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Insieme contro la violenza alle donne In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

25 Novembre 2020

Se vogliamo un mondo migliore, che sia casa di pace e non cortile di guerra,
dobbiamo tutti fare molto di più per la dignità di ogni donna

(Papa Francesco, twitter, 25 novembre 2020)

Le istituzioni … sono impegnate per estirpare quella che è, ancora in troppe situazioni,
una radicata concezione tesa a disconoscere la libertà delle donne e la loro capacità di affermazione.
Per questo resta fondamentale, per le donne che si sentono minacciate,
rivolgersi a chi può offrire un supporto e prevenire la degenerazione della convivenza in violenza.
Spezzare la catena della violenza contro le donne significa
contrastare ogni forma di sopraffazione, di imposizione e di abuso.
In una società democratica le donne non devono avere più paura di subire violenza, in casa, sul lavoro, in tutti i luoghi e i contesti
in cui ritengano di realizzare la propria personalità.

(Sergio Mattarella, discorso del presidente della Repubblica, 25 novembre 2020)

Un messaggio corale di unione e di solidarietà nel continuare l’impegno ancor più con coerenza, determinazione, coraggio, concretezza nell’essere accanto e insieme alle donne che subiscono violenze fisiche e psicologiche, vittime di soprusi e maltrattamenti che spesso si insidiano nei luoghi dove si pensa essere più sicuri, l’ambiente familiare, ingannate da chi si pone fiducia e amore, un amore che si rivela invece essere non contraccambiato bensì privo di rispetto dell’altra persona, della sua dignità.

La pandemia da Covid-19 con l’isolamento «ha di fatto acuito il fenomeno della violenza contro le donne: basti pensare al numero rosa 1522 che tra marzo e giugno 2020 ha registrato un numero di chiamate, sia telefoniche sia via chat più che raddoppiato rispetto allo periodo dell’anno precedente», afferma la sottosegretaria del Ministero della Salute Sandra Zampa. Le informazioni raccolte dal numero verde 1522 sulla violenza domestica e stalking riportano infatti, dai dati Istat (13 agosto 2020), il passaggio da 6.956 chiamate telefoniche e via chat nel periodo tra marzo e giugno 2019 a 15.280 nello stesso periodo nel 2020, registrando un aumento in termini di percentuale di 119,6%. La chat diventa il mezzo comunicativo sempre più scelto. Nel periodo dell’isolamento forzato, o lockdown, il numero verde è stato importante nell’informare anche i numeri utili di supporto sociale e psicologico pari a 2.979 chiamate corrispondenti al 19,5%, «a testimonianza della funzione di “vicinanza” del servizio» mentre il 77,2% è stato inviato ad altri servizi.

Il numero verde 1522 è gratuito, sempre attivo 24 su 24, dedicato alle richieste di aiuto e sostegno alle vittime di violenza e stalking. Viene composto per le donne che subiscono violenza da parenti, amici, conoscenti e operatori. Nell’ambito familiare sono soprattutto i genitori, seguono i figli e i fratelli e sorelle. Chi fa del male è per la metà (58%) il compagno/coniuge mentre in misura minore (15%) si tratta di ex e di un familiare, genitore o figlio, per un 18%, dato quest’ultimo in aumento.

La formazione del personale sanitario in Pronto soccorso è importante per individuare in modo precoce i segni di violenza. Dei 651 pronto soccorso presenti in Italia hanno aderito al programma di formazione Fad prevista dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità in tale ambito 642 Pronto soccorso. Una formazione rivolta anche ad assistenti sociali, forze dell’Ordine e giuristi e quanti operano o sono in collegamento con il Pronto Soccorso. Nel 2020, dai dati Istat, tra gennaio e settembre 2020 vi hanno partecipato 26mila professionisti: il 50% è dell’area infermieristica-ostetrica, il 37% medici, il 4% psicologi e professionisti non sanitari. Nel 2018 sono state introdotte nuove linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria, detto Percorso per le donne che subiscono violenza, che si prefiggono di «fornire un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna» (GU n. 24, 30 gennaio 2018). L’impegno è di poter intervenire con tempestività e con un’adeguata presa in carico delle donne a partire dal triage e fino al loro accompagnamento– orientamento, se lo vogliono, ai servizi pubblici e privati dedicati presenti sul territorio per avviare un progetto personalizzato di sostegno e di ascolto per la fuoriuscita dalla esperienza di violenza subita. Anche se non si assegna il codice di emergenza rosso o equivalente va alla donna comunque un riconoscimento di urgenza relativa con codice giallo e equivalente così da poterle garantire una visita medica tempestiva, entro i 20 minuti, e ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari. Nell’accesso al PS i figli che sono con la madre possono rimanere con lei ed essere coinvolti nello stesso Percorso. Tutto rimane nell’anonimato e svolto per la protezione, sicurezza e nella riservatezza dei fatti riguardo alla donna che in Ps verrà accompagnata in un’area separata dalla sala di attesa generale. Per la comprensione linguistica, se necessario per le donne straniere si ricorre alla figura di mediatori culturali e linguistici.

Dopo la visita medica ospedaliera potrà ricevere dopo un’assistenza psicologica, se lo desidera, che potrà essere effettuata dalla psicologa dell’ospedale o da una professionista della rete territoriale antiviolenza. Vengono eseguiti accertamenti sanitari con possibilità di terapie e profilassi per le malattie sessualmente trasmesse (anti retrovirale HIV); in caso di violenza sessuale da sconosciuti viene offerta la somministrazione della prima dose di vaccinazione Epatite B e per il papillomavirus; e anche offerto il trattamento di intercezione post coitale con il farmaco della contraccezione di emergenza.

