Uno sguardo sul mondo. Bioetica e comunicazione (Terza Parte)

di Leonardo M. Macrobio *
pubblicato il 15 settembre 2013
Uno sguardo sul mondo. Bioetica e comunicazione (Terza Parte)

Bioetica e comunicazione: dove, come e cosa si comunica nel campo della vita?
Terza parte

«Lo fanno tutti…». Ovvero: la società della normalità

Quando l’uomo entra in relazione con i suoi simili nasce la societas. E questa si pone almeno in linea teorica secondo una prospettiva di giustizia1, declinandosi immediatamente in una serie di norme (non necessariamente scritte) che intendono porsi a difesa del più debole2.
L’aspetto normativo, dal quale spesso ci si attende la soluzione a molte delle conflittualità sociali che ci circondano, ha una sua pertinenza nel nostro discorso.

Un primo aspetto, immediato, di pertinenza è il fatto che esistano leggi (positive) che regolano atti e comportamenti (bio)eticamente sensibili: si pensi alla L. 194/78 («Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza») oppure alla L. 40/2004 («Norme in materia di procreazione medicalmente assistita»), piuttosto che alle varie proposte di legge in materia di fine vita.

Direttamente correlato a questo dato è il secondo aspetto, che mi pare di poter definire come “pedagogia delle leggi”: ogni norma, per il semplice fatto che è emanata e vigente, ha un intento e degli effetti pedagogici. Ossia: quando il Legislatore pone mano alla scrittura di un qualsiasi strumento normativo indica una serie di comportamenti che vanno contro il bene comune e li sanziona. Anche norme semplici come quelle relative ai limiti di velocità degli autoveicoli sottostanno allo stesso principio: il Legislatore individua nell’eccesso di velocità un comportamento potenzialmente lesivo nei confronti di altri e, dunque, decide di porre un limite, sanzionando chi lo travalica. Dunque ogni legge individua un comportamento malvagio e, contemporaneamente, indica (anche se per negazione) un comportamento virtuoso (nell’esempio: rispettare i limiti di velocità)3.

Le leggi 194/78 e  40/2004: hanno cambiato nel tempo il rapporto tra genitori e figlio?

Ora, mi pare sia lecito chiedersi quali siano gli effetti a medio e lungo termine di queste “indicazioni” delle norme. Concretamente e nel nostro campo: a distanza di 35 anni, in che modo la L. 194/78 ha modificato la percezione del nascituro? A meno di 10 anni dall’entrata in vigore, in che direzione la L. 40/2004 ha modificato la concezione di maternità/paternità? Ancora: queste due Leggi, prese nel loro insieme, hanno cambiato in qualche modo il rapporto tra genitori e figlio? Sicuramente, mettendo anche nel conto la L. 898/70 («Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio»), è mutata la percezione della famiglia e della genitorialità: i figli sono sempre più “programmabili”, nel senso che si può legalmente porre fine ad una gravidanza perché “non è (ancora) il momento”, ma anche nel senso che si può eliminare il bambino quando non corrisponde a determinati ideali (di salute, ma non solo), oppure ancora nel senso che quando “è il momento” ed il figlio non viene “naturalmente” si può ricorrere a tutta una serie di tecniche per ottenerlo; la figura del genitore è sempre più “liquida”, perché anche senza tecniche di procreazione artificiale la possibilità di avere tre (o più …) genitori è già attuale.

Non stupisce, dunque, il fatto che in Olanda si stia spingendo sempre più verso l’eutanasia perinatale (antilingua… chiamarlo infanticidio è effettivamente troppo crudo)4; non stupisce nemmeno il fatto che in più parti del mondo si stia spingendo verso un modello di famiglia mono-/omo- parentale, ovviamente con tanto di “diritto al figlio”5. Non stupisce perché una volta stabilito che una relazione (coniugale o tra genitore e figlio) possa essere liberamente costituita e sciolta secondo puri parametri volontaristici, non vi è limite all’applicazione di questo principio.

Con questo sistema viene introdotto un concetto di “normalità” (sociale) mutuato direttamente dalla statistica: è normale non il comportamento che corrisponde alla natura dell’essere umano o delle sue relazioni, ma quello che una certa percentuale di consociati attua o tollera. Fatti salvi alcuni comportamenti ancora “sentiti” come sbagliati (ad esempio il furto, soprattutto se commesso da un funzionario dello Stato; oppure le violenze sessuali, particolarmente quelle sui minori6), anche l’uccisione o la mercificazione dell’essere umano7 diventano buoni o doverosi se sottostanno al “cappello” della comune sensibilità. La verità, il bene ed il male sono, di fatto, stabiliti a colpi di sondaggio. Il che crea, evidentemente, un nuovo modo di vivere e concepire i c.d. costumi sociali, così che, in una sorta di circolarità, il Legislatore che in un futuro porrà mano a nuovi progetti di Legge non potrà che proseguire sul solco già tracciato e abbassare ancora l’asticella della normalità.

