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News dall'Italia

Il Garante della Privacy: Come gestire i dati sulla vaccinazione anti-Covid nell’ambiente lavorativo

19 Febbraio 2021

Nei rapporti di lavoro presso imprese, enti e amministrazioni pubbliche il Garante per la privacy chiarisce alcuni punti sul trattamento dei dati sensibili dei dipendenti riguardo alla vaccinazione anti-Covid-19.

Il datore di lavoro non è tenuto a chiedere informazioni sullo stato vaccinale o copia di documenti dell’avvenuta vaccinazione ai propri dipendenti e né può ricevere informazioni dal medico sui nominativi dei vaccinati. Non è consentito sia per le disposizioni sull’emergenza sanitaria che per la disciplina che tutela la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Anche se vi fosse espresso il consenso dall’altra parte la illiceità della condizione è data – spiega il Garante – «in ragione dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel contesto lavorativo». Può invece seguendo la normativa acquisire i giudizi di idoneità legati alla mansione specifica e le eventuali prescrizioni e o limitazioni (vedi art. 18 comma 1 lett. c) g) e bb) d.lgs n. 81/2008) e applicare le misure che vengono indicate dal medico «nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità alla mansione cui è adibito il lavoratore».

Al momento l’essere vaccinati contro il Covid-19 non è un requisito di accesso ai luoghi di lavoro e per lo svolgimento di determinate attività e mansioni e laddove vi sia un’esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro si applicano quelle “misure speciali di protezione” vigenti per il contesto sanitario (art. 279 dlgs 81/2008). È auspicata per il Garante una normativa nazionale che «eventualmente imponga la vaccinazione anti Covid-19 quale condizione per lo svolgimento di determinate professioni, attività lavorative e mansioni».

redazione Bioetica News Torino