Taglio cesareo: pubblicato documento dell’Organizzazione mondiale della sanità

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 20 aprile 2015
Taglio cesareo: pubblicato documento dell’Organizzazione mondiale della sanità

Il taglio cesareo è tra gli interventi chirurgici più comuni al mondo con tassi in aumento specie nei Paesi ad alto e medio reddito. Anche se in alcuni casi è salvavita, il cesareo spesso non ha reali necessità mediche, mettendo a rischio donne e bambini e togliendo preziose risorse altri servizi sanitari. Ecco, in sintesi, la premessa di un documento appena pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che sottolinea l’importanza di concentrarsi sulle esigenze della singola paziente, discutendole caso per caso.

«Il cesareo può servire se il parto vaginale è un rischio materno-infantile a causa, per esempio, di un travaglio prolungato oppure di una sofferenza o una posizione anomala del feto» esordisce Marleen Temmerman, direttore del Dipartimento di salute riproduttiva dell’Oms, ricordando che l’intervento può causare complicazioni, invalidità o morte, specie in ambienti senza le strutture per operare in sicurezza o curare eventuali eventi avversi.

Dal 1985 la comunità sanitaria internazionale ha stimato per i cesarei un tasso ideale tra il 10% e il 15% dei parti totali, e studi recenti indicano che con percentuali intorno al 10% i decessi materni e neonatali diminuiscono. «Viceversa, per tassi maggiori la mortalità non sembra migliorare» riprende Temmerman, puntualizzando che gli effetti delle percentuali di cesarei sul numero di nati morti o di asfissie neonatali sono ancora sconosciuti, e che ulteriori ricerche servono anche per stabilire l’impatto del cesareo sul benessere psicologico e sociale delle donne.

«La mancanza di un sistema di classificazione standardizzato è tra i fattori che hanno impedito di monitorare e confrontare i tassi di cesareo nei diversi contesti» dice la funzionaria Oms, che propone di adottare a livello internazionale il sistema Robson. Quest’ultimo classifica le partorienti in 10 gruppi in base caratteristiche facilmente identificabili tra cui le gravidanze precedenti, la presentazione del feto, l’età gestazionale e le caratteristiche del travaglio. «Le informazioni raccolte in modo standardizzato e riproducibile sono d’importanza fondamentale per le strutture sanitarie che cercano di ottimizzare l’uso del cesareo per migliorare la qualità delle cure» conclude Temmerman.

fonte: Doctor 33

approfondimenti: http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2015/caesarean-sections/en/

 

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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