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IVG con farmaco Mifepristone (pillola abortiva). Regione Abruzzo evidenzia criticità in alcuni consultori e raccomanda la struttura ospedaliera

11 Febbraio 2021

Nella regione Abruzzo con una circolare l’assessora alla Salute Nicoletta Verì e il direttore del Dipartimento regionale alla Sanità Claudio D’Amario hanno recentemente raccomandato alle direzioni generali delle Asl di preferire per la somministrazione dell’interruzione volontaria di gravidanza con il farmaco a base di mefipristone la struttura ospedaliera ai consultori familiari.

La criticità è data dal fatto che non è sempre possibile garantire nei consultori pubblici il rispetto delle ultime linee di indirizzo ministeriale sull’IVG con metodo farmacologico, aggiornate al 12 agosto 2020 (G.U. s.g. n. 203 del 14 08 2020). Tali linee prevedono, in riferimento alla legge 194/1978, normativa per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza, che l’IVG con metodo farmacologico o “pillola abortiva”, possa effettuarsi fino a 63 giorni di età gestionale «presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital» annullando il vincolo del ricovero ordinario per tutto il percorso assistenziale di interruzione.

Per la somministrazione del farmaco si richiede che nei luoghi deputati ad essa vi siano strutture mediche adeguate, così da poter far fronte ad eventuali effetti collaterali, «condizione che spesso non si verifica nelle nostre sedi consultoriali, dove non sempre è presente una figura medica e non c’è una perfetta integrazione con le sedi dipartimentali», ne dà così motivazione della circolare l’assessora Verì, come si apprende da una nota della Regione del 10 febbraio, invitando a preferire l’ambito ospedaliero, «a tutela della salute della donna e nel pieno rispetto del dettato della legge 194».

Ha ricordato il ruolo «irrinunciabile che queste strutture hanno da sempre nell’affiancare la donna in un momento così delicato della propria vita» e per avere un quadro della situazione dei consultori sul piano organizzativo dell’IVG con metodo farmacologico, ha chiesto alle sedi consultoriali sul territorio di fornire informazioni, tra le quali, la presenza di un collegamento funzionale tra i servizi territoriali e di riferimento, la formazione specifica degli operatori coinvolti, i criteri di ammissione e di esclusione, informazioni da fornire alla paziente, all’avvio di un monitoraggio degli effetti collaterali correlati all’IVG con farmaci.

Vi sono state espresse criticità verso le nuove Linee guida ministeriali da parte di alcune Regioni. In Piemonte dalla data del 2 ottobre 2020 IVG farmacologica è vietata nei consultori, può avvenire in ambito ospedaliero con ricovero o day hospital, le cui modalità di ricovero sono valutate dal medico e dalla direzione sanitaria. Nelle Marche non viene somministrata la Ru486 nei consultori. Nell’Umbria si era introdotto giugno scorso il ricorso al ricovero ospedaliero poi annullato con l’arrivo delle nuove indicazioni ministeriali.

(Aggiornamento 11 febbraio 2021 ore 17.39)

redazione Bioetica News Torino