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Il ruolo dei consultori va rispettato: Marina Casini presidente Movimento per la Vita Criticità alla circolare del Ministero su Ru 486

26 Agosto 2020

In fondo al cuore, un istinto materno mi portava già ad amare quella vita.
Ma non volevo rinunciare alla mia vita […]
Una sola parola di incoraggiamento mi avrebbe fatta scappare da quel luogo di morte

Daniela, MpV
a cura di G. Mussini, Donne in cerca di guai, Interlinea 2018 )

Un aborto, volontario nell’ambito della legge 194, non può mai essere una vittoria, lascia sempre un’amarezza dentro di sé, un vuoto di una vita, unica, diversa dalle altre, che per un motivo o l’altro, non è potuta ma che sarebbe potuta nascere e fare il suo ingresso nella comunità. Al concepito va posato lo sguardo, « a questo sguardo che il Mpv ha il compito di portare tutta la società collaborando con tutti coloro che vogliono andare nella stessa direzione», afferma la presidente del Movimento per la vita Marina Casini Bandini in risposta alla recente circolare del Ministero sulla RU 486, o aborto farmacologico. E aggiunge che «diventa sempre più urgente sollecitare i presidenti delle Regioni a che sia rispettato il ruolo dei consultori familiari affinché siano posti chiaramente, unicamente e inequivocabilmente a servizio della vita nascente e della maternità» (agensir.it, 25 agosto 2020).

L’articolo 1 della 194 recita: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».

E l’articolo 2 sui consultori riporta che «assistono la donna in stato di gravidanza: a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio»; al punto d «contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza» e che «sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita».

Al lavoro silenzioso e generoso proteso a trovare soluzioni alle tante difficoltà che una mamma può incontrare con la gravidanza, i Centro di Aiuto alla Vita, «per la loro più che quarantennale esperienza, possono essere un modello per il funzionamento dei consultori della vita nascente e della maternità», esprime con gratitudine verso i tanti volontari dei Centri Marina Casini.

Quella “forzatura” sui consultori, sia con la legge 194 che nell’attuale circolare per la somministrazione del farmaco abortivo Ru486, è, spiega la presidente Casini, «frutto esasperato di quella cultura radicale che già nella 194 ha reso ambiguo il servizio dei consultori a favore della vita […e ] per quanto toccati dalla logica abortista i consultori sono pensati nella stessa legge come luoghi dove l’aborto non si fa».

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Redazione Bioetica News Torino