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121 Marzo - Aprile 2026
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Salvino Leone, “Nuovi percorsi di Bioetica. Un dialogo con la Teologia (EDB) A colloquio con Salvino Leone, medico e bioeticista

In breve

Il neologismo “policrisi” delinea i futuri scenari del mondo, ove la transizione ecologica, le nuove dinamiche geopolitiche e l’Intelligenza artificiale giocheranno un ruolo fondamentale. Tali novità epocali impongono una nuova definizione dei concetti di salute e di malattia, di vita e di morte. Ogni forma di sapere richiederà pertanto un adeguamento ed una rivisitazione per le inevitabili ricadute sull’antropologia umana, sulla persona e le sue relazioni. Questo ripensamento culturale vale anche per la Bioetica, al centro della riflessione del nuovo saggio “Nuovi percorsi di Bioetica” di Salvino Leone, medico, teologo morale alla Facoltà Teologica di Sicilia ed autorevole studioso della materia.

1. Professor Leone, la Bioetica è nata oltre 50 anni fa. Parafrasando il titolo del suo ultimo saggio, per quale ragione questa disciplina deve cercare nuovi percorsi?

Diciamo subito che la Bioetica delle origini, quella pensata e divulgata da Potter tanto per intenderci (anche se aveva radici più antiche), era già molto diversa da quella che si svilupperà successivamente. Era più simile a una sorta di filosofia della natura che non alla Bioetica vera e propria come la intendiamo oggi. Questo potremmo chiamarlo il primo paradigma. Poi è subentrata la classica bioetica come riflessione etica sui problemi relativi alla salute e alla vita umana (secondo paradigma). Infine, negli ultimi anni, questa Bioetica ormai consolidata, oggetto di pubblicazioni, dibattiti, corsi, insegnamenti accademici, pur senza tradire la sua vocazione originaria cioè quella di una disciplina essenzialmente valutativa di tali problemi, si è in qualche modo circoscritta a questioni di ordine normativo venendo drasticamente assorbita dalla Biogiuridica, Ed è il terzo paradigma che potremmo identificare. In ambito di Bioetica clinica, poi, tutto è stato confinato a questioni relative alla Medicina difensiva per cui l’intera riflessione bioetica è stata mortificata, come diremmo con un noto aforisma latino, al iustum quia iussum piuttosto che al iussum quia iustum.

2. Il dialogo tra Teologia e Bioetica può essere fecondo?

Certamente! Per certi versi si tratta di un dialogo (ma di un “vero” dialogo) diventato assolutamente ineludibile. Quando due persone discutono si dice che vi sono tre affermazioni: quella mia, quella tua e quella giusta. Dovrebbe essere così anche col dialogo bioetico. Purtroppo, soprattutto in Italia, la Bioetica si è sviluppata con una sorta di “peccato originale” cioè quella di essere in qualche modo egemonizzata dal Magistero ecclesiale. Non che questo debba ritenersi irrilevante, soprattutto in una bioetica cristianamente ispirata, ma non può essere la fonte delle sue valutazioni. La Bioetica è disciplina autonoma anche quando presuppone un’antropologia cristiana da rispettare. Purtroppo fino ad oggi c’è stata una sorta di eteronomia magisteriale che le ha tolto quella libertà, quello slancio, quell’ampio respiro che dovrebbe avere. Il dialogo tra Teologia e Bioetica deve portare non solo a una valutazione morale degli assunti bioetici da parte del Magistero ma anche al suscitare nuovi percorsi di ricerca alla stessa Teologia in rapporto ad esempio, alla teologia della creazione o dell’evoluzione: se il Magistero deve parlare alla Bioetica, al tempo stesso, questa deve parlare al Magistero.   

3. Quale futuro per la Bioetica nel Terzo Millennio? Potrà ancora svolgere il suo ruolo di “cattedra del dialogo” tra i saperi?

Senza voler assumere un ruolo egemone come veniva ritenuta un tempo la teologia rispetto alle altre discipline, indubbiamente la Bioetica è particolarmente “attrezzata” per svolgere questo ruolo che richiama l’idea di “ponte” tra i saperi e tra le generazioni lanciata da Potter. In modo particolare credo che possa essere ponte tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche. In realtà questo non è nuovo nella storia. Come diceva Galeno medicus sit quoque philosophus. Non solo, ma nei secoli passati nel dottorato medico veniva conferita la qualifica di medicus et philosohus. La Bioetica oggi potrebbe trovarsi proprio al crocevia tra questi saperi, anzi tra molti più saperi: quello scientifico, quello etico e quello giuridico facendone sintesi. Non dimentichiamo che è stata la modernità a sezione le diverse identità disciplinari che, prima, costituivano in qualche modo un bagaglio unitario. La Bioetica potrebbe contribuire a far riscoprire tale perduta unità, a rendere l’uomo veramente uomo. Chissà magari potrebbe avere un ruolo in quella dilagante irrazionalità che oggi si esprime in una sorta di eclisse della ragione in guerre, femminicidi, omicidi nelle scuole, vanificazione dello ius gentium e quant’altro.

Di seguito è possibile visionare la presentazione del volume , tenutasi on line il 10 febbraio 2026.

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