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La Fnomceo: no a 13 mila accessi universitari in Medicina. C’è bisogno di azzerare “l’imbuto formativo”, nuovi medici specialisti, di nuovi medici di famiglia,

25 Giugno 2020

Portare a 13mila gli accessi  universitari in Medicina  come ha intenzione il Ministero dell’Università e della Ricerca  non migliorerà i servizi sanitari se tale aumento non sarà accompagnato anche da una vera riforma del sistema sanitario. «Una riforma che porti uno a uno il rapporto tra le lauree e le specializzazioni. Di questa riforma, però, attualmente non si vede traccia» afferma Filippo Anelli presidente della Federazione dei Medici e degli Odontoiatri italiani (Fnomceo) in  risposta al rapporto  dei posti disponibili presso le varie università italiane della Scuola di Medicina  a studenti europei e non per l’anno 2020-2021, ricevuto dal medesimo ministero in preparazione dei decreti sulla formazione universitaria dei professionisti sanitari.  Sarà a fianco dei giovani medici che scenderanno nuovamente  in piazza e venerdì si rivolgerà al Comitato Centrale per una valutazione sul ricorso contro i decreti sugli accessi a Medicina. Saranno 22mila i medici laureati in attesa di completare il loro corso post laurea e lavorare così nel Servizio sanitario nazionale. Si prevede il rischio di una sanità che lascerà senza cure gli Italiani.

Le motivazioni sono state più volte ripetute nell’affrontare la questione della carenza futura di medici di famiglia e di specialisti dovuta  per la  insufficienza  di  contratti di   specializzazione e borse per la  formazione generalista discussa tante volte a partire dal patto della Salute  e fatta risuonare al Governo con manifestazioni in piazza, di recente  a fine maggio e l’ultima pochi giorni fa la protesta di medici specializzandi, perché  si continua altrimenti ad ingrossare quelle fila dell’imbuto formativo costituito dalla pletora  di medici laureati, abilitati, che sono arrivati alle 10-15mila unità, e il cui numero si amplia ad ogni sessione di laurea, e non riescono ad entrare né nelle  Scuole di specializzazione né di formazione specifica per la Medicina Generale  per poter essere nelle condizioni di lavorare con competenza professionale senza svolgere mansioni da precario, sottooccupato, o rimanere inoccupato. Dall’accordo con il Ministro della Salute Speranza si sono ottenuti 11mila posti nelle Scuole che sono ancora insufficienti mentre le 2000 borse per la formazione dei medici di medicina generale non sono state confermate, spiega Anelli. Se non si provvederà  i cittadini rimarranno presto nel cambio generazionale  «privi dell’assistenza primaria e con gravi carenze in quella specialistica. I sindacati medici stimano infatti in oltre 50.000 unità la carenza di Medici di medicina generale e di specialisti negli ultimi cinque anni.»

Il presidente Anelli infatti spiega l’iter universitario formativo per poter lavorare, accedere ai concorsi pubblici nel ssn:  «Per acquisire tutte le competenze necessarie a svolgere la professione nel Servizio Sanitario Nazionale, come specialista o medico di medicina generale, il medico, una volta laureato, deve proseguire la sua formazione, accedendo a una scuola di specializzazione o al Corso di Formazione specifica in Medicina Generale. I posti, anche qui, sono contingentati e sono legati a contratti e borse finanziati dallo Stato, dalle Regioni, e, in maniera residuali, da privati. Non essendo proporzionati, per difetto, al numero dei medici che si laureano, negli anni si è venuto a creare quello che, in gergo, si chiama l’imbuto formativo, o altrimenti detto “limbo”.

Redazione Bioetica News Torino