Troppi antibiotici negli allevamenti

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 23 marzo 2015
Troppi antibiotici negli allevamenti

63 mila tonnellate. A tanto ammonta la quantità di antibiotici utilizzata nel 2010 per gli animali da allevamento. Un valore destinato ad aumentare del 67% in tutto il mondo entro il 2030, addirittura raddoppiando in alcune zone, come Brasile, India, Sudafrica, Russia e Cina, con conseguenze devastanti per la diffusione delle resistenze agli antibiotici. L’allarme contro l’uso indiscriminato degli antibiotici – in questo caso, negli allevamenti, non solo per combattere le infezioni ma anche come promotori della crescita – arriva da uno studio pubblicato su Pnas, che ha realizzato una mappa globale del consumo di antibiotici per l’allevamento di mucche, polli e maiali.

Nella loro ricerca i ricercatori guidati da Ramanan Laxminarayan della Princeton University hanno sviluppato dei modelli per stimare i consumi attuali di antibiotici e quelli futuri, combinando dati relativi alle spese per antibiotici per uso animale (per esempio, negli Usa, alla spesa totale di tutti gli antibiotici quella per gli animali contribuisce per l’80%) con quelli sulla diffusione degli allevamenti, prestando attenzione a quelli intensivi, riferisce il NewScientist (non senza difficoltà nel raccogliere i dati, non disponibili per tutti). A guidare la lista dei paesi che consumano più antibiotici, spiegano i ricercatori, sono quindi risultati la Cina e gli Usa, ma anche la Germania si distingue per l’Europa.

L’utilizzo diffuso di antibiotici è un pericolo per l’aumento della resistenza a questi farmaci (di quel che ci attenderebbe in un mondo senza antibiotici efficaci se ne parla a questo link). L’incremento dell’uso dei medicinali contribuisce a selezionare infatti i ceppi batterici resistenti, e le resistenze agli antibiotici si diffondono attraverso la catena alimentare e nell’essere umano ponendo significativi problemi per la salute pubblica (tanto che anche alcuni big dell’alimentazione, divenuti sensibili al problema, avrebbero cominciato a promuovere la distribuzione di carni antibiotic-free nei loro ristoranti). Soprattutto considerando che, al di là delle politiche locali e delle divergenze di utilizzo, i batteri non conoscono barriere (e così le resistenze) e possono viaggiare ovunque.

L’aumento atteso per i prossimi anni è soprattutto dovuto ad un aumento delle domanda di proteine animali, e quindi all’incremento nel consumo di carne, ma anche alla crescita degli allevamenti intensivi (dove l’utilizzo di antimicrobici è promosso anche a scopo profilattico). Cambiamenti che mettono sieramente a rischio la conquista degli antibiotici, una delle più grandi rivoluzioni nella storia della medicina. Affrontare il problema dell’aumento delle antibiotico-resistenze significa anche conoscerne in dettaglio l’utilizzo, cosa che ha cercato di fare questo studio.

Anna Lisa Bonfranceschi

fonte: Wired http://www.wired.it/

approfondimenti: http://www.newscientist.com/article/dn27218-superbug-risk-from-tonnes-of-antibiotics-fed-to-animals.html#.VRL9OHl3uM_

http://www.princeton.edu/pei/news/archive/?id=14680

http://www.princeton.edu/grandchallenges/about/people/display_person.xml?netid=rlaxmina&display=All

http://www.wired.it/scienza/biotech/2013/12/11/mondo-senza-antibiotici-batteri/

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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