Sostieni Bioetica News Torino con una donazione. Sostieni

News dall'Italia

L’umanesimo, risposta a chi stravolge la natura

05 Novembre 2015

Il tema generale, posto a riflessione al Convegno ecclesiale nazionale da lunedì di Firenze («In Gesù Cristo il nuovo umanesimo»), contiene in sé un forte potenziale antropologico e culturale, generativo di nuovi modelli interpretativi di questa nostra complessa realtà sociale. Grande è la responsabilità dei cattolici italiani, oggi in modo particolare, dal momento che ormai si celebra la totale scomparsa di ogni forma di umanesimo – ne furono profeti Nietzsche, Sartre e Heidegger – a favore di forme alterate, dette post-umanesimo o  transumanesimo.
Al di là delle etichette, ciò che va messo in luce è il completo appaiamento fra tecnoscienza e forme della vita umana; non è un caso che oggi si sia coniato un nuovo termine per caratterizzarne la condizione: si parla infatti sempre più frequentemente di «antropotecnica», indicando la nuova tappa evolutiva della specie umana, quella che disegna la fusione della scienza con la vita. L’agire tecnico, così si dice, è la vera essenza della vita dell’uomo, in quanto gli permette di superare i suoi limiti, i suoi inadattamenti, le sue carenze, e inserirsi dinamicamente dentro il flusso energetico dell’evoluzione, preparandosi in tal modo a costruire, pianificare e progettare l’umanità futura.

Questa mutazione antropologica è senza precedenti – lo dicono con grande sicurezza Peter Sloterdijk, ad
esempio, e Arnold Gehlen – perché grazie alla scienza e al suo apparato tecnico potremmo cancellare il fatalismo e la casualità che caratterizzano la nostra esistenza sulla terra, e sostituirli con la selezione prenatale
e con quella eutanasica, con la nascita eugenicamente programmata, sino alla totale previsione e sconfitta di ogni malattia.

Questa prospettiva, che non punta solo al dominio della natura esterna ma entra con potenza dentro la manipolazione della vita umana, non è una teoria filosofica o una dottrina scientifica, cara ai circoli ristretti
delle accademie, ma un modello teorico che ha mosso i suoi primi passi nel secolo scorso e che oggi sembra ottenere il predominio intellettuale e culturale in tutto il pianeta. Il concetto di humanitas, in altri termini, sarebbe il prodotto delle tecniche di addomesticamento della natura ostile e matrigna, che per tappe selettive ha condotto il genere umano a elaborare una nuova visione del mondo tecnico-culturale, pronto ormai ad abbandonare le trappole mortali della natura. In fondo è proprio questa la base teorica che sostiene anche le teorie del gender…

Cosa può si dire a Firenze? Molto, se si avrà il coraggio di lasciare dietro le spalle le vecchie parole, quelle legate a contesti sociali ormai obsoleti, che ancora oggi sono solo capaci di gridare slogan inefficaci, branditi come lance… Occorre invece impostare con un nuovo linguaggio quel ricco patrimonio di senso, che ci appartiene, va condiviso con tutti e promette, se ben pronunciata, una proposta antropologica argomentata e convincente. Quella che trova il suo spessore vitale nella persona di Gesù Cristo, che parlando con parole semplici e autorevoli ha indicato che l’uomo è prezioso e fragile, che la sua finitezza non è destinata alla corruzione, che la sua vita è dentro l’interesse di Dio, e che solo all’interno della comunità può colmarsi la sua sete di bene e di giustizia.

Oggi questa comunità siamo noi; non possiamo permettere che la stanchezza ci sovrasti e la rassegnazione
ci sfinisca. Il mondo cattolico riunito a Firenze – ne sono certa – saprà riprendere slancio dalla riflessione
condivisa, e dalla certezza che la vita, in tutte le sue espressioni, non appartiene né alla tecnica né agli apparati pubblici, ma è consegnata a quanti credono che la storia di oggi vada impreziosita con l’entusiasmo della fede e con la potenza della testimonianza.

Paola Ricci Sindoni
Fonte: «Avvenire»

Approfondimenti:  web convegno  nazionale ecclesiale Firenze 2015 <http://www.firenze2015.it>

Redazione Bioetica News Torino