Chi accede al Pronto Soccorso?

accesso ps violenza donne 2020 istat

Un anno fa, a novembre 2019, si è sancito un accordo tra il Ministero della Salute e l’Istat per monitorare l’assistenza sanitaria legata alla violenza di genere in Emergenza-Urgenza (Emur), con il sistema 118, nei presidi ospedalieri con riferimento ai Pronto Soccorso.
Si parte con l’analisi dei dati di accessi delle donne ai PS/Emur del triennio 2017-2019, pubblicato sull’Istat. L’analisi tiene conto dell’elenco delle assistite che hanno ricevuto almeno una diagnosi di violenza in istat.it questo triennio, dello storico degli accessi delle medesime, delle integrazioni di variabili dalle statistiche di accessi e addizionali da quello storico (per la metodologia si veda Verbale Riunione RTI (istat.it)). Sono circa 16mila le donne che sono ricorse in Pronto Soccorso nel triennio ricevendo almeno una diagnosi di violenza di genere, con un numero di accessi superiore a 5 anche se con una diagnosi non sempre riferibile alla violenza e il numero di accessi sale nella fascia di età tra i 18 e i 44 anni. Ossia, una donna che subisce violenza nell’arco di un triennio si reca in Pronto Soccorso in media 5/6 volte.

Per fascia di età si nota che quella più colpita è tra 18 e i 44 anni per il 50%, segue quella compresa tra i 45 e i 64 anni per il 24% mentre si aggira sul 4% gli oltre 64enni. Le minorenni sono il 14%.
Due su tre accessi in PS sono dovuti ad iniziativa propria che riguarda prevalentemente donne tra i 35 e i 64 anni di età. Invece un accesso su 4 richiede l’intervento del 118, intervento che è più frequente per le donne ultra sessantaquattrenni.
Nella diagnosi la maggior parte degli accessi, 8mila (44%), ha riportato un trauma dovuto soprattutto ad un’aggressione: il 74% nell’età compresa tra i 25 e i 34 anni; ad un incidente domestico per il 14% degli accessi prevalentemente da donne sopra i 65 anni. Per violenza altrui, nel 17% degli accessi, si ha per il 90% la diagnosi esita a domicilio.
Il 90% degli accessi con diagnosi di violenza non viene ricoverata mentre il rifiuto di ricovero è per il 4% nella classe di età 35-44 anni.
Se si riscontra intossicazione, dolore toracico, dispnea o dolore precordiale, disturbo psichiatrico o neurologico si registra una frequenza maggiore nel ricovero. Vi sono anche casi in cui a seguito dell’intossicazione il ricovero è stato rifiutato.

classi di etàviolenza altruiaccertamenti medico legali trauma psichiatrico -neurologicoIntossicazionesintomi o disturbi ostetrico-ginecologicidolore toracico- dispnea-doloreustionealtrototalenumero accessi
0-1717,65%1,8%18,5%3,8%2,5%6,1%0,7%0,0%48,9%100,0%3028
18-2419,8%1,6% 39,9%2,7%0,5%9,9%0,7%0,0%24,9%100,0%2349
25-3417,0% 1,4%47,4%3,2%0,2%6,0%0,8%0,0%24,0%100,0%4012
35-4416,1%1,1%52,9%3,5%0,1%3,3%0,5%0,0%22,4%100,0%4533
45-5415,5% 0,9%51,3%4,9%0,5%2,2%0,7%0,0%24,1%100,0%3307
55-6414,3% 1,1%50,0%5,7%0,3%0,9%2,4%0,0%25,2%100,0%1161
65-7414,6% 1,1%50,1%5,0%0,7%2,1%1,6%0,0%24,8%100,0%439
75+10,7% 1,5%45,7%5,6%0,6%1,5%3,0%0,0%31,5%100,0%337
Totale 16,6%1,3% 44,1%3,8%0,7%4,7%0,9%0,0%27,9%100,0%
numero accessi319025084487321269091632534619166
Accessi in PS di donne con diagnosi di violenza per problema principale e classi di età – triennio 2017-2019 Fonte: Ministero della Salute – Emur (Istat)

Cosa fare in caso di necessità oltre al numero verde 1522?

  1. Oltre che per la segnalazione di episodi di spaccio e bullismo, l’App Youpol è anche per maltrattamenti e violenze in famiglia, scaricabile gratuitamente per dispositivi Ios e Android. Si può telefonare direttamente da questa App al numero unico di emergenza 112, nel caso non sia attivo risponderà la sala operativa 113 della Questura. I messaggi vengono trasmessi in tempo reale agli operatori della Polizia di Stato.
  2. I Centri antiviolenza, dalla mappa regionale del ministero di Pari Opportunità per trovare quello più vicino Dipartimento per le Pari Opportunità – » Mappa centri antiviolenza (pariopportunita.gov.it).
  3. il Pronto soccorso se si ha necessità di cure mediche immediate, luogo dove gli operatori sociosanitari indirizzano la persona verso un percorso di uscita dalla violenza. Le prestazioni e i servizi sono garantiti dal ssn.
  4. Le Farmacie per avere informazioni se non ci si rivolge subito ai Centri di antiviolenza o ai Pronto Soccorso.
  5. Il Telefono verde AIDS e IST 800 86 1061 dove si può avere un colloquio con personale esperto da lunedì al venerdì dalle 13 alle 18 (www.uniticontrolaids.it).
  6. Chiamare il 112 di emergenza senza esitare né rimandare successivamente se si è ricevuto aggressione fisica o minaccia di aggressione fisica, se si è vittima di violenza psicologica, se si è in fuga con i figli evitando così la denuncia di sottrazione di minore, se il maltrattante possiede armi.

Redazione Bioetica News Torino