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Quasi 25 mila i casi confermati nel mondo e nella sola Cina 24.329 Raccomandazioni del Ministero della Salute in tema di prevenzione

05 Febbraio 2020

Dalla segnalazione all’Oms di un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan da parte della Commissione sanitaria municipale della città cinese, lo scorso 31 dicembre scorso,  sono riportati al 5 febbraio nel mondo 24.530 casi confermati in laboratorio, la maggior parte in Cina dove ha avuto inizio l’epidemia virale causata dal nuovo coronavirus. Dai dati del Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) dell’Unione Europea  si tratta di 24.329  casi confermati in Cina (quasi 4 mila nuovi casi) dove  salgono purtroppo anche le vittime a 492 ( 479 nella provincia di Hubei dove si è diffuso il focolaio, una sessantina i nuovi decessi). Viene segnalato invece per la prima volta un decesso al di fuori della Cina, nelle Filippine.  È la diffusione riguarda 23  Paesi oltre la Cina.

Nel resto del mondo asiatico dove  i casi confermati sono 33  in Giappone, 25  in Tailandia, 24  in Singapore, 18 nella Repubblica di Corea, 11 in Taiwan, 10  in Vietnam, 10 in Malaysia, 5 Emirati Arabi, 3 in India, 2 nelle Filippine, 1 in Cambogia, Nepal e Sri Lanka.

Si è diffuso anche in Europa. Sono 28 i casi confermati:  12 in Germania, 6 in Francia, 2 in Italia e  Regno Unito e Russia mentre 1 in Belgio, Finlandia, Spagna  e Svezia.

Negli Usa vi sono 11 segnalazioni di casi confermati e 5 in Canada.

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato il 30 gennaio scorso tale epidemia virale in Cina «emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale».
La valutazione del rischio da parte dell’OMS è: per la Cina molto alta; a livello regionale: alta; a livello globale: alta.

Fig. I. Distribuzione geografica della situazione di diffusione del nuovo coronavirus nel mondo al 5 febbraio 2020 - Fonte Edcd.
Fig. I. Distribuzione geografica della situazione di diffusione del nuovo coronavirus nel mondo al 5 febbraio 2020 – Fonte Ecdc

In Italia  lo stato di emergenza sanitaria pubblica è stato dichiarato dal Governo il 31 gennaio con la nomina del commissario straordinario per l’emergenza il Capo della Protezione civile Angelo Borrelli.  Il giorno precedente un’ordinanza del ministro della Salute chiude il traffico aereo da e per la Cina per 90 giorni, incluse le regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao, oltre a quelli provenienti dalla città di Wuhan in cui si sono segnalati i primi casi del  focolaio virale e precedentemente sospesi. Attraverso una Task force operativa, istituita presso il Ministero della Salute, sono attivate le procedure sanitarie di sorveglianza e di sicurezza gestiti dall’USMAF-SASN (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera) presso gli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa.  Sono rimpatriati lunedì 3 febbraio scorso 56 cittadini italiani da Wuhan che trascorreranno la quarantena di quattordici giorni, tempo di incubazione della patologia virale,  presso la cittadella militare «Cecchignola» nei pressi di Roma.

In Italia rimangono al momento confermati i due soli casi di contagio che riguardano la coppia di turisti cinesi ricoverati in isolamento al Lazzaro Spallanzani, istituto nazionale per le malattie infettive, di Roma dal 29  gennaio scorso.  Le loro condizioni cliniche si sono aggravate a causa di una insufficienza respiratoria ed è stato fornito loro  un supporto respiratorio in terapia intensiva; sono monitorati e vengono somministrati, tra le cure, anche farmaci antivirali sperimentali, informa la nota medica ospedaliera in data 4 febbraio. Permane l’osservazione  delle 20 persone rintracciate e  in  contatto con i  due turisti cinesi presso l’hotel di Roma dove soggiornavano e con cui condividevano la vacanza anche se finora sono in buone condizioni generali.  Fa sapere che fino al 4 di febbraio sono stati dimessi 26 pazienti dopo l’esito negativo della ricerca del virus e 11 pazienti provenienti dalla Cina  presentando sintomi sospetti sono ricoverati per gli accertamenti.

Sul portale del Ministero della Salute (www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/home) appositamente predisposto per dare le informazioni sul nuovo coronavirus, continuamente aggiornato, sia per le notizie  epidemiologiche in Italia e nel Mondo, sia sulla trasmissione virale, prevenzione e trattamento.

Fig. II. Consigli per i viaggiatori internazionali da aree a rischio della Cina , Fonte Ministero della Salute Italia
Fig. II. Consigli per i viaggiatori internazionali da aree a rischio della Cina, Fonte Ministero della Salute Italia

Alcune raccomandazioni del Ministero della Salute. Per i viaggiatori viene consigliato di: vaccinarsi contro l’influenza almeno due settimane per facilitare la ricerca del virus in casi sospetti a causa della somiglianza dei sintomi influenzali con la infezione polmonare dal nuovo coronavirus; posticipare i viaggi  se non sono più che necessari nelle aree colpite dalla Cina. L’Italia ne ha bloccato tutti i voli; evitare il contatto diretto con le persone che soffrono di infezione respiratorie acute; lavarsi spesso le mani, soprattutto dopo il contatto diretto con le persone malate; evitare di visitare mercati ittici o animali; evitare il contatto diretto con animali da allevamento o selvatici vivi o morti; rispettare l’igiene respiratoria se si hanno sintomi di infezione respiratoria acuta: evitare contatti ravvicinati, coprire starnuti e colpi di tosse con un fazzoletto, preferibilmente monouso, indossare una maschera chirurgica e lavarsi le mani.

