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Medici di famiglia e continuità assistenziale tra i prossimi vaccinatori anti-Covid-19: firmato un protocollo con sindacati e Governo

22 Febbraio 2021

Anche i medici di medicina generale, su base volontaria, potranno somministrare i vaccini anti-covid-19. Lo definisce in modo chiaro il nuovo documento stilato tra le parti, Governo, Regioni e Province autonome e forze sindacali di categoria Fimmg, Smi, Snami, Intesa sindacale, il 21 febbraio con il quale si sancisce un accordo che delinea in generale compiti, modalità organizzativa, logistica e prestazione economica, voci che spetteranno a ciascuna regione. La loro presenza diventa necessaria in previsione dell’«aumentare della disponibilità dei vaccini» per (se si vuole) «procedere alla vaccinazione della popolazione italiana nel più breve tempo possibile», in considerazione del «rapporto fiduciario e di vicinanza» che hanno con gli assistiti sul territorio e del fatto che nella contrattazione nazionale del 2018 tale categoria rientra nella partecipazione degli obiettivi di politica sanitaria nazionale.

Un documento che «permetterà di organizzare in modo più efficace e capillare sul territorio le vaccinazioni e implementarle, dando respiro a tutti gli altri comparti sanitari in prima linea», ha spiegato Stefano Bonaccini presidente della Conferenza delle Regioni dopo la sottoscrizione dell’atto conclusosi domenica 21 febbraio, ringraziando «il ministro Speranza che le organizzazioni di rappresentanza dei medici di medicina generale per il positivo lavoro svolto».

Con il protocollo di intesa si prevede attingendo al Piano strategico vaccinale nazionale di individuare a livello regionale la popolazione di soggetti da vaccinare in relazione a fascia di età, patologie, stato di salute cronica, all’effettiva disponibilità di vaccini, alle modalità logistiche e organizzative per la conservazione e somministrazione del vaccino nei tempi stabiliti. Poi di aggiornare in tempo reale l’anagrafe vaccinale utilizzando la piattaforma che si è stabilita di recente con il dlgs n. 2 del 14 gennaio 2021 e sarà integrata con quella già in uso dai MMG. Inoltre si disciplina la loro prestazione di vaccinazione anti-Covid, ritenuta «eseguibile con autorizzazione sanitaria» e quindi contemplata tra le vaccinazioni non obbligatorie». Infine un ultimo punto riguarda la possibilità, come avviene già per le vaccinazioni anti-influenzali, di effettuare i vaccini presso gli studi medici, ove sia dotato di misure specifiche previste, altrimenti presso i locali delle aziende sanitarie, o centri vaccinali, oppure presso il domicilio del paziente, in base agli accordi regionali. In caso di criticità nella distribuzione delle dosi vaccinali il Commissario straordinario Covid-19 potrà in accordo con Regioni e il Ministero della Salute considerare ulteriori interventi. Ultimo il Governo stanzierà le risorse necessarie per la copertura degli oneri dovute per le vaccinazioni eseguite.

L’apporto dei medici di famiglia contribuirà a creare quel clima di serenità e fiducia, che è tra gli obiettivi del piano vaccinale anti-Covid-19, ha affermato in una nota il presidente della Federazione nazionale dei medici Fnomceo Filippo Anelli, che aggiunge, contando su «40 mila medici di famiglia vaccinatori e disponendo ovviamente di un numero sufficiente di vaccini, sarà possibile, in tempi brevi, sottoporre a vaccinazione gli anziani, i pazienti più fragili e quelli affetti da particolari patologie».

Soddisfatto Angelo Testa, presidente nazionale Snami perché con l’opzione del luogo di somministrazione al di fuori dello studio medico, «circa l’80% dei medici di famiglia potrà optare per vaccinare in centri vaccinali organizzati con personale amministrativo, segretariale, infermieristico e medico specialistico per governare eventuali reazioni avverse, caratteristiche, con organico e logistica tipiche di un centro vaccinale».

«Poco prima che l’Agenzia del Farmaco desse l’ok al vaccino AstraZeneca sugli assistiti fino a 65 anni e non più fino a 55, a Roma Fimmg e Intesa sindacale siglavano un testo che di quel vaccino prevede la somministrazione dal 1° marzo sugli assistiti nati nel 1966 e seguenti fino al 1971. Invece il vaccino Pfizer sarà riservato ai soggetti seguiti a domicilio entro un tetto massimo del 2.5% della popolazione assistita», scrive l’organizzazione sindacale Simet che ha firmato pur con qualche riserva sia nel Lazio che per l’accordo nazionale. Si afferma che gli accordi regionali sono già sottoscritti in metà delle Regioni. Il compenso sarà nel Lazio euro 16.32 a immunizzazione eseguita per 2 vaccini a cui si aggiunge euro 5 se il medico supera la soglia del 60% di immunizzati, mentre euro 25,05 per un vaccino domiciliare a cui si aggiungono 5 euro a paziente se si supera la soglia del 60% di immunizzati. È più vantaggioso – commenta – di quelli firmati in Piemonte (euro 6,16 per inoculazione, 12,32 in tutto) e in Lombardia. 

«Ora andremo avanti sui tavoli regionali per garantire che i medici di Continuità Assistenziale possano svolgere questo lavoro in contesti idonei e in assoluta sicurezza» afferma in una nota il segretario nazionale di Fimmg Tommasa Maio, sull’accettazione da parte del Governo della loro richiesta di coinvolgere anche i medici di continuità assistenziale. Infatti il protocollo specifica «il coinvolgimento dei professionisti appartenenti agli altri settori della medicina generale». Conclude affermando che «in nessun caso si potrà prescindere dalla garanzia che i medici di Continuità Assistenziale chiamati a vaccinare abbiano a loro volta ricevuto la somministrazione del vaccino. Su questo saremo intransigenti».

redazione Bioetica News Torino