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124 Luglio - Agosto 2026
Bioetica News Torino Luglio-Agosto 2026

Custodire l’umano nell’era dell’IA

Si conclude con il contributo di Don Alberto Piola, Professore di Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica di Torino, la riflessione bioetica intorno a MAGNIFICA HUMANITAS. Non è ovviamente un lavoro concluso, ma un “work in progress”, in quanto il Documento affronta una molteplicità di tematiche che richiedono ulteriori approfondimenti multidisciplinari. Tuttavia, da una prima analisi, emergono dei punti fermi, ovvero, in primis che lo scorrere inevitabile della Storia non depaupera la forza e l’attualità del messaggio cristiano. Infatti, ora più che mai, anche nel tempo della rivoluzione digitale, questa magnifica umanità ha un bisogno inesauribile di fede, di credere in qualcosa e in qualcuno in grado di dare speranza per un futuro migliore. L’Intelligenza Artificiale è un’opportunità, uno strumento che può essere posto al servizio dell’umanità, soltanto se sarà in grado di avvicinare e non dividere, di creare ponti e non innalzare muri. Per arginare dai rischi di una cultura tecno-scientifica, talvolta divisiva, segnata dalla potenza, dal danno e dall’emarginazione sociale, Papa Leone riposiziona, quale vertice della Creazione, la persona con la sua dignità, i suoi diritti ed i suoi doveri. Il Vangelo della Vita, declinato anche nei principi di solidarietà, sussidiarietà e bene comune, prospetta un orizzonte di amore e di giustizia universale ed apre verso l’umanesimo integrale.

Enrico Larghero


Parlando di ciò che l’aveva colpita di più durante l’incontro di fine giugno tra il Papa e un gruppo internazionale di scrittori, la scrittrice statunitense Marylinne Robinson ha detto che Leone XIV «ha parlato a noi scrittori nel contesto dell’incessante intervento nelle nostre vite dell’Intelligenza Artificiale, che è la vera apoteosi dell’essere senza anima».

Affermare che l’IA sia un «essere senza anima» da un lato dice una cosa ovvia (stiamo parlando di macchine, non di persone umane), ma dall’altro ricorda una verità non scontata nel nostro tempo. La Magnifica humanitas è una enciclica – così dice il suo titolo – «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale».

Noi custodiamo qualcosa che ci è dato e non è nostro, riconoscendolo come importante e prezioso, e proprio per questo degno di essere custodito. Possiamo custodire in cassaforte un gioiello prezioso, custodire un gesto di affetto ricevuto, custodire la casa comune (come ci ha insegnato a dire papa Francesco), custodire un oggetto che è appartenuto ai nostri genitori. L’atteggiamento della custodia ci fa riconoscere che davanti a noi c’è qualcosa di importante, di fronte al quale ci mettiamo in atteggiamento di servizio.

Leone XIV fa allargare il discorso sulla custodia, sostenendo che anche la persona umana – proprio quella creata ad immagine somigliante di Dio, quella che l’anima la possiede – sia da custodire. E perché è da custodire? Il titolo dell’enciclica lo dice in modo evocativo: perché è «magnifica». Un aggettivo di solito non abbinato all’uomo, che sembra essere fin troppo vago (o troppo ottimista, se pensiamo alla realtà delle nostre vite, di rado definibili come magnifiche). Il Papa non definisce esattamente il significato di questo aggettivo, pur abbinandolo ad altre parole molto significative (al n. 126 dice che la nostra umanità è magnifica e ferita, al n. 1 dice che il punto di riferimento è la magnifica umanità in Gesù Cristo, ai nn. 15 e 90 ricorda che questa magnifica umanità ci è stata data in dono). Ci lascia questo aggettivo come una provocazione a pensare, a dirci cioè i motivi per cui l’umanità che abbiamo ricevuto da Dio sia così magnifica, da meritare di essere custodita.

Potremmo prendere una pista di riflessione da san Tommaso d’Aquino (cfr. Summa theologiae II-II, q. 134, s.c.), che – riflettendo sulla virtù della magnificenza – sostiene che essa riguarda la virtù di Dio, la cui magnificenza e potenza sono sopra le nubi secondo il salmo 68(67),35. Quindi quando parliamo di qualcosa che è magnifico noi parliamo di qualcosa che è in diretto rapporto con Dio, l’unico che è veramente magnifico. La magnificenza della persona umana nasce proprio qui: perché Dio ha creato l’uomo a sua immagine e secondo la sua somiglianza (cfr. Gn 1,26-27) e quindi la persona umana riflette qualcosa di quel magnifico che è Dio stesso.

Parlare di umanità magnifica in senso cristiano non è quindi espressione di un ingenuo ottimismo che non sa vedere le fatiche e i limiti della nostra vita né espressione di stampo prometeico per dire che con i nostri sforzi riusciamo a raggiungere un magnifico livello di qualità della vita. L’umanità è magnifica perché creata da Dio e in relazione con Lui, perché Gesù Cristo si è fatto uno di noi e si è unito in certo modo ad ogni uomo (cfr. Gaudium et spes 22).

Proprio per questo c’è un tesoro da custodire e la Magnifica humanitas invita a «rimanere umani». È un’espressione che potrebbe sembrare minimalista, come se rifiutassimo di poter salire più in alto di quello che siamo (e l’IA sembra appunto prometterci di poter diventare più-che-umani). In realtà è un invito a guardare al grande dono che abbiamo ricevuto: «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore» (n. 15). 

Siamo molto più che macchine e, prima di stupirci dei progressi resi possibili dall’IA, dovremmo stupirci di quanto siamo pieni di uno splendore che è una traccia della magnificenza di Dio. Proprio per questo l’antropologia cristiana, specie di fronte ai grandi interessi economici generati dall’IA, con profezia ricorda la superiorità della persona umana sulle macchine. «Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato» (n. 233). È il volto del Cristo, il più bello tra i figli dell’uomo (cfr. Salmo 45[44],3), che attrae verso il compimento ultimo in Dio, inserendo nella storia un movimento ascensionale che è molto più profondo della crescita del potere computazionale delle macchine. 

Alberto Piola

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