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Magistero. Moralità sull’uso dei vaccini anti-Covid-19

22 Dicembre 2020

Numerose sono le aziende farmaceutiche che sono in corsa di sperimentazione di farmaci e vaccini per offrire protezione dalla trasmissione del nuovo ceppo di virus coronavirus, la cui eziologia è sconosciuta ma di cui si è venuto presto a conoscere la sua celere capacità di contagiare. Dinanzi alla pandemia, dichiarata ufficialmente l’11 marzo scorso dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che riversa una crisi non solo sanitaria ma anche in diversi ambiti falcidiando economie, apportando cambiamenti sociali e disseminando morti, la speranza di prevenzione e di protezione dell’individuo e della collettività è riposta nei vaccini; le misure precauzionali dalla distanza sociale alla mascherina al lavaggio delle mani frequente, l’isolamento fiduciario etc sono importanti ma non riescono da sé a risolvere il problema che rimane a livello mondiale. Il recente caso della Gran Bretagna alle prese con una nuova variante che accelera nel contagio e fa mettere dure restrizioni di libertà lo dimostra.

Con la sperimentazione di molteplici vaccini si è andato sviluppando il timore, come ripreso dai media, che vengano utilizzate per la preparazione linee cellulari provenienti da feti umani abortiti. Su questo la Santa Sede ha voluto attraverso una Nota chiarire sulla questione morale dei vaccini per dare alcune indicazioni a quanti si pongono tale problema in vista della somministrazione e alle diversificate voci provenienti dal fronte cattolico.

Considerazioni del Magistero

La Congregazione per la Dottrina della Fede pone alcune indicazioni sulla liceità morale nell’uso dei vaccini anti-Covid-19. Richiama i principi etici presentati nell’Istruzione Dignitas Personae (2008) in tema di ricerca biomedica. Essa afferma che l’uso di “materiale biologico” nella ricerca e nella produzione di vaccini «proveniente da linee cellulari che sono il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano, dà luogo a diversi problemi etici, in tema di cooperazione al male e di scandalo», come afferma l’Istruzione Dignitas Personae (2008), e che in un quadro generale va assunto un comportamento di distanza. Si preme piuttosto dinanzi all’uso di vaccini da feti abortiti «sia alle aziende aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né a gli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi», come raccomanda l’Istruzione e la Nota recente che la richiama.

Vaccini anti-Covid-19 moralmente accettabili?

Tuttavia esistono, prosegue, all’interno di un quadro generale, responsabilità differenziate, specificando che «ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionale per giustificare il suddetto “materiale biologico”». Pur desiderando la somministrazione di vaccini prodotti rispettosi della cultura della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, chiamati a proteggersi per motivi sanitari emergenziali e verso la collettività, ma non essendovi opzioni di disponibilità, di prodotto senza problemi etici o per difficoltà di distribuzione dovuta a condizioni particolari di conservazione e trasporto, la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede afferma chiaramente che

In questo caso rientrano le differenti responsabilità di cooperazione al male a cui Dignitas Personae riferisce: «nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione».

Ci si trova dinanzi ad una pandemia da Sars-CoV-2 il cui grave pericolo di diffusione comporta a vedere nell’uso una cooperazione materiale al male passiva remota dell’aborto procurato: si possono usare tutti quelli che vengono riconosciuti come clinicamente sicuri ed efficaci con «coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti». Ciononostante l’uso consentito moralmente in condizioni particolari non ne dà diritto a legittimare la pratica dell’aborto.

C’è un obbligo morale?

La Congregazione della Fede ribadisce che la vaccinazione va considerata volontaria. E che però «la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune» e pertanto laddove non si hanno altri strumenti per contrastarla si può raccomandare a tutela delle persone più fragili.
Viene lasciato un’opzione a coloro i quali rifiutano di vaccinarsi con prodotti da linee cellulari da feti abortiti, quella di usare ogni scrupoloso comportamento per non arrecare danno alla salute altrui, in particolar modo di quelli più deboli.

Verso un accesso equo: nei Paesi poveri

I diversi interlocutori politici, industriali e sociali devono far sì che anche nei paesi poveri vi giungano vaccini sicuri, efficaci ed eticamente accettabili ad un costo non oneroso per loro.

Redazione Bioetica News Torino