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In Messico una sentenza della Suprema Corte di Giustizia che depenalizza l’aborto

08 Settembre 2021

Nello stato messicano di Coahuila, che si trova a nord, con la sentenza della Suprema Corte di Giustizia espressa martedì 7 settembre, approvata da 10 giudici presenti (su 11), l’aborto acquisirà il riconoscimento di legalità. Fino ad oggi in Messico viene consentito entro la dodicesima settimana nella Città del Messico e negli stati di Hidalgo, Oaxaca e Veracrux mentre altrove solo nei casi di stupro o di pericolo per lo stato di salute della madre. I giudici della Suprema Corte hanno annullato alcuni articoli del codice penale che proteggevano la vita nascente dal concepimento nello stato di Coahuila, ritenendo la legalizzazione dell’aborto una legittimità costituzionale che non dovrebbe essere punito penalmente. La notizia è data dall’agenzia di stampa Catholic News Agency.

La Conferenza episcopale messicana, di cui è atteso un pronunciamento, aveva voluto ricordare due giorni prima, in una nota per il pubblico firmata da Jesùs José Herrera Quiňones, vescovo della Nuevo Casas Grandes di Chihauhua e responsabile della pastorale episcopale della Vita, che «la dignità umana e i diritti fondamentali non sono una questione di votazione ma di riconoscimento e rispetto», che «l’essere umano, figlio di un padre e di una madre, la cui vita inizia nel momento del concepimento, deve essere riconosciuto nella sua dignità in tutte le tappe della sua vita, e merita la stessa protezione della legge davanti alle azioni che potrebbero minare la sua integrità. La coscienza è il sacrario intimo dell’essere umano (cf. Gs 16) e non si può obbligare nessuno a mettere in atto qualcosa contro i principi della propria coscienza».

Si tratterebbe di «violazioni contro la vita umana che aprono le porte all’aborto in tutto il Messico», ha affermato il vescovo ausiliare di Monterrey e segretario generale della conferenza episcopale messicana Alfonso Gerardo Miranda Guardiola. Per il National Front for the Family, tramite le parole del presidente Rodrigo I. Cortés all’agenzia Cna il 7 settembre, il richiamo è al buon senso del popolo: «nelle recenti votazioni possiamo vedere che due su tre messicani sono forti sostenitori della vita e con parecchio senso umano e comune sanno che la vita deve prevalere sugli altri diritti, perché la condizione per gli altri possa essere anche goduta». Cortés ha fatto anche osservare che «il 96% delle persone imprigionate per il crimine di aborto sono uomini, molti di loro responsabili per gli assalti fisici e sessuali contro le donne, mentre in Coahuila la cui costituzione difende il diritto alla vita, non ci sono donne private della loro libertà».

Riconosciuta l’incostituzionalità di alcuni articoli del codice penale nello stato di Coahuila che puniscono le donne che abortiscono con pene fino a 3 anni di reclusione, il presidente della Corte Suprema Arturo Zaldivar, riporta agensir dell’8 settembre, ha dichiarato che «d’ora in poi non sarà possibile, senza violare i criteri del tribunale e della Costituzione, perseguire una donna che abortisce nei casi convalidati da questo tribunale». In Messico, come sopracitato, l’aborto è soggetto alle regolamentazioni di ciascun stato. Alle eccezioni citate, è consentito per salvare la vita della donna concedendolo in casi di stupro, di difetti fetali.

Il pensiero in difesa della vita nascente nei Paesi latino-americani tradizionalmente cattolici viene scalzato gradualmente. L’Argentina adottando limiti nel periodo gestativo di 14 settimane. Una panoramica sul punto della legalizzazione dell’interruzione volontaria di maternità è rappresentata nel grafico multimediale e interattivo del Center for Reproductive Rights. Speriamo che in tutto il paese le donne e i cittadini che possono avere dei figli abbiano le condizioni e la libertà di determinare il loro destino riproduttivo, afferma il Group on Reproductive Choice (Gire) a bbc.com del 7 settembre.

Allo stato di Coahuila fa da contraltare quello degli Stati Uniti, il Texas dove la Corte Suprema di Giustizia ha vietato alcuni giorni fa l’aborto dalle prime sei settimane di vita fetale quando si percepisce il battito cardiaco. Infatti il pronunciamento dell’atto basato sul battito cardiaco è diventato legge.

redazione Bioetica News Torino