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Ru486: no in regime di Day Hospital e nei consultori per Marrone, in contrasto con le nuove linee guida del Ministero. Una eventuale delibera in Regione Piemonte ha riacceso il dibattito

16 Settembre 2020

Con una notizia stringata che, in brevissimo tempo ha avuto una risonanza mediatica e risposta delle diverse forze politiche, la Regione Piemonte ha annunciato oggi pomeriggio dal portale, da un lato l’intento da parte dell’assessore regionale agli Affari legali, Maurizio Marrone di un’eventuale proposta sull’uso della pillola abortiva Ru486 che metterà in discussione le nuove linee guida ministeriali emanate ad agosto «in quanto sarebbero emerse delle criticità» sotto il profilo giuridico con la legge 194 che disciplina la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza, sulle quali «sta verificando con l’Avvocatura regionale». Dall’altro informa che «la Sanità del Piemonte non ha preso, al momento, alcuna decisione» ed assicura che «non è ancora approdato al tavolo della Giunta regionale».

Il ministero della Salute ha trasmesso una circolare con le nuove linee guida sull’interruzione volontaria di gravidanza riguardo al farmaco Ru486 in agosto. Non c’è più l’obbligo di ricovero ordinario ospedaliero come era previsto nella legge 194 ma in regime di day hospital presso ambulatori pubblici, collegati all’ospedali e autorizzati dalla Regione, consultori o in day hospital. Inoltre estende il periodo di somministrazione fino alla 9° settimana anziché alla settima. Il mifepristone viene somministrato in una unica dose in compresse seguita dopo le 36-48 ore dalla somministrazione della prostaglandine. Conclude raccomandando agli operatori sanitari, farmacisti, ostetriche e all’Istituto Superiore di Sanità, all’Agenzia del Farmaco e al Consiglio superiore di sanità di «effettuare il monitoraggio continuo ed approfondito delle procedure di interruzione volontaria di gravidanza con l’utilizzo di farmaci, avendo riguardo, in particolare, agli effetti collaterali conseguenti all’estensione del periodo in cui è consentito il trattamento in questione».

La proposta riguarderebbe tre nodi critici: la somministrazione del farmaco Ru486, o mifepristone, nei consultori a suo parere in contrasto con la legge, il Day Hospital che secondo l’assessore dovrebbe finire con la fine dell’emergenza Covid, per tornare al ricovero ospedaliero e la possibilità di avvalersi di associazioni che «diano sostegno per superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza». Infine dar vita ad una realtà dei consultori quanto l’articolo 2 della 194 definisce: «È sempre rimasto lettera morta, spiega, mentre ci sono tante realtà che possono aiutare», come riporta LaPresse (Piemonte verso lo stop della pillola abortiva nei consultori), dal colloquio intercorso con Marrone.

I consultori sono nati, come descrive l’art. 2, per fornire informazioni sui diritti e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali offerti sul territorio; sulle modalità del rispetto delle norme sul lavoro a tutela della gestante; per predisporre direttamente o proporre all’ente locale competente o alle strutture sociali sul territorio interventi quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi; per «contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni di volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita».

L’assessore Icardi alla Sanità preferisce attendere i riscontri della verifica. «Ieri ci siamo parlati e lui approfondirà con gli uffici tecnici, ci aggiorneremo presto. Probabilmente venerdì in Giunta sarà il momento più adatto per parlare tutti insieme» aggiunge Marrone, sull’incontro al riguardo avuto con Icardi, a LaPress mentre per il presidente della Regione Alberto Cirio la «proposta verrà portata prima in maggioranza per una valutazione da parte di tutti, essendo un tema che tocca le sensibilità individuali». 

«Non è la prima volta che qualche esponente politico decide di fare la sua becera propaganda sul corpo delle donne, entrando a gamba tesa sui temi dell’interruzione volontaria di gravidanza e delle sue modalità» ha esternato la sua disapprovazione la sindaca Appendino dai social, sostenendo che «Quindi lo dico in maniera molto chiara: sull’aborto, il diritto di scelta non si tocca», riferendosi alla possibilità di ricevere la somministrazione in regime di day hospital e ambulatoriale «presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day
hospital» e «annullando il vincolo relativo all’utilizzo del farmaco Mifegyne in regime di ricovero dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla conclusione del percorso assistenziale» come descrivono le nuove linee guida del Ministero.

«Da sette anni facciamo il Day Hospital, sono 10 anni che le donne non rimangono in ospedale, e abbiamo una casistica di 17mila donne. Dal punto di vista clinico non c’è partita, da quello legale fu risolto con la sperimentazione del 2005; credo che la Giunta Regionale Piemontese debba seguire l’esempio della giunta lombarda che ha approvato il Day Hospital prima della norma nazionale», in vigore dal 2019, afferma il ginecologo Silvio Viale a Rai3 .

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Redazione Bioetica News Torino