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L’analisi delle acque reflue come sentinella della presenza del virus Sars-Cov-2. Lo studio dell’ISS: a Torino e a Milano vi erano tracce del virus a dicembre 2019

19 Giugno 2020

Dall’analisi delle acque di scarico dagli impianti di depurazione si può individuare e monitorare la circolazione del virus Sars-Cov-2 sul territorio nazionale sviluppando una rete di sorveglianza ambientale “Sars-Cov-2 in reflui” i cui esiti possono fornire utili informazioni alla rete  già esistente sul piano sanitario, microbiologica e epidemiologica.  Si tratta di uno studio pilota avanzato dal Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità che comincerà a luglio con la collaborazione dell’Arpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) e dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)  per poter « essere pronti per la sorveglianza sull’intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno», come annuncia la direttrice del Dipartimento Lucia Bonadonna in una nota del 18 giugno sul sito dell’Iss.  L’avvio è dovuto agli esiti di una ricerca in virologia ambientale, condotta dallo stesso Dipartimento in collaborazione con il Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Veterinaria, nel Nord Italia, che ha dimostrato come nei campioni delle acque prelevati a Milano e a Torino il virus fosse già presente il 18 dicembre 2019, esito confermato da due laboratori diversi con l’utilizzo di metodiche differenti,  prima del manifestarsi dell’epidemia in Italia, e tale strumento di analisi  può essere utile nel controllo e nella prevenzione della diffusione virale sul territorio.

Seppure tale scoperta non riveli con certezza che  lo sviluppo dell’epidemia in Italia abbia avuto origine laddove sono state ritrovate tracce del virus prima dell’insorgenza della patologia virale  Covid-19,  chiarisce Luca Lucentini, direttore del Reparto Qualità  dell’Acqua e Salute –  ISS,  «in prospettiva, una rete di sorveglianza sul territorio può rivelarsi preziosa per controllare l’epidemia. Attraverso l’attività condotta nei nostri laboratori, si sta sviluppando una rete di sorveglianza ambientale che può già contare sulla disponibilità e affidabilità di strutture sanitarie e ambientali di eccellenza a livello regionale e sull’apporto fondamentale e la collaborazione dei gestori idrici che possono ancor più contribuirne ad uno sviluppo capillare e tempestivo».

Lo studio, che è in via di pubblicazione, ha esaminato le acque reflue di 40 campioni raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020 e di 24 campioni di controllo per i quali la data di prelievo tra settembre 2018 e giugno 2019 consentiva di escludere con certezza la presenza del virus.  È emersa la «presenza di RNA di SARS-Cov-2 nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18/12/2019 e a Bologna il 29/01/2020. Nelle stesse città sono stati trovati campioni positivi anche nei mesi successivi di gennaio e febbraio 2020, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019, come pure tutti i campioni di controllo, hanno dato esiti negativi», afferma  Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute.  È dal 2007 che  la virologa La Rosa, che ha condotto lo studio,  è impegnata in una ricerca di analisi dei campioni di acque di scarico prelevati all’ingresso degli impianti di depurazione.

Riguardo alla città di Torino il 7 maggio scorso  l’Arpa  Piemonte annuncia che la prima indagine condotta insieme ad Asl Torino 1 sulle acque di scarico delle acque reflue del depuratore SMAT ed  eseguita presso gli Ospedali di Amedeo di Savoia e San Luigi Orbassano ha avuto esito negativo per la ricerca del virus Nuovo Coronavirus (Conclusa la prima indagine ambientale sul Coronavirus: non c’è il virus del Covid-19 nell’aria e nelle acque.) Analisi che  si effettueranno poi  non appena sarà operativo il nuovo laboratorio di virologia ambientale  di Arpa a La Loggia.  Nella nuova nota odierna, intitolata Sars CoV-2 e il monitoraggio ambientale. Le anali delle acque reflue, l’Arpa  Piemonte  afferma riferendosi all’esito citato che la richiesta a tutti i gestori degli impianti di depurazione delle acque reflue  di  «un’attenta funzionalità dei sistemi di disinfezione dei reflui garantendo così l’assenza del virus infettivo nell’acqua che defluisce nell’ambiente dopo l’opportuno trattamento ⌈…⌉ ha rappresentato un primo riscontro per avere un elemento ambientale importante». E aggiunge poi che «viceversa, come già evidenziavano i rapporti ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità, da quanto recentemente diffuso è confermata la presenza di materiale genetico riferibile al virus in acque reflue non depurate. Si sottolinea quindi la netta differenza tra le due finalità – ambientale la prima, epidemiologica la seconda – e conseguentemente i due risultati ottenuti» concludendo con «I campionamenti e i  monitoraggi  sul rapporto tra SARS-CoV-2 e ambiente continueranno da parte di Arpa, sia per le acque reflue che per le altre matrici ambientali, per avere sempre più un quadro completo ed esaustivo».

Redazione Bioetica News Torino