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Le donne in gravidanza possono vaccinarsi contro il Covid-19? 5 società scientifiche di ginecologia e ostetricia italiane firmano un documento congiunto ad interim

04 Gennaio 2021

Alcune delucidazioni sulla possibilità di vaccinarsi contro il Covid-19 per le donne in gravidanza arrivano con un documento stilato da società scientifiche italiane di ginecologia e ostetricia, e precisamente Sigo (Società italiana di Ginecologia e ostetricia), Aogoi (Associazione ostetrici ginecologici ospedalieri italiani), Agui (Associazione ginecologi universitari) e Agite (Associazione Ginecologi territoriali). Vi hanno aderito Sin (Società italiana di neonatologia), Sip (Società italiana di Pediatria), Simp (Società italiana di Medicina Perinatale), Sierr (Società italiana embriologia riproduzione e ricerca ) e Fnopo (Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetricia).

Il documento ad interim si pronuncia su tale questione «in base ai dati offerti dalla letteratura internazionale e dell’ultimo rapporto IToSS» che fanno da premessa: uno è che la donna in gravidanza ha lo stesso rischio di contrarre il virus quanto la popolazione generale; due, dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità la maggior parte delle donne in gravidanza contagiate dal virus hanno manifestato sintomi lievi-moderati, il 3 per cento è stato ricoverato in terapia intensiva e non si è avuto riscontro di morte materna mentre morti intrauterine 4 su 538 feti e nessuna morte neonatale; tre, i rischi per la madre aumentano in presenza di altre condizioni. Tra i fattori ad esempio l’età di 35 o più anni, il tipo di attività lavorativa, la co-morbilità (asma, obesità, diabete, ipertensione e appartenenza a etnia nera o altre minoranze etniche) e infine il quarto. Finora i dati disponibili si basano su studi sperimentali su modelli animali, e non si hanno dati su sicurezza ed efficacia riguardo alle donne in gravidanza e allattamento ma che tuttavia poiché si tratta di un vaccino con mRNA, che non è a virus vivo, e le particelle di mRNA si degradano velocemente si ritiene «sufficientemente sicuro nelle donne in gravidanza».

Inoltre raccomanda che studi sperimentali sui vaccini possano coinvolgere anche le donne gravide e in allattamento.

In sette punti il Position Paper ad interim:

  1. La vaccinazione è una scelta personale e la donna deve in tutti i casi essere informata in maniera esaustiva dal sanitario di fiducia su vari punti:
    a. il livello di circolazione del virus nella comunità
    b. i potenziali rischi del vaccino
    c. i rischi connessi all’infezione da COVID19 in gravidanza, sia per la salute materna che fetale
    d. i vaccini attualmente approvati dalla FDA non sono stati testati sulle donne gravide e pertanto non vi sono dati relativi alla loro sicurezza in gravidanza
    e. il dato anamnestico di: età materna uguale o superiore a 35 anni, precedenti comorbilità come asma, obesità, diabete, ipertensione e l’appartenenza a etnia nera o
    altre minoranze etniche, rappresenta un rischio aggiuntivo di sviluppare una grave morbosità materna con possibili ripercussioni anche sugli esiti feto/neonatali
    f. l’occupazione professionale come operatrice sanitaria o caregiver in contesti in cui l’esposizione al virus è alta rappresenta un ulteriore elemento di rischio aggiuntivo
    da considerare nel decidere se vaccinarsi o meno in gravidanza e allattamento

2. Le donne gravide che non hanno una storia recente di infezione da COVID 19 e che hanno specifici fattori di rischio aggiuntivi, possono considerare favorevolmente di ricevere il vaccino COVID 19 , che è eseguibile in qualsiasi epoca di gravidanza

3. Non vi sono controindicazioni all’esecuzione delle altre vaccinazioni (antinfluenzale ed antipertosse) raccomandate in gravidanza.
A scopo prudenziale, in assenza di evidenze, si raccomanda di mantenere un intervallo di almeno 14 giorni tra i vaccini.
In specifico, le donne in gravidanza
– in prossimità del picco epidemico influenzale, a prescindere dall’epoca di gravidanza, possono ricevere anche il vaccino anti-influenzale
– in prossimità della 28° settimana, epoca in cui è raccomandato il vaccino anti-pertosse, possono ricevere anche tale vaccino.

4. Le donne che allattano e non riportano una storia recente di infezione da COVID 19, possono considerare favorevolmente di ricevere il vaccino.

5. Le donne gravide che hanno riportato una storia recente di infezione da COVID19, possono comunque considerare di scegliere di essere vaccinate; dato che le evidenze indicano che una reinfezione è altamente improbabile nei 90 giorni successivi all’inizio dell’infezione, si suggerisce di differire la vaccinazione fino alla fine di questo periodo.

6. Il desiderio riproduttivo non deve interferire nella scelta della donna a sottoporsi a vaccinazione

7. Alle donne che decidono di non vaccinarsi è fondamentale ricordare l’importanza delle altre misure preventive quali l’utilizzo dei DPI, il distanziamento fisico ed il lavaggio frequente delle mani.

redazione Bioetica News Torino