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Si cancella il lessico “padre” e “madre” nella carta di identità con il minore di 14 nella nuova proposta di decreto ministeriale

15 Gennaio 2021

La carta di identità digitale potrebbe cambiare riportando per i minori di età inferiore ai 14 anni la dicitura “genitori” anziché quella attuale “padre” e “madre”. È la proposta del nuovo schema di decreto ministeriale del 15 ottobre scorso che accoglie le criticità espresse dal Garante della protezione dei dati, già sollevate nel 2018 ma che non ebbero allora riscontro. Lo conferma la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese mercoledì 13 gennaio alla Camera durante le interrogazioni a risposta immediata:

il Garante ha ribadito, con propria nota in data 12 settembre 2020, tali considerazioni e, di conseguenza, il 15 ottobre 2020 è stata proposta un’ulteriore modifica del decreto ministeriale del dicembre 2015, finalizzata a ripristinare, nella disciplina di emissione della carta di identità elettronica, la parola “genitori”, in sostituzione di “padre” e “madre”, per garantire conformità al quadro normativo introdotto dal predetto Regolamento europeo e per superare le problematiche applicative segnalate dal Garante.

Ottenuta l’approvazione dei Ministri dell’Economia e della Pubblica Amministrazione, la Ministra Lamorgese annuncia che la proposta deve ricevere il parere del Garante e successivamente sarà vagliata in conferenza Stato-città.

Si tratta di una questione che venne già discussa e decretata dal Ministero dell’Interno il 31 gennaio 2019 con cui andava a ripristinare i termini, padre e madre alla parola “genitori” inserita nell’art. 4 del decreto del 23 dicembre 2015 sulle modalità tecniche di emissione della Carta di identità elettronica. Il decreto del 31 dicembre 2019 stabiliva nella carta la sostituzione dei termini “genitori” con “madre e padre”, nella parte “Cognome e nome dei genitori” con “cognome e nome del padre e della madre” e per il rilascio del documento di validità per l’estero per il minore è presentata “dal padre e dalla madre congiuntamente”.

Il Garante per la privacy nel parere del 31 ottobre 2018 aveva concluso:

Come ben evidenziato nella relazione illustrativa, il documento di identità deve riportare i dati anagrafici “come risultanti dalla relativa scheda anagrafica tenuta dal Comune di residenza, conformi ai rispettivi elementi degli atti dello stato civile e, in particolare, alla disciplina degli atti di nascita riferita alla madre ed al padre … nonché dei relativi registri”.

Nella procedura prevista per il rilascio della carta di identità, la verifica della correttezza dei dati e della sussistenza della responsabilità genitoriale (o della potestà tutoria) è oggetto di uno specifico accertamento da parte del funzionario comunale preposto, per quanto attiene alla loro corrispondenza con quanto risulta nei registri anagrafici e di stato civile. 

Per le ragioni sopra esposte, è necessario, quindi, che le norme che disciplinano il rilascio della carta di identità elettronica siano idonee ad assicurare l’esattezza dei dati verificati dall’ufficiale di stato civile nei relativi registri.

Il Garante aveva allora posto l’esempio della richiesta del documento congiunto per il minore per l’espatrio e della trascrizione successiva nei registri anagrafici di atti di nascita all’estero «da parte di figure genitoriali non esattamente riconducibili alla specificazione terminologica “padre” o “madre”», spiegando che «In tutti i predetti casi l’esercizio del diritto potrebbe essere impedito dall’ufficio – in violazione di legge – oppure, potrebbe essere subordinato a una dichiarazione non corrispondente alla realtà, da parte di uno degli esercenti la responsabilità genitoriale» e «arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchiano la veridicità della situazione di fatto derivante dalla particolare composizione del nucleo familiare».

Commento contrario alla proposta

Il giurista Alberto Gambino, presidente nazionale dell’Associazione Scienza e Vita, commenta in una nota «Osservo sommessamente che anche dichiararsi genitori, quando non lo si è, è anch’essa una dichiarazione falsa. E nel caso della coppia di genitori dello stesso sesso è giuridicamente pacifico che uno dei due non sia certamente genitore, cioè colui che ha generato la prole» aggiungendo che è «un tipico caso di eterogenesi dei fini: un provvedimento pensato per risolvere un problema ma che invece ne apre un altro. Basterebbe tornare alla dizione tradizionale ‘padre, madre o chi ne fa le veci’ ma forse è troppo antiquato per chi rincorre le mode irragionevoli del momento».

Partita una campagna di petizione di Citizengo per contrastare tale proposta di decreto si chiede al Presidente della Repubblica Mattarella e alla Ministra dell’Interno Lamorgese che non venga cancellato il concetto di maternità e paternità per sostituirlo con una sequenza numerica: «È in atto un progetto di decostruzione della realtà della famiglia che ha come obiettivo l’eliminazione di qualsiasi differenza che potrebbe risultare “discriminatoria”. Un’aberrazione dell’ideologia gender, cioè la volontà scellerata di negare la differenza tra uomo e donna e di distruggere il modello di famiglia naturale tutelato dalla Costituzione».

(aggiornamento 15 gennaio ore 18.35)
redazione Bioetica News Torino