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Aumenta il consumo di alcol occasionale e fuori dai pasti. Maggiore prevenzione e informazione sulla salute a minori e giovani Relazione del Ministero della Salute 2018 in materia di alcol e problemi correlati

25 Maggio 2019

Continua a crescere il diffondersi del consumo di bevande alcoliche occasionale e fuori dai pasti soprattutto da parte dei giovani e ragazzi.  Comportamenti  che si stanno consolidando e che purtroppo risultano essere  potenzialmente a rischio per la  salute  e anche  per la comunità stessa e la sicurezza sociale in relazione a  incidenti stradali, sul lavoro e a  violenze in generale.  È il quadro che emerge dalla Relazione annuale del Ministero della Salute 2018,  presentata il 29 aprile scorso al Parlamento,  della  situazione epidemiologica riguardo al consumo di bevande alcoliche e problematiche correlate in Italia,  aggiornata al 2017, dei tipi di trattamento per l’alcoldipendenza e dei servizi di assistenza.

 A distanza di un decennio, come rileva l’Istat, sono cambiate le abitudini degli Italiani. Si è passati dal 38,9%  (2007) al  44% (2017) di consumatori occasionali e  lontano dai pasti dal 25,6% al 29,2%. Rispetto all’anno precedente il consumo generale è aumentato dal 64,7% al 65,4%, evidenziando una crescita per il consumo occasionale che sale dal 43,3% al 44%,  abitudine acquisita anche nella fascia di età tra i 45-64enni e gli over 65. Tra le bevande  si osservano lievi cambiamenti. Dai 18 in su vi è una crescente preferenza  per bevande alcoliche  con o senza il consumo di vino e birra.

La fascia di età tra gli 11 e i 24 anni è quella su cui occorre porre maggiore attenzione perché evidenzia una diffusa abitudine, potenzialmente a rischio per la salute, di bere alcolici fuori dai pasti con una frequenza di almeno una volta alla settimana. Tali comportamenti si manifestano maggiormente tra i giovani dai 18 ai 24 anni e tra le abitudini emerge il binge drinking, fenomeno che colpisce  il 17% dei giovani di questa fascia di età. Un’influenza può essere dovuta anche ad abitudini familiari assunte dai genitori. Il fatto che già a partire dall’età di 11 anni e che tra gli 11 e i 17 anni il 18,4% assuma almeno un comportamento a rischio nel bere alcol, e tra i 16 e il 17 anni  sia già più che  diffuso il binge drinking dimostra la necessità di intervenire mediante iniziative di sensibilizzazione ed educative sugli effetti correlati all’alcol per  raggiungere soprattutto la fascia di età dei  ragazzi e  giovani dai 18 ai 24 anni. Considerando la raccomandazione dell’Oms sulla totale astensione fino ai 15 anni e  il divieto in Italia di somministrazione e vendita di alcolici ai  minorenni si ritiene un comportamento a rischio per la salute il consumo di una sola bevanda alcolica ad un minorenne. Tra le bevande la birra risulta essere quella preferita dai giovani mentre per  le ragazze gli  aperitivi alcolici (alcolpops).

Per gli anziani ultra 65enni che invece tendono a consumare bevande alcoliche durante i pasti − in ordine  vino,  birra –  il loro problema  è legato  alla riduzione della capacità di metabolizzare con l’avanzare dell’età. Sono infatti  più vulnerabili, tollerano meno gli effetti e assumono farmaci.  Possono ridurne il rischio, secondo le linee guida del ministero della Salute, della Larn (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia)  e della Società Italiana di Alcologia (SIA), se in stato di buona salute non superano il limite giornaliero di consumo pari a 1UA (12 grammi di alcol). Si è stimato nel 2017 2.773mila persone di 65 e più anni che hanno adottato almeno un comportamento a rischio per la loro salute, con una prevalenza del genere maschile rispetto a quello femminile (36,4% e 8,3%). Tra i loro comportamenti a rischio vi è l’eccedenza nel consumo abituale e talvolta il bere fuori dai pasti (34%).

