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118 Dicembre 2025
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AI e Medicina: La sfida della dignità umana Il ruolo dell'intelligenza artificiale, ma anche la centralità della relazione medico paziente

 
Invenzioni e scoperte alimentano da sempre le speranze. L’idea che i problemi della vita e della quotidianità possano essere risolti sfiorando un tasto, a mo’ di bacchetta magica, ci rincuora. E’ ciò che sta avvenendo con l’intelligenza artificiale. Scrivere un libro, predire il domani ma anche risolvere piccoli problemi di ordine pratico, accompagnano questa nuova forma di sapere e la caricano di grandi aspettative. Attese che si amplificano quando le criticità di cui si parla riguardano la salute. Diagnosi infallibili e terapie miracolose sono un “mantra” in grado di esorcizzare i limiti della Sanità e dei suoi operatori. L’unico vero giudice della verità sarà il tempo. L’auspicio, però, è che anche in futuro i pazienti potranno incontrare medici dal volto umano, che conoscano l’arte dell’ascolto e, magari, sappiano anche utilizzare l’Intelligenza artificiale.

Enrico Larghero


Si è svolto a Roma presso la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù nei giorni 10-12 novembre c.a. il congresso internazionale AI e Medicina. La sfida della dignità umana, organizzato dalla Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC) e della Pontificia Accademia per la Vita (PAV). Papa Leone XIV ha manifestato il suo interesse per l’iniziativa inviando ai partecipanti un messaggio e incontrandoli in Vaticano il 12 novembre a conclusione dei lavori. Nel suo messaggio, letto all’inizio del congresso, ha rimarcato che «stiamo vivendo un tempo di avanzamento tecnologico paragonabile, per certi aspetti, alla Rivoluzione Industriale, ma più pervasivo. Influenza profondamente il nostro modo di pensare, modificando la comprensione delle situazioni e la percezione di noi stessi e degli altri». Questo sviluppo tecnologico – ha ancora evidenziato il Pontefice – sta portando «benefici significativi all’umanità, in particolare nei campi della medicina e della salute», ma può diventare particolarmente pericoloso se posto a «servizio di ideologie antiumane» e se sono privilegiati solo «gli enormi interessi economici» in gioco. È sempre necessario, quindi, che sia garantita la dignità personale e una valida relazione medico-paziente perché «la professionalità medica richiede non solo competenze specifiche, ma anche la capacità di comunicare e di essere vicini agli altri». 

Durante il congresso si sono succedute quattro sezioni ricche di interventi di estremo interesse. Medici provenienti dall’Europa, dall’Asia e dall’America del Nord hanno esposto significative esperienze di applicazione dell’AI nell’ambito della diagnosi e della cura. João J. S. Pereira, docente di Filosofia della Medicina presso l’Università Cattolica Portoghese, ha anche fatto emergere alcune criticità. Ha soprattutto sottolineato il rischio che l’uso dell’AI possa indurre i medici ad adagiarsi sulle informazioni digitali rinunciando a perfezionare costantemente le loro conoscenze. Il giurista belga Yves Poullet, esperto nell’ambito dei diritti dell’informazione e delle tecnologie digitali, ha proposto di ricordare costantemente l’imperativo categorico kantiano che invita a trattare la persona sempre come fine e mai come mezzo e ha suggerito di rispettare l’autonomia del paziente richiedendo il consenso nel caso si voglia utilizzare i suoi dati clinici per la ricerca.

Queste indicazioni sono state riprese e approfondite dai successivi relatori. Di particolare interesse è stata la relazione di Laura Palazzani, docente di filosofia del diritto alla LUMSA di Roma e membro di comitati bioetici nazionali ed europei. Ha osservato che sussistono due orientamenti nel dibattito bioetico. Il primo è tecno-centrico. Suppone che la tecnologia debba procedere senza limiti perché l’uomo è ritenuto una macchina e ciò che conta è il miglioramento delle sue funzioni. Questa teoria, sostenuta insistentemente dalle correnti transumaniste, cozza contro l’orientamento umano-centrico che riconosce che la dignità umana ha la priorità sullo sviluppo dell’AI perché la tecnologia deve essere intesa come un mero supporto all’atto medico. Tale supporto, ha ricordato Francesco García Cuyàs, medico e direttore generale dell’Instituto de Diagnóstico por la Imagen de la Generalitat de Catalunya, può essere di grande aiuto nella teleassistenza che consente di monitorare a distanza l’andamento delle patologie conclamate e di avvisare il medico quando si avvertono nuove criticità. 

In linea con la precedente esperienza, Dominique J. Monlezun, medico statunitense, uno dei maggiori esperti mondiali di etica dell’intelligenza artificiale applicata alla salute, ha presentato una serie di piattaforme digitali multiculturali che permettono un accesso universale ai dati inseriti con lo scopo di proporre le migliori strategie mediche individuate nei centri dislocati in diverse aree del pianeta. Non poteva mancare la presentazione della nota vaticana Antiqua et Nova e di altri precedenti documenti ecclesiali in materia. Ha assolto questo compito Kerstin Schlögl-Flierl, docente di teologia morale ad Augsburg (Germania). La quarta ed ultima sessione ha ospitato una tavola rotonda partecipata da giovani medici che hanno dialogato sul rapporto AI e valori, sulle sfide etiche connesse allo sviluppo dell’AI, sulle sue applicazioni cliniche e sull’impatto che ha sul rapporto medico paziente. A seguire, gli ultimi due interventi hanno ulteriormente sottolineato l’importanza di dare priorità alla dignità del paziente e a definire i principi etici che devono governare l’apporto dell’AI alla medicina. Queste considerazioni sono infine state riprese dalla dichiarazione congiunta firmata dai presidenti della PAV e della FIAMC. Nel documento si ricorda che «alcune dimensioni profonde della cura dei pazienti non possono essere sostituite da procedure numeriche ottimizzate e da robot autonomi. Implicano gesti empatici, sguardi pieni di tenerezza e tempo donato». Si è inteso così ribadire la preziosità del contributo dell’AI, ma anche l’auspicio che rimanga centrale la relazione medico-paziente che nessuna procedura algoritmica potrà mai sostituire.

Giuseppe Zeppegno

© Bioetica News Torino, Dicembre 2025 - Riproduzione Vietata

Sugli stessi temi: Intelligenza artificiale, Magistero, Teologia Morale