Ecco perché, a mio parere, l’impegno politico, soprattutto dei Cattolici ma anche di quegli “uomini di buona volontà” che riconoscono nel diritto uno strumento per attuare una giustizia più alta e completa rispetto ai mutevoli equilibri parlamentari, ha la sua notevole importanza. Certamente questo impegno deve tenere conto del fatto che l’idea stessa di Stato è radicalmente mutata, spingendosi sempre più nella direzione di un “contenitore” che garantisca al maggior numero possibile di consociati (o, idealmente, a tutti) di poter attuare liberamente la propria volontà8, ma non per questo si dovrà ritenere un compito perso in partenza o irraggiungibile quello di difendere e promuovere anche nel Diritto la dignità della persona umana, dal suo inizio sino alla sua fine naturale (cf. EV 93).

Fine terza parte

Sul prossimo numero della Rivista tenterò di raccogliere le fila del discorso svolto in questi ultimi numeri, proponendo un mio personalissimo tentativo di soluzione alle molte aporie della cultura della morte: se, infatti, l’uomo concreto non può non vivere nella società della comunicazione, è però ancora possibile l’annuncio gioioso del Vangelo della Vita

Continua sul prossimo numero di ottobre


Note bibliografiche 

1 «Giustizia»,  la virtù che dà a ciascuno ciò che gli compete (cf. ad es. Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1807, <http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a7_it.htm>)

2Vale la pena ricordare questo principio di giustizia, che ognuno di noi “sente” come innegabile ed intangibile: basti pensare al ribrezzo che ci assale quando veniamo a conoscenza di atti di violenza nei confronti di bambini

3Rimane il dubbio che la velocità sia l’unico fattore di rischio o comunque quello predominante: penso che le condizioni del manto stradale, la messa a punto meccanica del veicolo ed anche l’esperienza del guidatore siano elementi non marginali. Non mi si fraintenda: qui non voglio criticare una norma. Piuttosto vorrei indurre il Lettore a riflettere su un fatto: anche le leggi più semplici hanno un loro evidente margine di perfettibilità. In altre parole, una Norma non può contenere al suo interno tutte le variabili in gioco (come sarebbe possibile per le Forze dell’Ordine verificare se in quel determinato momento la strada, il veicolo, il guidatore eccetera erano nelle migliori condizioni possibili?), deve necessariamente semplificare, magari individuando fattori misurabili (la velocità), oppure generalizzando (ad esempio i sistemi Tutor, controllando la velocità media non sono in grado di sanzionare chi, pur rimanendo mediamente al di sotto dei limiti, abbia magari compiuto buona parte del tragitto al di sopra e poi abbia compensato). Quanto più queste osservazioni possono valere per leggi che regolano ambiti complessi come quello dell’aborto, della fecondazione in vitro, del fine vita …

4 Su questo aspetto vedi, ad esempio:  <http://www.tempi.it/eutanasia-bambini-olanda-belgio-terrorismo-dal-volto-umano> (Non si può «costringere l’esserino a soffrire così a lungo». Questo è  «terrorismo dal volto umano»,  scritto da  redazione di www.tempi.it,18 giugno 2013 e <http://www.tempi.it/eutanasia-olanda-include-sofferenza-genitori-tra-i-motivi-per-chiedere-eutanasia-dei-bambini> (GROTTI L., Il genitore “soffre”? In Olanda è un motivo sufficiente per chiedere l’eutanasia dei bambini,  www.tempi.it,17 giugno 2013)

5 Su questo aspetto vedi, ad esempio: <http://www.tempi.it/la-francia-approva-in-via-definitiva-la-legge-su-matrimonio-e-adozione-gay> (GROTTI L., La Francia approva in via definitiva la legge sul matrimonio e adozione gay,  www.tempi.it, 23 aprile 2013). Emblematico: <http://www.tempi.it/francia-matrimonio-gay-fecondazione-assistita-utero-in-affitto-per-tutti-lobby-lgbt-hollande-hai-promesso> (GROTTI L., Provetta e utero in affitto per tutti. Lobby LGBT: «Hollande, l’hai promesso», www.tempi.it,13 giugno 2013)

6 A ben vedere i comportamenti ritenuti “sanzionabili” hanno come radice comune l’infrangere non tanto la giustizia quanto la volontà del singolo: ciò che rende malvagio ai nostri occhi un atto risulta essere il fatto che la vittima non consentisse all’atto stesso e non tanto che – consenso o no – alcuni comportamenti sono oggettivamente contro la dignità dell’essere umano, sia che li compia sia che li subisca

7 Su quest’ultima “frontiera” della genitorialità, volentieri rimando, per completezza documentale, all’articolo apparso recentemente sul portale dell’Unione Cristiani Cattolici Razionali (UCCR) che riporta il botta e risposta a distanza tra «Avvenire» e «Huffington Post» sul tema della “Generazione per Altri” (GpA, antilingua per “utero in affitto”): <http://www.uccronline.it/2013/08/12/le-famiglie-arcobaleno-promuovono-il-traffico-di-uteri-e-neonati/ > (Le Famiglie Arcobaleno promuovono il “regalo di neonati”, pubblicato da redazione su www.uccronline.it il 12 agosto 2013)

8 Una trattazione puntuale sulla concezione di Stato è presente in PALAZZANI L., Introduzione alla biogiuridica, Giappichelli, Torino 2002, in particolare il cap. II della Prima Parte, al quale volentieri rimando

(*) Leonardo M. Macrobio
Docente presso la Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio «Regina Apostolorum» di Roma
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