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’alcol, al pari delle agenzie internazionali di salute pubblica quale sostanza tossica e cancerogena,  nel gruppo 1 (“sicuramente cancerogeno per l’uomo”).  Anche l’Italia come altri Paesi ha adottato nelle nuove linee guida la terminologia prudenziale di consumo  “a basso rischio” piuttosto che “moderato” o “consapevole” per far comprendere meglio la nocività degli effetti dell’alcol sulla salute e l’inesistenza di un rischio pari zero nel consumare bevande alcoliche.  Si intende un consumo a basso rischio corrispondente a  2 Unità Alcoliche per l’uomo adulto e 1 per la donna adulta e anziani di entrambi i sessi, rispettivamente 24 e 12 grammi. Oltre alla correlazione con il rischio di cancro viene evidenziato l’apporto calorico che va ad aggiungersi a quello degli altri alimenti.  Si è calcolato che ogni unità alcolica consumata corrisponde mediamente a 70kcal.

Effetti sulla salute. L’alcol è responsabile di circa 3,3 milioni di decessi all’anno e la fascia di età tra i 15 e i 49 anni è  quella più a rischio. I suoi effetti sulla salute  sono numerosi, si distinguono una trentina di categorie della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD10) e dei problemi sanitari correlati. Un uso continuo  di alcol in dosi eccessive produce  effetti simili a quelli delle sostanze psicotrope illegali che portano a dipendenza fisica e psichica, assuefazione, craving, compulsività ed altri disturbi del comportamento e causano anche danni a livello sociale.  Gli effetti alcol correlati riguardano più di 200 malattie dal cancro alle malattie cardiovascolari alle disfunzioni metaboliche. È causa principale di malattie  totalmente alcol correlate, tra le quale la cirrosi epatica alcolica, gastrite alcolica, sindromi psicotiche indotte da alcol, polineuropatia alcolica, pancreatite cronica indotta da alcol, e  concomitante di differenti patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche, immunologiche e dell’apparato scheletrico, di  infertilità, problemi prenatali e di cancro, compreso quello della mammella.  Viene anche precisato  benché siano riconosciuti scientificamente effetti protettivi  riguardo al consumo sporadico di piccole quantità di alcol sulle cardiopatie coronariche, ictus ischemico e diabete, quelli nocivi  superano però di gran lunga. Le conseguenze del bere si riversano anche nella società come ad esempio sui rapporti familiari e di lavoro che si deteriorano, in manifestazioni di  atti di vandalismo e di violenza, in eventi gravi come incidenti ed omicidi, nella spesa sanitaria.

Tra i Paesi della Regione Europea dell’Oms l’Italia ha una posizione tra le più basse nella classificazione delle percentualità di mortalità alcol correlata rispetto alla mortalità totale. Il numero più elevato di decessi si registra nei Paesi dell’Europa Orientale.  Nel mondo tra le morti correlate  all’alcol  risultano soprattutto dovute a patologie cardiovascolari, infortuni, patologie gastrointestinali (cirrosi epatica) e tumori. In Italia i dati sui decessi dovuti totalmente all’alcol, forniti dall’Istat ed elaborati dall’ISS, si riferiscono al 2015: 1240 persone di età superiore ai 15 anni e le patologie causanti il maggior numero di decessi sono le epatopatie alcoliche e sindromi psicotiche indotte da alcol. A livello regionale vi sono differenze territoriali alquanto elevate. Sempre nel 2015 si registra la mortalità nella Provincia Autonoma di Bolzano per entrambi i generi , poi in Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Lazio per gli uomini, Ligura e Veneto per le donne. In fondo con valori inferiori alla media nazionale la Sicilia per entrambi i generi e  la Campania, l’Umbria e la Toscana  per gli uomini.

