Yousafzay e Satyarthi i vincitori del Nobel per la pace

a cura di Lara Reale *
pubblicato il 10 ottobre 2014

“Per la loro lotta contro l’oppressione di bambini e giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”. Con questa motivazione, il Comitato per il Nobel norvegese ha assegnato il premio Nobel per la pace 2014 a Kailash Satyarthi e Malala Yousafzay. “I bambini devono andare a scuola, non essere sfruttati finanziariamente”, ha spiegato Thorbjorn Jagland, direttore del Comitato, annunciando il premio. “Nei Paesi poveri del mondo, il 60% della popolazione attuale ha meno di 25 anni di età. Un prerequisito per lo sviluppo globale pacifico è che i diritti di bambini e giovani siano rispettati. In particolare nelle zone di guerra, la violazione dei bambini porta alla continuazione della violenza di generazione in generazione”. Il riferimento, naturalmente, è all’Ucraina e al Medio Oriente, ma anche alla miriade di conflitti sanguinari e ancora irrisolti in Africa.

Se l’anno scorso il comitato aveva deciso di premiare gli sforzi per la proibizione delle armi chimiche, dunque, stavolta il focus si è spostato sui diritti dei più giovani. E, dopo due anni in cui il premio veniva attribuito a enti e organizzazioni (Opec e Unione Europea, rispettivamente premi Nobel 2013 e 2012), il Comitato è tornato a premiare l’impegno di singoli cittadini. I vincitori sono stati scelti, racconta il «New York Times», tra 278 candidati (tra cui 47 organizzazioni), il numero più alto dal 1901, anno di istituzione del premio. E la decisione sarebbe stata presa all’ultimo minuto e all’unanimità, come da tradizione. “Il comitato considera importantissimo che un indù e una musulmana, un indiano e una pakistana, si siano uniti in una lotta comune per l’istruzione e contro l’estremismo. È stato calcolato che ci sono 168 milioni di bambini lavoratori in tutto il mondo. Nel 2000, la cifra era più alta di 78 milioni. Ci stiamo avvicinando all’obiettivo di eliminare il lavoro minorile”.

Uno sguardo ai vincitori.

Satyarthi, classe 1954, è un attivista indiano per i diritti dei bambini. È stato premiato per “aver mostrato grande coraggio personale” nell’aver guidato dimostrazioni pacifiche contro lo sfruttamento dei bambini per ragioni economiche. La sua organizzazione, Bachpan Bachao Andolan (ovvero Movimento per salvare l’infanzia), fondata negli anni Ottanta, ha liberato oltre 80mila bambini e li ha aiutati nel reinserimento sociale, nella riabilitazione e nell’istruzione. Satyarthi ha lavorato con l’International Center on Child Labor and Education ed è membro dell’organizzazione Unesco per contrastare lo sfruttamento minorile. Attualmente vive a New Delhi, in India, con sua moglie e sua figlia. Oltre al Nobel, ha già ricevuto diverse onorificenze in tutto il mondo, tra cui un riconoscimento da parte del Senato italiano nel 2007.

Malala Yousafzai ha appena 17 anni, il che fa di lei la più giovane persona ad aver mai ricevuto il premio Nobel (prima di lei, il detentore del primato era Lawrence Bragg, Nobel per la fisica nel 1940 a 25 anni). È stata premiata per la sua “lotta eroica” per i diritti delle donne all’educazione. “Voglio diventare un medico, è il mio sogno”, raccontava nel 2009. “Ma mio padre dice che dovrò essere un politico”. A tredici anni, Malala aprì un blog, con l’aiuto della Bbc, in cui documentava le atrocità e le violenze degli estremisti islamici in Pakistan, volte in particolare a impedire a bambine e ragazze l’accesso allo studio. A settembre 2012, Malala fu vittima di un tentato omicidio da parte dei talebani, che aprirono il fuoco contro di lei mentre stava salendo sullo scuolabus. Fortunatamente, sopravvisse all’attentato e si trasferì in Inghilterra per evitare ulteriori rappresaglie. Da allora ha continuato più forte di prima con la sua battaglia, arrivando persino a parlare alle Nazioni Unite a New York.

Sandro Iannaccone

fonte: Wired

(*) Lara Reale
Giornalista Scientifica
Redazione Web Arcidiocesi di Torino
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