Recensione film Il Primo Anno, di Lilti T.

Dopo il successo di Hippocrate (2014) e de Il medico di campagna (2016), il talentuoso medico-regista Thomas Lilti firma il terzo capitolo della sua trilogia dedicata al mondo della medicina, concentrandosi stavolta sui durissimi anni della formazione universitaria in campo medico.

Ne Il Primo Anno a combattere strenuamente per l’ammissione al corso di medicina di Parigi (che lascia spazio a soli 300 fortunati) sono due giovani ambiziosi: Benjamin (William Lebghil) che intende seguire le orme del padre chirurgo, distante e assente nella vita del figlio, e il tenace Antoine (Vincent Lacoste) che è arrivato al terzo tentativo. Tra i due ragazzi nasce una forte amicizia, messa però continuamente alla prova dell’intensità della competizione.

Il film è divertente, scorrevole e convincente, seppur concentrato su tematiche complesse al centro di un ampio dibattito in Francia che ancora oggi, a due anni dall’uscita del film, non sembra placarsi la strutturazione del test selettivo è davvero in grado di far spazio ai più meritevoli? La sterile logica al centro delle domande a risposta multipla non faranno passare in secondo piano l’importantissima capacità empatica che ogni medico deve possedere?

L’atmosfera che si crea davanti alla macchina da presa è a dir poco soffocante: la scarsità dei professori e le aule decisamente troppo piccole per ospitare i molti, frustrati studenti – sempre in lotta tra loro per accaparrarsi il banco migliore – sono elementi disturbanti, che volutamente appesantiscono ogni scena.

A esser denunciato è un sistema assurdamente competitivo e ai limiti del disumano, il cui metodo di selezione, lungi dall’essere meritocratico, si rivela invece estremamente – e pericolosamente – fallace.

I due giovani attori protagonisti, William Lebghil (Benjamin) e Vincent Lacoste (Antoine) riescono a rendere giustizia all’esperienza di migliaia di giovani aspiranti medici, restituendo intensità e autenticità ai loro personaggi.

Ad di là dei simpatici siparietti e degli altri numerosi tentativi di stemperare la drammaticità degli eventi narrati, Il primo anno si rivela un film politico di aperta denuncia al sistema universitario e alla sua imperdonabile incapacità organizzativa, in grado di sconvolgere il futuro di molti giovani pieni di speranze e talenti atrocemente sprecati.