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Studio del funzionamento neuronale del cervello: prospettive di cura e ripristino funzioni neuronali

20 Ottobre 2021

Gli sviluppi della tecnologia nelle neuroscienze aprono da alcuni anni nuove prospettive nel campo della biomedicina applicata alla neurologia, accrescono da un lato le conoscenze della struttura e dei meccanismi del sistema nervoso, in particolare del cervello, e dei comportamenti della mente umana e dall’altro per la cura di malattie neurodegenerative e dei disturbi psichiatrici e il ripristino di funzioni neurologiche.

Sul piano di pratica clinica è di avanguardia, ad esempio, la neurochirurgia funzionale che consente di migliorare la qualità di vita di persone affette da malattie gravemente invalidanti del sistema nervoso centrale e periferico, dovuto ad un alterato funzionamento dei circuiti neuronali, come Parkinson, distonie, epilessia, quando dai farmaci non si hanno più risposte, ripristinando funzioni e circuiti neuronali con interventi che sono prevalentemente di stimolazione.

Sulla base, tuttora sperimentale animale, dello studio dell’attività cerebrale dei topi mediante l’approccio con la optogenetica, combinando insieme le tecniche più innovative della genetica e dell’ottica, si prospetta in futuro di poter alleviare negli esseri umani il dolore cronico, attivando o disattivando un circuito cerebrale desiderato con fasci di luce su specifici neuroni; scoperta che desta attesa ma anche come per tutte le scoperte tecnologiche anche una seria valutazione dei risvolti etici nelle sue applicazioni.

In un ampio studio australiano ricercatori dell’Istituto di Ricerca medica Queensland Berghofer (Qimr) di Brisbane, hanno osservato, da un’analisi di 18 studi di coorte internazionale su neuro immagini di risonanza magnetica cerebrale eseguite su pazienti, distinti in categorie tra coloro che sono affetti da depressione, alcuni dei quali hanno tentato il suicidio, e coloro che non soffrono tale patologia, confrontando i loro dati clinici, che c’è un «nuovo collegamento tra la struttura cerebrale e il rischio di un tentato suicidio da parte di persone depresse».

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Psichological Psychiatry, il 20 marzo 2021, intitolata Brain Correlate of suicide. Participants across 18 international cohorts. I partecipanti in tutto sono stati 18.925 di cui 12.477 soggetti sani sotto controllo e 6.448 con depressione, di cui 694 hanno tentato il suicidio. Provengono da quattro continenti, Europa, Nord America, Australia e Asia. L’utilizzo di un campione a grande scala da esaminare, rispetto a studi di coorte più piccoli, costituisce per i ricercatori «un’evidenza statistica sostenuta del ruolo strutturale del cervello nel comportamento suicida». Si è comparato tra quanti hanno provato a suicidarsi e quanti sono sotto controllo clinico per la depressione ma non hanno tentato alcun suicidio, da un lato, e i soggetti sani esaminati dall’altra, la mappatura dell’area di superficie, lo spessore corticale regionale e le misure dei volumi subcorticali, ventricolari laterali e intracranici.

I ricercatori hanno identificato 25 regioni di interesse con differenze statisticamente significative tra gruppi. I pazienti che hanno tentato il suicidio mostrano volumi più piccoli del talamo destro e sinistro, del pallido destro e dell’area superficiale del lobo parietale inferiore sinistro. C’è un coinvolgimento del talamo che si pensava fosse una rete passiva nel cervello e del pallido che è una regione attiva. Questa ricerca può aprire la via con ulteriori studi dei comportamenti suicidari alla comprensione di quanto avviene a livello neurobiologico quando insorge il rischio di un tentativo di suicidio.

Non si conoscono ancora le cause che generano tali piccoli cambiamenti strutturali. Il dr. Miguel Renterìa, del gruppo di lavoro di epidemiologia genetica in una nota dell’Istituto di Ricerca medica Queensland Berghofer, ha spiegato che «non è stata trovata alcuna differenza di misure tra i due gruppi con nessuna storia di tentato suicidio» sottolineando l’importanza della ricerca per individuare strategie efficaci e mirate di prevenzione e di intervento e nei trattamenti futuri.



Per approfondire l’argomento delle neuroscienze, puoi leggere alcuni articoli che indagano gli aspetti del libero arbitrio e della responsabilità nello speciale dedicato di Bioetica News Torino, settembre-ottobre 2017, con gli interventi di Cesare Nosiglia, Giorgio Palestro, Riccardo Torta, p. Alberto Carrara

https://www.bioeticanews.it/numero/42-speciale-neuroscienze-quale-spazio-per-la-liberta-e-responsabilitapeciale-neuroscienze-anno-vi-n-6-settembre-ottobre-2017/

(aggiornamento 20 ottobre 2021, ore 23)

CCBYSA

redazione Bioetica News Torino