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Perché far vaccinare anche gli adolescenti? Alcune risposte sul piano etico dal Comitato nazionale di Bioetica

04 Agosto 2021

Mentre si attendono le decisioni del Governo se introdurrà o meno l’obbligatorietà del certificato verde, o Green Pass, per il rientro a scuola da settembre, argomento che dovrebbe essere discusso tra oggi e domani alla conferenza tra stato e regioni, si manifestano con toni accesi diverse opinioni sull’uso del green pass, documento che attualmente consente di muoversi senza essere assoggettati a determinate misure restrittive durante lo stato di emergenza epidemiologica. Sostenitori e dissenzienti sono divisi sulla questione della legittimità costituzionale della limitata libertà personale e sull’uso discriminatorio o meno del certificato, che dal 6 agosto sarà necessario, per decreto, per entrare in determinati luoghi pubblici e privati al chiuso se si mangia nei ristoranti, se si va al museo al cinema e a teatro, se si fa sport nelle palestre e in piscina o si va ai centri termali.

A scuola: con vaccino e green pass?

Allo stato attuale in cui ci si trova a vivere in una situazione di emergenza epidemiologica e con un andamento crescente dei contagi da Sars-CoV-2 e la diffusione della variante Delta che colpisce anche i più giovani, preoccupa come riprendere le attività scolastiche, già calendarizzate agli inizi di settembre, nel più possibile normale svolgimento delle lezioni in sicurezza per gli studenti e i loro docenti in presenza.

Mentre spetta alle istituzioni dover prendere decisioni chiare, ben ponderate e valutate sulla base anche di errori compiuti in precedenza alla luce dei bisogni educativi degli studenti preservando la loro salute, nei genitori non possono che trovarvi al momento ansia, incertezza, confusione su come sarà il percorso formativo dei loro figli. Andranno incontro ancora a periodi di lezioni virtuali a distanza, fra mura domestiche? Se non sono vaccinati potranno entrare in aula ugualmente? A che serve il vaccino se possono essere ugualmente contagiati? E come si fa con il lavoro se non può svolgersi in “smart” se si ha un minore? Domande comuni a cui si accompagnano altre non meno complesse, posso far vaccinare mio figlio? quali effetti potrà avere in futuro?

Il ritorno a scuola sarebbe certamente auspicabile non solo per il contatto diretto, e quindi l’interlocuzione tra docente e allievo, che può essere meglio espressa faccia a faccia, potendo leggere direttamente dalle espressioni visive e dagli atteggiamenti corporali se hanno compreso, se sono disattenti, se vorrebbero, ma non c’è più tempo, nella pausa per una domanda di approfondimento, per una maggiore chiarezza nonostante la possibilità di una corrispondenza telematica e di una chat il cui messaggio è sempre conciso. E poi anche perché, senza giudicare i luoghi abitativi, ma non per tutti può essere adatto, per la stanza troppo piccola o perché l’area è usufruita di frequente anche da altre persone come può essere la cucina, per le apparecchiature tecnologiche obsolete, e purtroppo anche perché possono essere, laddove vi sono tensioni familiari e nel peggiore dei casi, il consumo di violenza, luoghi inadatti a rimanervi l’intera giornata senza poter aver momenti di maturazione, socializzazione e confronto con i compagni e il mondo educativo della scuola.

Nel frattempo, dinanzi al quadro epidemiologico e di diffusione della variante Delta, che ha una veloce trasmissibilità e contagiosità tra adolescenti e giovani, Germania e Israele attiveranno tra un paio di mesi la terza dose vaccinale, preannunciata anche in Italia mentre si sta somministrando la prima e completando il ciclo vaccinale.

Cosa dice il Comitato nazionale di Bioetica in tema di vaccini, sul piano etico,
sulla scelta di vaccinare gli adolescenti?

Non può esserci l’obbligatorietà a vaccinarsi in quanto non c’è una legge, tuttavia dal punto di vista etico sussiste un dovere morale e civile e come già il presidente della Repubblica Mattarella ha fatto osservare nei giorni scorsi. Data la situazione emergente la vaccinazione dovrebbe proseguire tenendo conto delle categorie di priorità per fascia di età e di fragilità e riguardo agli adolescenti, dai 12 ai 17 anni verso cui la campagna vaccinale è aperta, il Comitato nazionale di Bioetica, in un documento Vaccini e adolescenti pubblicato il 30 luglio, ne raccomanda la vaccinazione perché «possa salvaguardarli da possibili danni derivanti dal contagio (pur non avendo contratto forme gravi di malattia) e contribuire a contenere l’espansione del virus nell’ottica della salute pubblica», di tutti e quindi nei confronti di loro medesimi per i rischi diretti, indiretti e psico-sociali, dei familiari e delle comunità che frequentano e dei loro coetanei di scuola o compagni di amicizia e soprattutto verso i più fragili che non possono vaccinarsi.

