Paolo Benanti, docente di filosofia morale presso la Luiss Guido Carli e docente di Etica della tecnologia presso la Seattle University, nonchè membro della High – Level Advisory Body and Artificial Intelligence e presidente della Commissione per lo studio dell’impatto dell’iintelligenza artificiale sull’editoria e il gionralismo, in quest’ultima fatica accompagna il lettore in un’attenta disamina di quanto sta accadendo in termi recenti nel mondo contemporaneo, il quale risulta sempre più segnato da un invischiamento tra quello che una volta poteva essere definito come mondo reale e quello che viene mediato e rappresentato dalle ITC, ossia le tecnologie di informazione informatiche. Questo cambio di paradigma, foriero anche di una mutazione antropologica, ha portato, secondo l’autore, ha un’importante modificazione del concetto stesso di potere, il quale, tradizionalmente era incaranto entità visibili, quali monarchie, stati ed istituzioni, contrassegnati da precisi vincoli che ciascun membro della società era tenuto a seguire e a rispettare. Oggi, invece, ci troviamo di fronte ad una nuova forma di potere la quale si mostra in maniera “disincarnata”, non pià legata ad una istituzione, ad un palazzo, bensì alla rete e agli algoritmi, ossia ad una infrastruttura digitale che supera i confini – anche degli stessi stati e della loro autodeterminazione – e che pervade il globo intero. Si tratta del potere computazionale, della sua capacità rappresentativa del mondo reale, il quale è capace di modellare l’opinione comune, le decisioni degl utenti, fino ad arrivare a modificare le nostre stesse identità. Si tratta di una nuova forma di potere che non si impone con la forza o con la legge, ma che si muove attraverso la persuasione, la predizione e il controllo, quasi a livello subliminale.
In questa nuova forma di potere la moneta basilare di scambio di questa nuova forma di economia sono i dati mentre i nuovi legislatori, ossia coloro che plasmano le nuove direttive – se così le possiamo chiamare – sono gli algoritmi. Non sono più gli stati e/o le varie agenzie governative a smuovere le coscienze verso le varie traiettorie decisionali di tipo etico o politico, bensì le poche grandi aziende tecnologiche che dettano i trend a livello internazionale, partendo dai propri interessi di natura meramente commerciale e connessa a quelli che sono i propri interessi, non sempre eticamente condivisibili e volti al vero interesse comune.
Di fronte a questa forma di oligarchia di potere, il ruolo della riflessione filosofica propria dell’etica della tecnologia diventa una necessità imperante, ed è proprio questo che Paolo Benanti offre in questo volume, poichè trovandosi di fronte ad “una rivoluzione silenziosa ma profonda che sta rimodellando ogni aspetto della nostra esistenza […] una trasformazione quotidiana che pervade le nostre abitudini e altera la trama stessa della vita di tutti i giorni”, e che ci ha fatto capire come ormai la tecnologia non possa essere più intesa come un fenomeno neutro, di fronte a questa nuova forma di kratos, un ripensamento etico diviene necessario, al fine di rimettere l’uomo al centro dell’esistenza, consapevoli del fatto che non si può rinunciare tout court a quanto sta accadendo, ma almeno a rintracciare in esso quelle che possono essere le derive distruttive e antidemocratiche, a favore di una visione più antropologicaemente centrata.

© Bioetica News Torino, Ottobre 2026 - Riproduzione Vietata
