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Giornata Mondiale del malato, la fraternità nell’amore dell’umanità al servizio del prossimo

12 Gennaio 2021

Abbiamo spesso sentito pronunciare il Santo Padre Francesco che è sulla dimensione umana che una società si misura, si presenta e si confronta. E lo ha ripetuto anche in questa occasione, per il messaggio su cui si rifletterà nella giornata mondiale dedicata al Malato, la 29ma dall’istituzione da parte del Papa Giovanni Paolo II nel 13 maggio 1992: «Una società è tanto più umana quanto più sa prendersi cura dei suoi membri fragili e sofferenti, e sa farlo con efficienza animata da amore fraterno. Tendiamo a questa meta e facciamo in modo che nessuno resti da solo, che nessuno si senta escluso e abbandonato».

Così scriveva nella Lettera Giovanni Paolo II indirizzata al cardinale Fiorenzo Angelini allora presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari:

[La Giornata Mondiale per il Malato] È nata con scopo manifesto di sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi; di aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza; a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria; a favorire l’impegno sempre più prezioso del volontariato; a richiamare l’importanza della formazione spirituale e morale degli operatori sanitari e, infine, a far meglio comprendere l’importanza dell’assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, nonché di quanti vivono ed operano accanto a chi soffre.

Essa continua ancor oggi, ogni anno nel porre l’attenzione su una tematica per la riflessione. Quest’anno la parola chiave è relazione tra chi cura e si prende cura, medici, infermieri, operatori sanitari, volontari, pastorali, e chi viene curata, accompagnata «in un percorso di guarigione, grazie a una relazione interpersonale di fiducia». Ci si impegna di dar vita ad un’alleanza terapeutica, fatta di fiducia l’uno verso l’altro, in cui al centro vi è la dignità del malato, la professionalità degli operatori sanitari è tutelata mentre le famiglie dei pazienti non sono lasciate al margine. Quel che scaturisce un rapporto fecondo relazionale è dato dalla carità sull’esempio di Cristo, «come dimostra la millenaria testimonianza di uomini e donne che si sono santificati nel servire gli infermi».

Papa Francesco spiega che il servizio è un gesto concreto orientato a sostegno del prossimo, a partire da chi è fragile nelle nostre famiglie per estendersi nella società e tra i popoli; in breve, una solidarietà fraterna. Tematica che trova spunto di riflessione e ispirazione per il tema di quest’anno, dal versetto evangelico di Matteo in cui afferma: «Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli» (Mt, 23, 8). Lì, spiega Papa Francesco «Gesù critica l’ipocrisia di coloro che dicono ma non fanno (cfr Mt 23,1-12). Quando si riduce la fede a sterili esercizi verbali, senza coinvolgersi nella storia e nelle necessità dell’altro, allora viene meno la coerenza tra il credo professato e il vissuto reale. Il rischio è grave; per questo Gesù usa espressioni forti, per mettere in guardia dal pericolo di scivolare nell’idolatria di sé stessi». L’ipocrisia non possa prosperare; un monito da Gesù che propone un modello del tutto opposto capace di sapersi fermare, dar ascolto, di intraprendere una relazione diretta e personale con l’altro, di provare empatia e commozione per l’altra persona, di lasciarsi coinvolgere dalla sua sofferenza per farsi carico nel servizio (Lc 10,30-35).

Durante la pandemia vi è stata «una schiera silenziosa di uomini e donne che hanno scelto di guardare quei volti [malati, fragili, sofferenti ma anche esclusi, ignorati, come le vittime di ingiustizie sociali], facendosi carico delle ferite di pazienti che sentivano prossimi in virtù della comune appartenenza alla famiglia umana», ricordando la dedizione e generosità di molte persone dagli operatori sanitari, sociosanitari ai volontari ai sacerdoti ai religiosi e altri. Altrettanto però sono trapelate in modo chiaro «le tante inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell’assistenza alle persone malate. Agli anziani, ai più deboli e vulnerabili non sempre è garantito l’accesso alle cure, e non sempre lo è in maniera equa».  La salute è un bene comune primario e dunque si deve guardare ad essa, dinanzi alle criticità osservate, come suggerisce papa Francesco, con oculate scelte politiche, una capace amministrazione delle risorse e un impegno da parte di chi riveste ruoli di responsabilità, con investimenti nelle risorse per la cura e l’assistenza.

redazione Bioetica News Torino