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Come possono medici di famiglia e pediatri contribuire a “frenarne la diffusione”? Omceo di Torino ha preparato una breve guida dal documento del Ministero della Salute su chiarimenti su diagnostica e criteri per i test

27 Ottobre 2020

Datato 22 ottobre, in previsione di «una saturazione nelle prossime settimane degli ospedali e dei letti di terapia intensiva» è il documento che l’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Torino ha preparato per medici di famiglia e pediatri di libera scelta per contribuire a contenere la crescita di diffusione virale con chiarimenti per la diagnostica di Sars-CoV-2 e determinati criteri di scelta dei testi. Si tratta di una mini-guida estrapolata dalla nota tecnica ad interim del Ministero della Salute, intitolata Test di laboratorio per Sars-CoV-2 e loro uso in sanità pubblica, aggiornata al 16 ottobre 2020, in linea con le indicazioni riportate dall’Organizzazione mondiale della Salute.

La mini-guida contiene due aspetti prioritari:

  1. Il rispetto delle norme di distanziamento tra medici ed assistiti. Poi informare da un lato i giovani assistiti, che rappresentano insieme ai giovani adulti una fascia di età critica nel trasmettere il virus verso i loro genitori e nonni, sui loro comportamenti a rischio di trasmissione, e dall’altro gli anziani assistiti sul mantenere alta la guardia dal rischio di contagio. Infatti la maggior parte dei casi insorgono proprio nella rete intra-familiare.
  2. L’identificazione tempestiva dei casi infetti, incluso gli asintomatici, è importante; pertanto i tamponi molecolari, che hanno una qualità diagnostica migliore vanno effettuati al più presto nei casi con sintomi mentre nelle altre situazioni si ricorre all’accertamento rapido eseguito con i test antigenici con una risposta entro 15 minuti.

Sia il tampone molecolare che il test rapido possono essere richieste direttamente dai medici di medicina generale (Mmg) e dai Pediatri di libera scelta nella piattaforma regionale senza più avere la validazione del Aisp.

Quando è bene utilizzare l’uno (tampone molecolare) o l’altro (test rapido)?

Possono richiederli direttamente, senza avere la validazione del Sisp, accedendo alla piattaforma regionale secondo le raccomandazioni della Task Force Reginale e del Dirmei, seguendo le seguenti indicazioni:

  • la richiesta dei test va fatta solo per pazienti sintomatici sospetti per Covid-19 e nei contatti stretti di un caso positivo dopo aver compilato la scheda sintomatologica sulla piattaforma CSI. Se si è attivata l’USCA i testi possono essere fatti direttamente da tali operatori.
  • la prescrizione di tampone molecolare per pazienti sintomatici con sintomi specifici da Covid-19.
  • il test rapido antigenico va utilizzato come test di primo livello per i sospetti con sintomi non chiari da Covid tenendo conto degli elementi nosologici dell’Accordo Integrativo Regionale Covid (Air- Covid). Se l’esame risulta positivo si procede con l’isolamento immediato ed esecuzione del tamponamento molecolare. Con positività a quest’ultimo si passa alla quarantena. Invece se il test antigenico risulterà negativo l’assistito sarà libero di riprendere la normale attività.
  • Anche dove possibile nei contatti si consiglia l’uso del test rapido antigenico come esame di primo livello. Se l’esame risulta positivo si procede con l’isolamento immediato ed esecuzione del tamponamento molecolare. Con positività a quest’ultimo si passa alla quarantena. Invece se il test antigenico risulterà negativo l’assistito sarà libero di riprendere la normale attività.

Infine, per il paziente sospetto è il Medico di assistenza primaria, secondo l’Accordo integrativo regionale Covid, che ne dispone l’isolamento fiduciario ed identifica i contatti stretti, mediante la piattaforma Csi, predisponendoli all’isolamento.

Come poter distinguere le situazioni “più sospette”?

Dinanzi a sindromi lievi si devono considerare alcuni segnali per non rischiare di eccedere con i tamponi da un lato per indizi lievi come la febbre 37.5 o un po’ di tosse, o di tralasciare molti casi pauci-sintomatici segnalando solo poche persone con sintomi significativi. In base ad alcuni studi si può, afferma il documento, distinguere in un certo sintomo o segno una maggiore probabilità di presenza virale infettiva da Covid-2, stabilendo tre categorie:

  • pazienti che sono affetti probabilmente da Covid-19 e richiedono il tampone molecolare. Un sintomo patognomonico – che dà la diagnosi quasi certa – è l’anosmia-disgeusia, presente nel 50% circa dei pazienti positivi e assente nel 97% dei pazienti negativi. Sono correlati con il Covid-19 nei primi giorni di malattia oltre a tosse sono: dolore muscolare, malessere generale, cefalea, febbre, astenia. Dispnea e fiato corso sono elementi significativi man mano che la malattia diventa sempre più severa. Per una segnalazione il medico deve tener conto anche di informazioni anamnestiche riguardo alla probabilità che la persona ha di essere contagiata (per la professione a rischio, per i contatti con soggetti positivi…) e al rischio individuale legato all’età, alle co-morbidità. Poi da un’anamnesi accurata il Mmg prescrive il test deve basarsi su sintomi e segni specifici di Covid-19 e con maggiore probabilità, come la triade anosmia-ageusia febbre e tosse persistente.
  • non vi è presenza di anosmia-ageusia febbre e tosse persistente. Da un’anamnesi positiva per i fattori di rischio come la co-morbidità insieme ad una valutazione meno predittiva di sintomi il medico deve effettuare il test antigenico.
  • esclusione da Covid-19 per la presenza di un solo sintomo o sintomi specifici senza fattori di rischio come la comorbidità. Il medico può non prescrivere alcun test.

Redazione Bioetica News Torino