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Relazione ministeriale con i dati del 2018 della legge 194/1978 (Tutela sociale della maternità e Interruzione volontaria di gravidanza)

22 Giugno 2020

Diminuiscono anche quest’anno gli interventi di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia dai dati riferiti al 2018 nella relazione annuale del Ministero della Salute  sulla situazione aggiornata dell’applicazione della legge 194/1978 concernente la tutela sociale della maternità e l’IVG.  Sono stati effettuati 76.328 interruzioni: il  5,5 % in meno rispetto ai dati del 2017, 80.733.

Negli ultimi quattro anni, dal 2015 al 2018, il Ministero fa osservare, sul numero decrescente che potrebbe aver influito la non obbligatorietà di prescrizione medica del farmaco contraccettivo di emergenza Ulipristal acetato (pillola dei cinque dopo)  e Levonorgestrel (pillola del giorno dopo) alle maggiorenni. Dai dati forniti dal sistema di Tracciabilità del farmaco risultano 145.101 confezioni distribuite  dal 2015, anno in cui l’Aifa ha concesso l’uso senza ricetta, quantità che è salita fino a 260.139 nel 2018, mentre per il Levonorgestrel da 161.888 nel 2015 si è passati ad un uso di 338.028 farmaci quattro anni dopo.

Il tasso di abortività, che considera il numero degli interventi rispetto a 1000 donne residenti, dell’età tra i 15 e i 49 −  tipo di analisi considerata dall’Oms più accurata − risulta pari a 6.0 IVG; è diminuito del 4,0% rispetto al 2017 che era pari a 6,2, concentrato per la maggior parte nel centro  e nel nord Italia (Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana) seguiti dalla Puglia.  A livello internazionale viene calcolato di solito su donne di età tra i 15 e i 44 anni.

Vi ricorrono le fasce più giovani sotto i vent’anni, con un tasso di abortività  basso  del 2,4 per 1000 donne mentre risulta, seppure lievemente in diminuzione, la fascia di età tra i 30 e i 34 anni che ha  maggiori interventi, a differenza del panorama internazionale europeo dove i valori sono maggiori nella classe tra i 20 e i 24 anni. Infatti ad esempio in Svezia la percentuale del tasso di abortività sui 20-24 anni di età  è del 26% e in Inghilterra e Galles è del 29,2%.

Sono di più le  minorenni italiane  (1928) rispetto a quelle straniere  (340) nel nostro Paese.  Il  tasso per tutte le classi di età presenta  livelli di abortività più elevati nelle straniere rispetto a quelle italiane. Per le straniere la fascia di età è tra i 20-24 anni mentre per le italiane nella fascia tra i 25 e i 29 anni e 30-34 anni.

Per  le minori l’assenso per effettuare l’intervento proviene soprattutto dai genitori, per il 79,6 %.

La metà delle ricorrenti all’aborto sono nubili (57,2%)  mentre le coniugate, il cui numero si è ridotto negli anni,   rappresenta il 36,8%  nel 2018. E nel considerare le donne straniere in Italia,  le differenze tra  le diverse tipologie sono meno evidenti: coniugate italiane (32, 4%) e  straniere (47,5%); le già coniugate italiane (6,3%) e quelle  straniere (5,2%); le nubili italiane (61,3%) e quelle straniere (47,3%). L’abortività delle straniere è più elevata di quelle italiane  di  2-3 volte. Dagli studi condotti dall’Iss emerge che le straniere vi ricorrono di più delle italiane probabilmente perché hanno una scarsa conoscenza della fisiologia della riproduzione, dei metodi di contraccezione responsabile e dalle condizioni di vita e non da una scelta di utlizzare l’IVG come metodo di controllo della propria fecondità.

Una tendenza in diminuzione anche per le donne residenti all’estero che ricorrono all’Ivg nel nostro Paese in quanto domiciliate (2085 IVG).  Si consolida la tendenza generale di donne che hanno avuto una o più IVG precedenti: del 25,5% 18, 5 una, il 4,8 due, 1,3 3 e 0,9 quattro. Sull’abortività clandestina l’Istituto Superiore di Sanità ha effettuato una stima nel 2012 con 15mila aborti clandestini per le italiane nel 2005 e tra i 3mila e 5000 per le donne straniere.

