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Dall’Università di Cambridge una scoperta che potrebbe in futuro aiutare nella cura del glaucoma

10 Novembre 2020

Potrebbe aprire una speranza la terapia genica nel trattamento del glaucoma effettuata in laboratorio e in fase di sperimentazione animale presso l’Università di Cambridge. Lo studio inglese condotto dai professori K. Martin e J. Fawcett del John van Geest Centre for Brain Repair del Dipartimento di Neuroscienze cliniche ha riscontrato l’effetto protettivo della Protrudina, un gene responsabile di questa proteina che quando ne viene aumentata la quantità o la sua attività nell’occhio e nel nervo ottico stimola la rigenerazione delle cellule nervose danneggiate e le protegge dalla morte cellulare.

Per la vista è importante un buon funzionamento del nervo ottico che trasporta al cervello un impulso elettrico generato dall’impatto della luce sulla retina che permette l’informazione visiva. Il glaucoma è una delle prime cause di cecità nel mondo. «Le cause del glaucoma non sono del tutto comprese, tuttavia la ricerca più recente si concentra nell’identificare nuovi trattamenti per prevenire la morte dei neuroni nella retina come pure nell’intento di riparare la perdita visiva rigenerando le fibre nervose attraverso il nervo ottico», afferma Veselina Petrova del Dipartimento di neuroscienze cliniche dell’Università di Cambridge»; è la prima Autrice dello studio, accessibile al pubblico, pubblicato sulla rivista «Nature Communications», Protudin functions from the endoplasmic reticulum to support axon regeneration in the adult CNS (5 nove 2020). Petrova spiega che nel glaucoma il nervo ottico che collega l’occhio al cervello ha un progressivo danneggiamento, spesso associato ad un’elevata pressione oculare. Se non viene diagnosticata nella fase iniziale può portare alla perdita della vista. Nel Regno Unito grosso modo su 50 persone ultra quarantenni una su 10 di età superiore ai 75 anni è affetta da glaucoma.

La proteina protrudina che si trova nel reticolo endoplasmico all’interno delle cellule fornisce il i materiale per lo sviluppo e la rigenerazione neuronale nel sito danneggiato. Lo studio sperimentale ha utilizzato la retina oculare di un topo, immersa in una colturale cellulare su un vetrino per poter sviluppare le cellule nervose. Danneggiate dal laser le fibre nervose si è analizzata la risposta dopo l’avvenuta stimolazione della proteina protrudine nelle cellule nervose.

Questo tipo di studio mostra anche la possibilità che un aumento o una stimolazione della proteina protrudina possa essere impiegata per rigenerare il midollo spinale lesionato. Secondo i ricercatori si dovrebbe compiere ulteriori ricerche per vedere se potrà rivelarsi efficace nei trattamenti sulle persone.

Redazione Bioetica News Torino