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News dall'Italia

Ministro Speranza presentato proposta di decreto alle Regioni su Screening gratuito nazionale per l’epatite C

21 Novembre 2020

Passerà al vaglio delle Regioni la bozza decreto firmata ieri dal Ministro della Salute Roberto Speranza, con l’avvallo del Ministero dell’Economia e delle Finanze concernente lo Screening nazionale gratuito per l’HCV (epatite virale C). «È un passo avanti per rilevare le infezioni da virus dell’Epatite C e migliorare la diagnosi precoce», afferma Speranza, «pensiero condiviso anche dalle associazioni italiane Per lo Studio del Fegato (Aisf), Pazienti EpaC onlus (Epac) e dalla società scientifica di Malattie Infettive e Tropicali (Simit)».

Per poter contrastare lo sviluppo di questa patologia virale e cercare di eradicarla è emersa la necessità di rilevare il sommerso dell’infezione da HCV per offrire una terapia a quanti sono infetti ma non sanno di essere contagiati. E lo screening gratuito a carico del Ssn costituirebbe un primo passo che è evidenziato nella Relazione parlamentare dell’Indagine conoscitiva sulle politiche di prevenzione ed eliminazione dell’epatite C (giugno 2020), avviata durante le audizioni di esperti, rappresentanti istituzionali, associazioni di pazienti e professionisti sanitari, tenutesi da ottobre 2019 a gennaio 2020.
La sfida dell’eradicazione, obiettivo dell’Oms entro il 2030, viene colta per il fatto che dall’epatite virale C si può anche guarire. L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato – nel documento – che la continuità ad elevato numero dei trattamenti antivirali comporterebbe entro il 2023 in Italia la fine del bacino dei malati con un’infezione diagnosticata. Viene però fatto osservare «che resta esclusa una grande percentuale di pazienti infetti che non sanno di essere contagiati e che oggi si stima siano tra i 200 mila e i 300 mila». Poter identificare i soggetti infettati ignari è importante in quanto «la malattia è spesso tardiva e può rimanere non diagnosticata per lungo tempo a causa dell’assenza di sintomi, ha fatto presente l’Iss spiegando infatti che «circa il 60-70 per cento dei casi non viene diagnosticata nelle fasi iniziali dell’infezione cronica e la diagnosi tardiva, a causa delle complicanze della malattia, può condurre alla morte indipendentemente dall’eliminazione del virus».
Per lo studio scientifico dell’Epac il sommerso si aggirerebbe attorno alle 230mila persone e una stima simile, tra i 230 mila e i 300 mila per l’Alleanza contro l’epatite, entrambi citati nella Relazione.
L’Iss ha proposto agli inizi di effettuare un test di screening gratuito per coorti di nascita della popolazione tra il 1948 e il 1967 o un’altra strategia, quella di “testare e trattare”. E tra le due opzioni, spiega nella Relazione: «In termini di sanità pubblica, le persone che riportano seri fattori di rischio per l’acquisizione dell’infezione quali uso di stupefacenti, popolazione carceraria e migranti da Paesi ad alta prevalenza di HCV, rappresentano casi rispetto ai quali deve essere applicata la strategia “testare e trattare” piuttosto che quella del testare per coorti di nascita».
Dalla Simiti, dall’Epac e da Carmine Coppola (direttore di Medicina Interna Epatologia ed Ecointerventistica Asl Napoli) viene raccomandato la gratuità dei test «eventualmente anche ricorrendo a quelli salivari o capillari, di più di basso costo e di facile fruibilità».
L’Autorità garante delle persone detenute, nella persona del presidente Mauro Palma, ha fatto notare, nel documento, che «all’interno delle carceri il SSN riesce a dare una risposta alle situazioni patologiche mentre resta scarsa l’attenzione di tipo educativo-preventiva» e che « il sistema non impone l’obbligatorietà del test, per non aprire problemi giuridici rispetto alla tutela del diritto a non essere sottoposti in maniera obbligatoria a un trattamento sanitario, al mantenimento dei dati e alla riservatezza della persona».
Anche la Federserd, nell’assistenza alle dipendenze, ha espresso nella Relazione parere favorevole ai test gratuiti, quale aspetto prioritario per favorire l’accesso alle cure i soggetti con un’infezione da Hcv , consumatori di sostanze attuali e del passato.

Redazione Bioetica News Torino