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Si riaccende la polemica tra pro e contro l’aborto in Brasile Con la vicenda di una minorenne. Alcune riflessioni

19 Agosto 2020

Si inaspriscono le discussioni sulle questioni del pro e contro l’aborto nel Paese in cui l’interruzione di gravidanza è illegale, consentita nei casi di stupro, pericolo per la vita della madre e di disabilità grave con un feto encefalico, a seguito di una vicenda drammatica attorno ad una bambina di appena 10 anni, vittima di abuso.

Attorno alla fragile creatura si sono strette voci di manifestanti oppositori e sostenitori del diritto ad interrompere la vita nel grembo, di medici obiettori e di medici che le hanno praticato l’aborto, di indignazione per la pubblicazione dei dati personali sulla rete amplificatrice del web costringendo un’ordinanza legale per la loro rimozione dai social e dai siti entro 24 ore o al pagamento di una multa di 6,900 euro al giorno e di un eventuale ricorso del governo alla decisione del giudice per l’interruzione (bbc.com, Anger in Brasil as 10 year old rape victim’s name put online, 18 agosto 2020, El debate en Brasil por el aborto praticado a una nina violada por su tío, 18 agosto 2020).

Una dolorosa storia che, ancor prima del dibattito su pro e contro dell’aborto, si inscrive nel panorama delle infanzie e adolescenze spezzate, sottratte da una violenza sessuale perpetrata sui loro corpicini indifesi, che dovrebbero essere invece protetti. Accade che i carnefici si trovino proprio come in questo caso nelle mura domestiche tradendo la loro fiducia nell’accompagnarli ad intraprendere un giorno, da soli, il loro cammino di vita nel mondo.

La tenera età richiama al problema della gravidanza e maternità nell’adolescenza. Sono circa 12 milioni nei paesi in via di sviluppo le adolescenti tra i 15 e i 19 anni che rimangono incinte ogni anno di cui circa 700 mila sono di età inferiore ai 15 anni (Oms, 31 gennaio 2020). E all’interruzione di gravidanza ora anche con l’uso di abortivi farmaceutici nel mondo del sommerso facilmente reperibili via internet. Il Ministero della Salute italiano ha recentemente emesso nuove linee guida – che hanno suscitato diverse contestazioni dai cattolici – in cui viene consentito l’impiego della Ru486 fino alla nona settimana di gravidanza lasciando la donna di far ritorno al proprio domicilio dopo (appena n.d.r.) mezz’ora dall’assunzione (Circolare, Ministero della Salute 12 agosto 2020).

Redazione Bioetica News Torino