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La nuova molecola nanotecnologica dell’Istituto Tumori Irccs Romagna ha passato il test della prima fase sperimentale per la cura del tumore al seno È uno studio italo-statunitense di ricerca biomedica: scoperto un anticorpo per il bersaglio di una proteina responsabile della diffusione tumorale

02 Settembre 2020

Conclusasi con successo la fase sperimentale preclinica degli studi in “vitro” della nuova molecola nanotecnologica per trattare il tumore bloccandone lo sviluppo il gruppo di ricercatori dell’Istituto Tumori della Romagna Irst-Irccs ne dà l’annuncio ponendo uno sguardo di speranza in questa ricerca biomedica per la cura terapeutica con un nuovo farmaco realizzato in laboratorio in collaborazione con il centro statunitense Methodist Hospital Research Institute di Houston, in Texas, con le prossime fasi di sperimentazione.

Questo studio innovativo di ricerca biomedica guidato da Toni Ibrahim, direttore del Centro di Osteoncologia e ad interim Immunoterapia, terapia cellulare somatica e centro risorse biologiche e da Laura Mercatali, coordinatrice della ricerca traslazionale presso il medesimo Centro, è iniziato tanti anni fa, nel 2012, a Meldola (Forlì-Cesena), con i ricercatori del Centro di Osteoncologia, Tumori Rari e Testa-Collo insieme a quelli del Centro statunitense. La nuova molecola consiste in un farmaco antitumorale già impiegato ad uso clinico e un anticorpo per il bersaglio terapeutico contro una proteina identificata che è coinvolta sia nell’acquisizione dei profili di aggressività delle cellule tumorali del carcinoma della mammella sia responsabile nell’avvio del processo metastatico. Si è scoperto il ruolo di una proteina nella proliferazione tumorale mediante l’impiego di un modello tridimensionale di coltura cellulare nuovo che mima in laboratorio quanto accade nel corpo ricreando in vitro il microambiente tissutale del tumore.

La novità sta nella ricerca focalizzata «non solo sulla cellula tumorale ma anche sul microambiente che la ospita con l’intento di decifrare il rapporto e i legami tra questi due attori così da favorirlo o bloccarlo a seconda dell’esigenza terapeutica; credo che questa sarà la nostra sfida delle nostre attività di ricerca, non solo nel 2020», spiega il direttore Toni Ibrahim. Infatti la sfida dei nuovi filoni di ricerca è rivolta a «decifrare il “linguaggio” che intercorre a livello molecolare tra le cellule tumorali e il microambiente che le accoglie per bloccare i processi di espansione e colonizzazione dei tumori».

La ricercatrice del Centro Chiara Liverani, biologa, descrive come «in tale struttura artificiale le cellule tumorali mantengono dei fenotipi e delle caratteristiche molto simili a quanto accade realmente nel corpo del paziente».

Dettagli su come si è preparato il farmaco per la sicurezza dei pazienti vengono dati dal ricercatore farmacista Alessandro De Vita: si utilizza «un anticorpo monoclonale coniugato ad un liposoma. I test di laboratorio hanno dimostrato le potenzialità dell’anticorpo ma anche che, per compiere una vera e propria attività farmacologica, dovrebbe esser utilizzato ad elevate concentrazioni, con possibili effetti tossici per il paziente. Per questo motivo, abbiamo proseguito con lo studio provando a utilizzarlo a bassa concentrazione così da esplicare, da un lato, l’attività di inibizione della proteina, dall’altro, sfruttandolo come veicolo per un farmaco anti-neoplastico già impiegato in clinica, quindi sicuro. In laboratorio questo nano-sistema ha dimostrato di poter esplicare la sua attività […] Inizierà quindi un lungo processo atto a confermare la capacità di questo nanosistema di compiere la sua attività farmacologica anche in clinica senza effetti collaterali importanti per il paziente».

Redazione Bioetica News Torino