Monitoraggio. Per tutto ciò è dunque importante, come richiama la Relazione ministeriale, effettuare un monitoraggio incentrato sul consumo abituale eccedentario, dei comportamenti occasionali che possono causare un danno immediato alla salute come il bere lontano dai pasti o il binge drinking − consumo occasione di quantità pari in media a 60 grammi di alcol, 5-6 unità alcoliche (1 UA=12 grammi di alcol puro.  Nel consumo fuori pasto  è infatti emersa una prevalenza per la classe di età tra gli 11 e i 15 anni che raggiunge il picco tra i 18 e i 44 anni.  Il consiglio è di non superare in modo abituale quantità di minor rischio (lower risk drinking)  1 UA pari a 12 grammi mentre per le persone sotto i 18 anni il consumo va evitato per motivi di salute e per il divieto di legge; per le donne e gli anziani ultra 65enni il consumo giornaliero corrisponde ad 1 UA.

Il profilo dei consumatori del binge drinking. Una tendenza che è arrivata nell’area mediterranea dell’Europa dai Paesi dell’Europa del Nord, diffusa prevalentemente tra i giovani, e  consiste in un “consumo eccessivo  episodico”. Si svolge in un lasso di tempo breve mediante il consumo di bevande di qualsiasi tipo concentrato in un’unica occasione. In Italia corrisponde a 6 bicchieri di tali bevande − un bicchiere = 12 grammi di alcol puro. È stato attivato un programma triennale  2014-2016 dai  Paesi europei dell’area mediterranea per contrastare il consumo eccessivo di bevande alcoliche fra i giovani e ridurre il fenomeno del binge drinking .  Tra priorità strategiche individuate per contrastare il binge drinking  vi sono   la riduzione dell’accessibilità e disponibilità di bevande alcoliche, all’esposizione pubblicitaria e di marketing, dei danni causati dall’assunzione durante la gravidanza, l’attività di ricerca e monitoraggio.  In Italia è  un fenomeno, come si è detto, diffuso tra gli adolescenti, sia maschi sia femmine, raggiunge il picco tra i 18 e i 24 anni.

Non si può dire che esistano livelli “sicuri” di consumo proprio in virtù delle evidenze scientifiche. Per un monitoraggio del consumo a rischio  secondo le linee fornite dall’ Istituto Superiore di Sanità (ISS) sulle indicazioni dell’OMS e della SIA (Società Italiana di Alcologia) si considera un indicatore che esprime una combinazione di due comportamenti principali a rischio: il consumo abituale eccedentario e quello occasionale come binge drinking.  Il livello di consumo zero corrisponde a quello di non rischio per le persone di età inferiore ai 18 anni e a rischio i minorenni con il consumo di una bevanda alcolica.  Come si è già detto, la fascia più a rischio è  quella dei 16-17 anni che non dovrebbero consumare bevande alcoliche e dei “giovani anziani”. Proprio per «una carente conoscenza o consapevolezza dei rischi» circa 700mila minorenni e 2milioni700mila ultra settantacinquenni sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate, «persone che non sono identificate precocemente e che andrebbe sensibilizzate sul loro consumo non conforme alle raccomandazioni di sanità pubblica». Fra i generi, la prevalenza di consumatori a rischio di sesso maschile è superiore a quello delle donne per le classi di età.

Alcoldipendenza. Non vi sono dati ufficiali sul numero  ma si possono tenere in considerazione le persone  in trattamento presso i servizi alcologici pubblici, le persone e le famiglie  che frequentano  a scopo riabilitativo i gruppi di mutuo aiuto o le associazioni no profit che operano in collaborazione con gli stessi servizi pubblici o in modo autonomo.  Nei servizi pubblici nel 2017 sono stati presi in carico 67.975 soggetti.  Il 75% dei soggetti  ha un’età che si aggira tra i 30 e i 59 anni. Si osserva che i nuovi utenti (27,1%) sono più giovani di quelli già in carico o rientrati; molti (13,2%) infatti  hanno meno di 30 anni. Tra le abitudini sul tipo di bevanda consumata, in ordine, abbiamo vino, birra, superalcolici, aperitivi e digestivi. Si sono tenuti trattamenti di tipo medico-farmacologico in regime ambulatoriale (30%) poi di counseling al soggetto o alla famiglia (24%) e inserimenti  in gruppi di auto/mutuo aiuto (4,8%). La scelta dei  trattamenti di tipo socio-riabilitativo è stata del 16%  mentre quella presso una comunità residenziale o semiresidenziale solo il 2,9% degli alcoldipendenti. I trattamenti psicoterapeutici sono stati attivati per il 12,8% dei pazienti. Il ricovero ha riguardato il 4% presso istituti pubblici e in case di cura private convenzionate motivata principalmente dalla sindrome di dipendenza da alcol.