Al ritorno se non si è cittadini che vivono in Italia per qualunque necessità contattare l’Ambasciata o il Consolato del proprio Paese e se nelle due settimane successive al ritorno da aree a rischio si manifestassero sintomi respiratori come febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratore, occorre contattare in via precauzionale il numero gratuito 1500 del Ministero della Salute, presso cui rispondono anche operatori sanitari e mediatori culturali  24 ore su 24.  (Travel advice for travellers returning from at risk areas of China – chinese language)

Prevenzione. Non essendoci né un vaccino né un trattamento specifico per proteggersi dalla  malattia polmonare occorre prestare ascolto ad alcuni accorgimenti pratici che consentono di poter ridurre il rischio di infezione.  Qualche giorno fa è giunta la notizia dell’isolamento del virus da parte di un gruppo di ricercatori dello Spallanzani di Roma con cui l’Italia collaborerà a livello internazionale allo sviluppo di una terapia. Attualmente la cura consiste nella terapia di supporto che cura i sintomi per favorire la guarigione. Vi è una guarigione spontanea per la maggior parte delle persone infette dal nuovo coronavirus.

Si può ridurre il rischio di infezione:
– lavando spesso le mani  dopo aver tossito o starnutito, dopo aver assistito un malato, prima durante e dopo la preparazione di cibo, prima di mangiare, dopo essere andati in bagno, dopo aver toccato animali o le loro deiezioni o più in generale quando  sono sporche;
– In ambito assistenziale, come negli ospedali bisogna seguire quanto gli operatori sanitari consigliano;
–  Se non vi sono sintomi non occorre indossare le mascherine chirurgiche;
– Nei confronti delle altre persone se si ha una qualche infezione respiratoria quando si tossisce o starnutisce coprire naso e bocca ad esempio con il gomito o un fazzoletto;
–  il fazzoletto usato va gettato  nel cestino.

Il Direttore del Dipartimento di Malattie infettive Gianni Rezza, in una nota odierna, informa che «Certamente la diminuzione del volume di passeggeri in arrivo da zone a rischio riduce la probabilità di introduzione dell’infezione attualmente, ma ciò non vuol dire che il peggio sia passato in quanto bisogna tenere altissima l’attenzione finché i focolai cinesi particolarmente attivi non saranno posti sotto controllo». Un fenomeno che va tenuto sotto osservazione. Aggiunge: «La a stragrande maggioranza delle febbri rilevate in questo momento sono attribuibili al virus influenzale, ma non vuol dire automaticamente che la minaccia posta dal nuovo Coronavirus debba essere posta sullo stesso piano, essendo la pressoché totalità della popolazione suscettibile a un virus totalmente nuovo».

Si trovano sul portale dell’Istituto Superiore della Salute alcune risposte  sulla trasmissione del virus nella correttezza  dell’informazione per evitare anche che circolino notizie che creano falsi allarmismi:

Se si viaggia in metropolitana  con una persona che tossisce e poi nei giorni successivi si manifesta anche all’altro la tosse occorre andare in ospedale?  «No, ad oggi non vi è alcuna evidenza scientifica che il nuovo Coronavirus stia circolando in Italia. È invece certo che si è in una fase di massima trasmissione del virus influenzale stagionale. Pertanto, se dovessero comparire sintomi respiratori – come febbre, tosse, mal di gola, ecc. – o, comunque, difficoltà respiratorie, è opportuno rivolgersi al proprio medico curante».

Come si fa  sapere se la  tosse è dovuta a un’infreddatura o al nuovo Coronavirus?
«Al momento, secondo le evidenze scientifiche disponibili, il nuovo Coronavirus non circola in Italia. Le uniche condizioni di rischio legate alla possibilità di aver contratto l’infezione sono: aver viaggiato negli ultimi 14 giorni in zone della Cina in cui il virus si sta diffondendo; avere  avuto contatti con persone con infezione accertata. In ogni caso, qualora dovessero comparire febbre o disturbi respiratori, considerato che in questo momento si è nel periodo di massima circolazione dell’influenza stagionale, è opportuno rivolgersi al medico curante».

È  vero che si può essere contagiati dal coronavirus toccando le maniglie degli autobus?
Allo stato attuale, non essendoci evidenze scientifiche della circolazione del virus in Italia, è altamente improbabile che possa verificarsi un contagio da nuovo Coronavirus attraverso le maniglie degli autobus o della metropolitana. È comunque buona norma, per prevenire tutte le infezioni respiratorie, lavarsi frequentemente e accuratamente le mani prima di portarle al viso, agli occhi e alla bocca.

Se si hanno sintomi respiratori e si pensa di essere stato contagiati dal nuovo Coronavirus, si deve chiamare il 118 per andare in ospedale o andare dal  proprio medico curante?
Se si è stati esposti a fattori di rischio, come aver viaggiato nelle zone della Cina in cui il nuovo Coronavirus sta circolando o si è stati a contatto con persone risultate infette, per prima cosa è opportuno contattare il numero telefonico 1500, messo a disposizione dei cittadini dal Ministero della Salute, per avere indicazioni sui comportamenti da seguire.

(aggiornamento 06 febbraio 2020)

 

Redazione Bioetica News Torino