Test genetici e medicina personalizzata: attenzione al commercio via Internet

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 16 marzo 2015

Spesso i siti web che commercializzano servizi per i malati di cancro non solo ne enfatizzano in modo eccessivo i presunti benefici minimizzandone i limiti, ma offrono test genetici la cui utilità nel guidare le decisioni terapeutiche resta da dimostrare. Questo è quanto emerge sul “Journal of National Cancer Institute” da uno studio del Dana Farber Cancer Institute, prima autrice l’oncologa Stacy Gray.

«Dal momento che la vendita via Internet di servizi e test genetici legati al cancro non è regolamentata, esistono ampie variazioni nel modo in cui tali prodotto vengono presentati» spiegano i ricercatori, che hanno verificato se il marketing in rete offre ai consumatori, ovvero ai pazienti malati di cancro, descrizioni fedeli di vantaggi e limiti dei servizi venduti. «Anche se alcune informazioni sono veritiere, le variazioni sono ampie e i consumatori dovrebbero valutarle con cautela» afferma l’autrice, sottolineando che, in generale, i benefici sono posti in evidenza maggiore di quanto lo siano i limiti.

Inoltre, l’88% cento dei siti offre uno o più test di cui mancano prove scientifiche di una chiara utilità clinica in oncologia pratica. «Abbiamo analizzato prodotti e servizi di medicina oncologica personalizzata (Pcm) commercializzati da aziende private, centri medici universitari, istituti di ricerca, singoli professionisti e altre organizzazioni» riprende Gray, ricordando che la Pcm comprende la cosiddetta diagnostica oncologica di precisione (precision oncology), il cui scopo è predire la prognosi e la risposta alle cure usando metodiche avanzate di diagnostica molecolare. Ebbene, la maggior parte dei siti internet offre tali test, e quasi la metà propone forme personalizzate di cura anticancro. «Ma eventuali reclami per mancati risultati dovuti a informazioni non veritiere pubblicate sui siti Internet non sono soggetti a tutela da parte di agenzie governative come la Food and Drug Administration (Fda) o la Federal Trade Commission (Ftc)» puntualizzano gli autori. «Anche se, comunque, la Fda ha di recente manifestato l’intenzione di iniziare a regolamentare i test genomici in modo più ampio» conclude l’oncologa.

fonte: Doctor 33

approfondimenti:  JNCI J Natl Cancer Inst (2015) 107 (5): http://jnci.oxfordjournals.org/content/107/5/djv030

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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