Il Consultorio familiare è il luogo dove si sono più rivolte: 39,3% da parte di italiane e il 55% da straniere mentre diminuisce la richiesta presso il medico di fiducia, al servizio ostetrico ginecologico o altra struttura. Svolge un servizio non appieno. Le strutture offrono servizi di counselling prima della procedura e informazioni sulla tecnica di intervento ma non tutti un counselling psico-sociale.  Il Consultorio garantisce la prenotazione e vi si rivolgono soprattutto per le procedure preliminari.  Attualmente la maggior parte di loro offre controlli medici e il counselling contraccettivo post-IVG. Di numero ancora inferiore rispetto a quanto richiede la legge 34/96, 1 per lo stesso numero di abitanti.

Per il luogo dell’intervento le IVG avvengono prevalentemente negli Istituti pubblici, con una stima del 98% sia per le italiane che per le straniere mentre solo l’1,5% per le italiane e l’1,7% per le straniere nelle case di cura.

Viene segnalato come continui a crescere il numero dei casi in urgenza che può esser dovuto a eventuali problemi di liste di attesa, di carenza di servizi disponibili per l’effettuarsi dell’IVG o al ricorso urgente per lo svolgimento dell’intervento con il Mifepristone e prostaglandine nei tempi previsti entro i 49 giorni di gestazione. La  metà degli interventi poi  avviene entro le 8 settimane  di gestazione (50,9%), dovuto in parte all’aumento dell’uso del Mifipristone e prostaglandine (aborto medico), tecnica usata in epoca gestionale precoce, rispetto al 48,9% nel 2017. Vanno ripotenziati e riqualificati con la mediazione culturale e con un modello di servizi ospedalieri e territoriali.

C’è una crescente percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento mentre è lievemente diminuita la percentuale dopo oltre tre settimane di attesa  nel 2018.  Un andamento che potrebbe essere collegato a una maggior frequenza dl ricorso all’urgenza e al Mifepristone + prostaglandine come tecnica di intervento. È aumentata negli ultimi anni  la percentuale di IVG entro le 8 settimane gestionali mentre il 5,6% dopo la dodicesima settimana. Le donne straniere in Italia invece abortiscono entro i 90 giorni, settimane gestionali più avanzate ma gli interventi oltre la 12 settimana sono più bassi, sia per la  mancata informazione, per i costi e anche per la presenza di donne giovani nella popolazione immigrata  e il loro desiderio di avere una gravidanza entro i 30 anni, a minor rischio di malformazioni fetali e di conseguente ricorso a un’IVG terapeutica.

Tra le tecniche, l’isterosuzione e in particolare le cannule di Karman, emergono di più. Il raschiamento è ancora in uso in alcune regioni meridionali e insulari, settentrionali (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia), ma per il rischio di complicanze che essa presenta, il Ministero consiglia di ridurne il ricorso. All’isterosuzione o alla revisione della cavità uterina si è ricorso dopo che si sono avute complicanze nel 2,4% dovuto all’uso del farmaco medico mifepristone + prostaglandine. Nella quasi totalità dei casi la durata di degenza  delle IVG è inferiore alle 24 ore.

L’IVG con mifepristone e prostaglandine  avviene soprattutto negli istituti ospedalieri.  Dati in crescita , con un uso di 15.750 per le IVG con Ru 486.  La mortalità collegabile all’IVG ha un tasso molto basso e inferiore a quello indicato in letteratura.

Hanno presentato obiezione di coscienza il 69% dei ginecologi, il 46,3% degli anestesisti e il 42,2% del personale non medico, il cui valore è in lieve aumento rispetto al 2017 ma il dato importante che emerge da un’analisi  è  un’adeguata copertura della rete di offerta, i punti IVG sono più che adeguati rispetto al numero delle IVG effettuate e con un carico ore di lavoro medio alla settimana da parte del ginecologo non obiettore  nei limiti eccetto in Puglia (14,6) superiore alle 9 IVG a settimana e in Calabria (9,5).

(aggiornamento 25 giugno 2020 h. 10)

Redazione Bioetica News Torino