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Cosa possono fare i genitori per aiutare i bambini ad avere una sana abitudine alimentare e accorgersi dei sintomi “sentinella”

30 Aprile 2021

Apprendere dai genitori un comportamento alimentare sano quando si è piccoli favorisce la loro crescita. Ma come possono comportarsi i genitori dinanzi ai loro capricci a cui si tende di solito a dare un dolcetto, una caramella? E quando nell’età adolescenziale alcuni comportamenti alimentari adottati dai figli possono essere motivo di attenzione tale da parlare con il pediatra prima che diventi un vero e proprio disturbo? I medici specialisti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma danno alcuni consigli al riguardo ai genitori in un articolo della loro nuova rivista telematica A scuola di salute, dedicata al benessere psicologico nel numero di marzo -aprile 2021, a cura di F. Gesualdo.

Realizzata per i genitori, la rivista usa un linguaggio semplice, una comunicazione chiara proprio nell’intento di «formare ed educare i genitori affinché siano correttamente informati» per poter portare all’attenzione del pediatra o dello specialista sintomi che possono rappresentare dei campanelli di allarme. Infatti Teresa Capitello responsabile di psicologia clinica presso il Bambino Gesù spiega: «È compito degli specialisti dell’età pediatrica, in particolare di pediatri e psicologi, aiutare le famiglie ad affrontare le sfide della crescita, suggerendo stili di vita sani e aiutando i genitori a distinguere quelli che sono normali passaggi dello sviluppo da quei sintomi che possono invece rappresentare dei campanelli d’allarme».

Quello che importa è «aiutare i bambini e i ragazzi a riconoscere le loro emozioni e ad esprimerle attraverso canali diversi dal cibo», afferma la psicologa Chiara Carducci del Bambino Gesù.

La consapevolezza nel bambino del cibo che mangia

I bambini quando sono stanchi, annoiati o arrabbiati cominciano di solito a fare i capricci o i lamenti e il genitore per distrarli dà del cibo. Tale associazione espressione di un certo disagio e offerta di cibo può venire appresa dai bambini nel tempo che ricorreranno al cibo ogni volta che si trovano annoiati, tristi, arrabbiati o ad avere paura. Chiara Carducci del Bambino Gesù spiega: «Se il bambino chiede sempre da mangiare malgrado la sua alimentazione sia adeguata, è possibile che usi il cibo per regolare le emozioni». Ciò comporterà ad avere un’abitudine alimentare sregolata, non imparerà a gustare il cibo mandando giù quel che gli viene dato senza percepirne odori, gusto, colori.

Così anche quando il cibo è oggetto di contrattazione dinanzi ad un comportamento, buono con un premio, ad esempio un dolce, e cattivo con una punizione ad esempio senza dolce per non aver finito di mangiare quello che ha nel piatto o la verdura. Nella crescita il bambino potrebbe correre il rischio di avere una alimentazione disordinata, «se il bambino o l’adolescente impara che cambiare scelte alimentari gli consente di ottenere qualcosa (attenzione, libertà, riconoscenza) sarà portato ad esprimere le difficoltà attraverso l’alimentazione», afferma la psicologa Carducci.

Non lo aiuta certo a capire quello che sta mangiando e se è sazio quando è distratto dalla tv o dal cellulare o tablet mentre mangia.

Crescendo sviluppano dei gusti propri e tipo di cibi. Seppure per brevi periodi la selettività alimentare o l’inappetenza possono essere normali vi è un campanello d’allarme quando il bambino si concentra per lungo tempo solo su pochi alimenti o solo di un certo colore o forma o consistenza allora, come spiega la dottoressa, può essere indice di un comportamento oppositivo (cioè ribelle nei confronti dei genitori), della paura di cose nuove (come i cibi diversi) oppure di un comportamento troppo rigido e ripetitivo.

L’età adolescenziale: quando accorgersi del cibo come espressione di emozioni?

Il corpo può diventare negli adolescenti uno strumento per manifestare i loro pensieri, le loro idee e la loro alimentazione può modificarsi per seguire le richieste del gruppo di amici o per adeguare il suo corpo agli standard della società o veicolare messaggi di gusti, credenze.

«Le modifiche dell’alimentazione in questa fascia di età sono molto delicate e vanno riportate al pediatra per evitare che un disordine passeggero dell’alimentazione si trasformi in un vero e proprio disturbo del comportamento alimentare», afferma la dottoressa Carducci. Le abbuffate, spiega, quando si ha una alimentazione adeguata, esprimono un disagio emotivo, un problema con la famiglia o a scuola o difficoltà di autostima.

redazione Bioetica News Torino