In Pronto Soccorso gli accessi con almeno una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol sono stati nel 2017 circa 39mila, la maggior parte maschi (70%), di cittadinanza italiana (76%) e con un’attribuzione di codice verde per triage medico al 64%. Un 76% esita in domicilio mentre il 13,5% viene ricoverato. Le diagnosi principali variano da abuso di alcol, non specificato, a abuso di alcol episodico a effetti tossici dell’alcol etilico a intossicazione acuta da alcol etc. Le persone vi giungono per più della metà con il 118 mentre il 30% con mezzi propri e in elicottero 118 (0,3%).

Incidenti stradali alcol correlati.  In Italia nel 2017  l’Istat riporta 174.933 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno lasciato 3.378 vittime e 246.750 feriti. In media si calcola che al giorno nell’anno si sono verificati 479 incidenti stradali con lesioni a persone in cui sono morte 9 persone e rimasti ferite  676. Pur diminuendo gli incidenti dello 0,5% rispetto al 2016 il numero delle vittime purtroppo cresce del 2,9%.  Tra i comportamenti errati di guida nel 2017 risultano quali prime tre cause di incidente  la distrazione, il mancato rispetto delle regole di precedenza o del semaforo e la velocità troppo elevata.  Considerando anche le violazioni del Codice della Strada contestate dalla Polizia Stradale, Arma dei Carabinieri e Polizie locali per un quadro più completo, tra le infrazioni  principali si confermano  il superamento di velocità (art. 142), l’inosservanza del rispetto della segnaletica (art. 146), il mancato uso di cinture di sicurezza e sistema di ritenuta per i bambini (art. 172), il mancato uso di lenti e improprio di telefoni cellulari o cuffie (art. 173). Aumentano anche le sanzioni ai ciclisti (art.182) e ai pedoni (art. 190) per comportamenti errati. C’è un aumento delle sanzioni per guida in stato di ebbrezza alcolica (artt. 186 e 186 bis) e per guida sotto l’influenza di
sostanze stupefacenti (art. 187). Multati per guida in stato di ebbrezza sono soprattutto i giovani conducenti di autovetture tra i 25 e i 32 anni durante l’orario notturno, in cui si sono registrate l’80% delle sanzioni.

La violazione al Codice della Strada per guida sotto influenza di alcol riguarda gli articoli 186 e 186 bis, con pene diverse a seconda della gravità: da una sanzione amministrativa per tasso alcolemico tra 0,5 e 0,8 g/l (anche tra 0 e 0,5g/l per 186 bis) e un procedimento penale oltre alla sanzione amministrativa, per tasso alcolemico tra 0,8g/l e oltre 1,5g/l. Se si supera il 1,5g/l si incorre nella sospensione della patente fino all’esito della visita medica.
Dai dati forniti dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia Stradale sulle infrazioni per guida sotto l’influenza di alcol e sotto l’effetto di stupefacenti contestate nel 2017 si sono verificati 4575 incidenti stradali in cui almeno uno dei due conducenti dei veicoli coinvolti era in stato di ebbrezza e 1690 sotto l’effetto di stupefacenti, su un totale di 58.853 incidenti. Il 7,8% degli incidenti è correlato all’alcol, mentre il 2,9% all’uso di droga. Un aumento rispetto al 2015, rispettivamente 7,6% e 2,3%, dai dati forniti dall’Arma dei Carabinieri.

Redazione Bioetica News Torino