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Quale strategia possibile comune su istruzione, sicurezza e Covid-19? È al centro di un incontro dell’Oms per l’Europa con 53 Paesi A confronto esperienze e criticità nei diversi Paesi con i ministri della salute

28 Agosto 2020

Uno scambio di riflessioni e di esperienze che i ministri della Salute dei diversi paesi europei metteranno a disposizione con esperti dell’Unicef, dell’Oms, dell’Unesco, del ECDC (Centro Europeo per il Controllo e Prevenzione delle malattie) per poter garantire una didattica in sicurezza che possa portare a compimento il programma dell’anno scolastico o accademico mentre misure di contrasto mantengono la trasmissione virale sotto controllo. L’incontro avviene tramite videoconferenza lunedì 31 agosto. Un’iniziativa che è stata proposta dal Ministro italiano Roberto Speranza e annunciata ieri dal coordinatore Agostino Miozzo del Comitato tecnico Scientifico della Protezione Civile all’audizione per la Commissione Cultura della Camera.

Un documento riprenderà i punti discussi che contribuiranno alla stesura di linee guida operative e di riferimento per i Paesi europei alla pianificazione e all’attuazione dell’educazione scolastica al tempo del Covid-19 a cui l’Organizzazione mondiale della Salute sta lavorando.

Presiedono l’incontro il direttore Oms per l’Europa Hans Kluge insieme al ministro italiano Roberto Speranza che interloquiranno con rappresentanti di 53 Paesi membri nell’intento di trovare un equilibro tra la protezione della salute e la riapertura delle scuole. I lavori riguardano tre punti: le misure per la riapertura delel scuole in sicurezza, attività recenti ed evidenze emergenti, collaborazione a procedure condivise sulle migliori pratiche.

In occasione dell’incontro la presidente della federazione nazionale degli ordini e delle professioni infermieristiche (Fnopi) Barbara Mangiacavalli richiama l’attenzione al ruolo dell’infermiere scolastico per il Covid-19 nelle scuole proponendone la presenza in ogni istituzione scolastica, «in Italia sono poco meno di 9mila e raccolgono i circa 57mila istituti di istruzione statali e parificati del Paese […],  con un ruolo proattivo rispetto alla salute degli alunni. Un infermiere che di fatto c’è già: è l’infermiere di famiglia e comunità». Spiega che si potrà occupare di verificare la corretta applicazione delle misure anti-covid, della salute e dei bisogni assistenziali degli alunni e del personale docente non Covid e di chiamare il medico del dipartimento di prevenzione a cui il plesso scolastico fa riferimento in caso di necessità. In ambito estero è una figura, quella dell’infermiere scolastico, che è presente tra gli organici per il controllo sanitario in Spagna e diffusa negli Usa e in altri paesi europei. In Italia, l’Istituto superiore della sanità nell’ambito delle linee guida sulla prevenzione e sulla gestione dei casi covid nelle scuole prevede, come fa riferimento la stessa nota della Fnopi: «ferme restando le competenze di diagnosi e cura dei medici, sia identificato un referente scolastico per il Covid-19 adeguatamente formato, che tenga un registro degli eventuali contatti tra alunni e/o personale di classi diverse, richieda la collaborazione dei genitori per misurare ogni giorno la temperatura del bambino e segnali eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al Covid-19».
Mangiagalli conclude infine facendo osservare come l’infermiere scolastico sia una presenza importante nelle aree rurali e disagiate laddove manca l’accesso all’assistenza sanitaria e per la fiducia accordata da parte dei genitori per la presa in carico del figlio riducendo l’assenteismo legato alla somministrazione delle terapie.

(Aggiornamento 31 agosto 2020 h. 12.49)

Redazione Bioetica News Torino