Tale parere del 29 luglio è stato espresso all’unanimità anche dagli assenti alla plenaria e da quanti vi hanno aderito senza aver diritto al voto dalla presidenza delegata Fnovi a quella del Cnr dell’Iss e della Fnomceo.

Ci sono evidenze scientifiche?

Nei paesi in cui vi sono più vaccinati anche fra i giovani come Israele e Stati Uniti il vaccino risulta protettivo, sicuro ed efficace, anche se emergono alcuni rari casi avversi che si sono poi risolti, come fa notare il Comitato nazionale di Bioetica (CNB), da alcuni studi più recenti (Glikman, Stein et al., 22 jun 2021, Acta Pediatrica; Frenck at al., 27 may 2021 Nejmo; M. Marshall et al., 27 may 2021 bollettino sorveglianza Iss in epicentro).

Quali sono i suggerimenti del Comitato nazionale di Bioetica?

Innanzitutto che occorre una comunicazione da parte delle istituzioni e dei medici con competenza pediatrica rivolta ai genitori e all’adolescente stesso adeguata alla loro età e maturità, in un linguaggio medico semplificato, aggiornata secondo le evidenze scientifiche, epidemiologiche e cliniche più recenti, sui rapporti benefici e rischi, aiutandolo a maturare in modo consapevole un diniego o un consenso alla vaccinazione.

Suggerisce per il consenso informato dei genitori di tener conto del rapporto tra rischi e benefici e di questi ultimi «diretti che sono di gran lunga superiori ai possibili rischi, considerando gli ipotetici effetti avversi a seguito della vaccinazione a fronte anche delle gravi conseguenze indotte dalla infezione e dalla patologia Covid-19». Cita la posizione della Società italiana di Pediatria (Sip) a favore della vaccinazione per i bambini e bambine nell’età adolescenziale (21 giugno 2021). E delle nuove varianti, sensibili ai vaccini attuali, che potrebbero colpire anche i più giovani.

E dei benefici indiretti che «vanno riferiti al controllo della trasmissione del virus, in particolare alla limitazione dello sviluppo di nuove varianti, anche più aggressive delle attuali, e al contributo responsabile e solidale alla salute della comunità. L’immunità di comunità può essere infatti tanto più facilmente raggiunta quanto più è diffusa la vaccinazione nella popolazione suscettibile».

Informare gli adolescenti anche del comportamento da adottare, bilanciato tra la libertà individuale e la fruizione dei luoghi pubblici mantenendo il rispetto delle misure preventive che proteggono dal rischio di contagio anche chi non si è potuto vaccinare e quanti sono vaccinati ma non hanno una risposta immunitaria sufficiente di fronte alle varianti. Grandi eventi o raduni in luoghi aperti sono tanto pericolosi di diffusione della malattia Covid-19 quanto i locali chiusi senza rispetto delle normative.

Se gli adolescenti sono in contrasto con il parere dei genitori alla vaccinazione, cosa accade?

Se l’adolescente è a favore della vaccinazione rispetto ai genitori, che ne sono contrari, il Comitato ritiene che la sua richiesta vada ascoltata dal medico la cui volontà coincide, se non vi sono controindicazioni sanitarie, con il migliore interesse della sua salute e di quella degli altri.

La raccomandazione si fa più caldeggiata qualora si è davanti ad adolescenti con patologie e che fanno parte delle categorie più fragili espresse dal Ministero della Salute, anche se in contrasto con i genitori: in tal caso se il consenso sia ritenuto dal medico rilevante o vi sia dissenso fra i genitori si può far ricorso al comitato di etica clinica.

Nel caso di diniego del giovane contro il consenso dei genitori, le cui motivazioni vanno riportate per comprendere i contrasti, il giovane deve essere comunque informato su cosa comporta vaccinarsi e del senso di tale dovere morale e civico ed essere consapevole delle misure di prevenzione per salvaguardare la salute pubblica come può essere la Dad, e l’uso di tamponi, gratuiti, per accedere alle attività ricreative.

CCBySa

redazione Bioetica News Torino