e gustare perciò la gioia dell’incontro, del dialogo, del fare festa insieme. Non isolatevi davanti al televisore, al tablet, alle consolle di videogiochi: partecipate invece con gli altri ai momenti di gioco, di conversazione e di amicizia. Sia anche un tempo per stare di più con Gesù, attraverso le celebrazioni liturgiche e le occasioni di spiritualità che la vostra parrocchia vi offre, momenti di festa organizzati dai vostri catechisti ed educatori e sopratutto la lettura del Vangelo in casa.
Per voi giovani in particolare non manchi l’esperienza dell’incontro con chi soffre, per sperimentare dal vivo la vera gioia del Natale. Se poi vi interessa parlare con me del Natale o della vostra vita e attese, dubbi o problemi di fede, scrivetemi (per posta: Cesare Nosiglia Vescovo, via Arcivescovado n. 12, 10121 Torino; per email: segr.arcivescovo@diocesi.torino.it): vi assicuro che cercherò di rispondervi presto, così da rinsaldare la nostra comune amicizia con il Signore.
Un augurio speciale lo rivolgo anche a tutte quelle persone e famiglie che vivono situazioni difficili, per dolorose separazioni e divisioni o per la solitudine o la sofferenza e grave malattia di qualche congiunto o per la perdita recente di una persona cara.
La festa di Natale riporta in primo piano la memoria di esperienze gioiose vissute insieme in famiglia e aggrava ancora di più gli stati d’animo di chi vive oggi tali situazioni. Chiedo al Signore di non lasciar mancare nel vostro cuore la gioia della sua venuta e la fede che ne rende certa la visita. Sì, Egli bussa anche alla vostra porta per dirvi di non temere e di non scoraggiarvi mai: la sua venuta è proprio per voi perché abbiate forza e vigore nel dono di salvezza che riserva alla vostra famiglia. Abbiate fede dunque e nella preghiera sentite forte la voce di Colui che vi dice: «Se tu mi apri, io verrò da te e cenerò con te» (cfr. Ap 3,20).
Chiedo che ogni comunità cristiana, in questo tempo di Natale, si faccia ancora più prossima con i suoi sacerdoti, religiose e laici, a queste persone e famiglie, attraverso gesti di accoglienza e di condivisione.
Come Maria Santissima, la Vergine Madre, possa ogni famiglia serbare nel cuore e meditare tutte le esperienze che le capiteranno in questo Natale, aprendo la propria casa alla visita del Figlio di Dio, per accoglierlo con fede e per riconoscerne la presenza in coloro che in un modo o in un altro Egli le metterà sulla strada. Allora sarà un Natale diverso e sorprendente, perché lascerà un segno indelebile nel cuore di ciascuno e nella nostra casa, il segno del passaggio di Dio che è sempre fonte di vera pace.

«Apparve una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che Egli ama”» (Lc 2,14)

Buon Natale!
+Cesare Nosiglia
vescovo, padre e amico

***

Preghiera Davanti al Presepe

Uno dei genitori introduce la preghiera con il segno della croce
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
Raccolti davanti al presepe sostiamo per alcuni istanti in silenzio ed in contemplazione
Poi, a voce alta, un genitore legge l’annuncio della nascita di Gesù e l’altro il testo tratto dalla lettera del Vescovo.

L’angelo disse ai pastori: «vi annuncio una grande gioia: oggi è nato il Salvatore che è Cristo Signore». E una moltitudine dell’esercito celeste lodava Dio, dicendo: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,10-11.13-14)
A Natale si può gustare e sperimentare che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. La gioia vera nasce dal dono sincero di sé per gli altri, ma nasce anche dal saper accogliere ogni “altro” come un dono per se stessi. Nel Natale, Dio non ci ha dato cose ricche e abbondanti, ma ci ha donato il suo Figlio Unigenito, ci ha dato un bambino, una persona vivente da riconoscere e accogliere come Salvatore (dalla Lettera di Natale del Vescovo alle famiglie)

Dopo qualche istante di silenzio si può pregare con questo testo, letto a più voci:
Gesù Salvatore,
che spezzi l’oscurità della notte di Betlemme,
come sole splendido, rischiara la nostra mente,
riscalda il nostro cuore,
perché impariamo a guardare al mondo con i tuoi occhi
e a camminare nel tuo amore.
Il tuo Vangelo di pace
giunga sino ai confini della terra,
perché ogni uomo
si apra alla speranza di un mondo nuovo.
O Maria, Vergine Madre,
aiutaci a conservare nel cuore
e meditare tutte le esperienze che ci capiteranno in questo Natale,
ad aprire la nostra casa
alla visita del tuo Figlio,
ad accoglierlo con fede
e a riconoscerlo in coloro che incontreremo.
O Giuseppe, uomo del silenzio e dei fatti,
che hai saputo accogliere Maria e Gesù,
insegnaci a far spazio a Dio:
nel cuore con la preghiera,
nella casa con l’amore,
nella vita con l’accoglienza degli altri.
Amen.
Si può quindi concludere con un canto di Natale preso dalla ricca tradizione di cui disponiamo (es.: «Tu scendi dalle stelle»…)
***

Per il pranzo di Natale

Uno dei genitori introduce la preghiera con il segno della croce
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Amen
Uno dei genitori guida la preghiera invitando a vivere il ritrovarsi assieme attorno alla tavola nella gioia del dono che il Padre ci ha fatto in Gesù.
Padre buono,
guarda questa nostra famiglia
che celebra il Natale del tuo Figlio Gesù.
Ti ringraziamo per averci riuniti tutti assieme
per vivere nella gioia questo momento di convivialità.
Donaci il tuo Spirito Santo
perché Gesù sia sempre presente in mezzo a noi.
Padre, questo Natale
sia per noi, per il nostro Paese e per il mondo
un giorno di pace e di giustizia,
d’amore e di misericordia. Amen.
***

A Capodanno solennità di Maria, madre di Dio

Qualcuno, a nome di tutti, fa la seguente invocazione:
O Dio, principio e sorgente di ogni benedizione,
accogli dalle mani di Maria, la madre tua, la nostra preghiera.
Ti ringraziamo per l’anno appena concluso
e per i doni che abbiamo ricevuto,
segno del tuo amore di Padre.
Donaci il perdono per le immancabili debolezze,
infondi nei nostri cuori forza e coraggio per vivere ogni giorno nel tuo amore,
inonda l’umanità della tua pace
e dona a noi e a quanti amiamo, per tutto l’anno, vita e salute. Amen
Il papà o la mamma possono, quindi, invocare sulla famiglia la benedizione del Signore:
O Dio, fonte della vita,
ascolta la preghiera di questa famiglia riunita nel tuo nome.
L’amore regni sempre in mezzo a noi
e ci renda capaci di accoglienza
verso tutti coloro che, in questo anno nuovo, metterai sulla nostra strada.
E su noi, sulle persone che ci sono care, sul mondo intero scenda la tua benedizione,
tu che sei Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen
***

Puoi scaricare la Lettera in pdf da www.diocesi.torino.it

(*) Arcivescovo di Torino
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