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Sabato Santo, da Torino in preghiera dinanzi alla Sindone

05 Marzo 2021

Torino è custode da quasi cinque secoli del Telo Sindonico, il lenzuolo di lino che riporta impresse come descritte nei Vangeli i segni dei patimenti di cui soffrì Gesù dalla condanna a morte fino alla crocifissione. L’immagine di un uomo che ha sofferto ogni atrocità in cui si rispecchia il mistero della passione e resurrezione di Gesù di chi guarda con occhi della fede, provocato da quel telo che richiama il telo sepolcrale che avvolse il suo corpo, ma anche la sofferenza presente nella vita di ogni persona di chi guarda il Telo con culture e fedi diverse. Vi sono in corso studi scientifici a livello internazionale sul Telo che presentano alcuni riscontri con la tradizione religiosa ma anche questioni ancora irrisolte.

Dalla Cattedrale di Torino, dove è custodita in una teca, nel giorno del Sabato Santo, 3 aprile, in cui si ricorda nella liturgia Gesù che rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, Pasqua, ci sarà un momento di preghiera e di contemplazione dinanzi alla Sindone alle ore 17, trasmessa in diretta su Tv 2000 e tramite i social. Precederanno una mezz’ora prima sui social testimonianze ed alcuni interventi in preparazione alla preghiera. Parteciperanno alcuni giovani torinesi, rappresentanti della gioventù, quella a cui sarà rivolta l’ostensione straordinaria attesa quest’anno dopo il Natale in cui prenderanno parte i giovani da tutta Europa radunati dalla Comunità di Taizè.

Un incontro davvero speciale quello del 3 aprile, perché, spiega il Custode Pontificio della Sindone, monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo della Diocesi di Torino, «in questi tempi tormentati abbiamo bisogno di alimentare e comunicare la nostra speranza. E per noi credenti il modo più efficace di accrescere la speranza del mondo intero è la preghiera comune, il mettersi in ginocchio di fronte al Signore».  L’immagine sindonica aggiunge «testimonia dolore e morte ma anche – e con quanta maggiore forza! – risurrezione e vita eterna che apre alla carità, alla fratellanza di ogni persona. Davanti alla Sindone possiamo davvero nuovamente esclamare, con il cuore rivolto al Signore: “il tuo amore è per sempre”».

Si potrà contemplare il telo sindonico, non esposto come durante le Ostensioni, ma come spiega Gian Maria Zaccone, direttore del Centro Internazionale Studi sulla Sindone, «nel suo contenitore e al suo posto, aprendo il guscio di protezione in modo che le telecamere possano riprenderla per permettere al mondo la contemplazione di quell’immagine che racchiude dolore e speranza, e aiutare così ad unirsi nella preghiera che l’Arcivescovo dirà per tutti e con tutti».

Dal 1983 la Sindone passa dopo la morte di Umberto di Savoia, la cui famiglia ne aveva la proprietà dal 1453, per volontà testamentaria alla Santa Sede.

«Certo, la nostra fede non poggia su questa immagine ma sulla solida roccia della testimonianza degli apostoli affidata ai Vangeli e vivificata dal dono dello Spirito Santo; tuttavia, come disse il venerato Giovanni Paolo II nel 1998, questo “prezioso Lino può esserci d’aiuto per meglio capire il mistero dell’amore del Figlio di Dio per noi”», afferma mons. Cesare Nosiglia nel dare il benvenuto come Custode pontificio ai visitatori dal sito della Sindone www.sindone.org. Nel contemplarla, nel mettersi dinanzi al Sacro Telo che «nel suo silenzio ci parla di vita e di luce che dona forza ai deboli, serenità agli sfiduciati, gioia di risurrezione per sempre».

Cosa è successo nella vigilia di Pasqua di così importante? Papa Benedetto XVI durante la meditazione nell’Ostensione a Torino del 2010, disse:

Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: gli inferi. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato negli inferi: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli (Benedetto XVI, meditazione dinanzi alla Sindone, 2010)

redazione Bioetica News Torino