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124 Luglio - Agosto 2026
Bioetica News Torino Luglio-Agosto 2026

Tecnica, potere e responsabilità: L’Intelligenza artificiale tra rischi e opportunità L'Enciclica "Magnifica Humanitas" di Leone XIV: il irschio che l'algoritmo finisca per svuotare la dignità della persona umana

Alla “Magnifica Humanitas” creata da Dio è dedicata la Prima Enciclica di Leone XIV. Nel 135° Anniversario della Rerum Novarum il Santo  Padre riflette sulla Dottrina Sociale della Chiesa al tempo dell’Intelligenza artificiale, ribadendo la priorità della persona di fronte a qualsiasi forma di novità e di progresso. Sulla falsa riga della strutturazione del testo verranno dedicati 4 Articoli, declinati nella prospettiva bioetica, a commento dell’Enciclica. Quello di apertura è affidato a Davide Boasso. Di fronte ad un mondo in rapido cambiamento devono essere riaffermati con veemenza (45) la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e sussidiarietà, la cura del Creato, la centralità della pace e della fraternità. Restare umani nel tempo degli algoritmi, ecco il messaggio di Papa Leone, indirizzato ad un mondo globalizzato, ma attraversato da una profonda crisi sociale e valoriale.

Enrico Larghero


Il periodo attuale, di profonda trasformazione sociale, culturale e spirituale, richiama quello che spinse Leone XIII, preoccupato per gli effetti dell’industrializzazione sulla società europea, a pubblicare la Rerum Novarum. Esattamente 135 anni dopo, il 15 maggio 2026, Leone XIV avverte rischi analoghi: se il suo predecessore denunciava l’umiliazione e lo sfruttamento degli operai, Leone XIV denuncia il rischio che gli algoritmi finiscano per sostituire o svuotare la dignità e la responsabilità della persona umana.

Nell’enciclica Magnifica Humanitas, il papa propone una chiave di lettura utile per comprendere questo nostro tempo: la tecnica non è più semplicemente uno strumento, ma una forma di potere che orienta decisioni, relazioni e visione del mondo. L’intelligenza artificiale è il luogo in cui emerge con più chiarezza il nesso tra tecnica, potere e responsabilità: una presenza diffusa e spesso invisibile (motori di ricerca, smartphone, piattaforme digitali), ma tutt’altro che neutrale. Ogni sistema di intelligenza artificiale incorpora scelte, priorità, visioni del mondo e, come sottolinea il pontefice, «assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa» (MH 9). Non più semplici strumenti esecutivi, ma sistemi che percepiscono, apprendono ed entrano nei processi decisionali, modificando il rapporto tra uomo e azione.

Quando la tecnica decide, o contribuisce a decidere, il problema non è più solo funzionale: diventa politico ed etico. Leone XIV, come già i suoi predecessori, non demonizza la tecnica, che nel tempo ha contribuito a migliorare le condizioni di vita, ma chiede un profondo discernimento, perché la tecnica possiede un «volto ambiguo»: può curare, connettere ed educare, ma può anche dividere, escludere e generare nuove ingiustizie (MH 4).

Occorre che il suo uso sia sempre riconducibile a una responsabilità umana chiara e verificabile, senza delegare decisioni letali o irreversibili a processi automatizzati (MH 105). Non è una preoccupazione nuova: riprendendo la denuncia di papa Francesco sul paradigma tecnocratico nella Laudato Si’, Leone XIV mette in guardia dalla tendenza a lasciare che la logica dell’efficienza e del profitto governi da sola le scelte umane, riducendo l’uomo a un ingranaggio di un sistema da ottimizzare (MH 92).

Non a caso il papa richiama più volte nell’enciclica il termine “responsabilità”. Una responsabilità che si articola su tre livelli: individuale, nell’uso consapevole delle tecnologie; sociale, nelle scelte delle imprese e della comunità scientifica; politico, nella costruzione di forme di governance adeguate a un potere tecnologico globale. Senza questa responsabilità condivisa, la tecnica rischia di svilupparsi secondo una propria logica di potenza ed efficienza, senza criteri umani. Il pontefice mette in guardia contro una possibile ingiustizia silenziosa, capace di generare ferite profonde nella giustizia sociale: una sorta di colonialismo digitale in cui pochi decidono per tutti. 

Riprendendo un episodio biblico, Leone XIV parla di “sindrome di Babele”: quando il progresso tecnico non si traduce in progresso umano, il mistero della persona viene sacrificato all’efficienza della tecnica, con il risultato di un’umanità omologata, ridotta a dati e prestazioni, incapace di costruire relazioni autentiche (MH 7-15). Agli “architetti di Babele” il papa contrappone i “costruttori di comunione”, come Neemia, «che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati» (MH 10): trasformare la rivoluzione digitale in un terreno comune su cui far crescere giustizia e pace.

Dietro gli algoritmi e le piattaforme digitali, il pontefice intravede una domanda più radicale: che cosa significa essere umani in un’epoca in cui la tecnologia promette di superare i limiti biologici, cognitivi e perfino morali della persona? Leone XIV esprime preoccupazione per il transumanesimo e il postumanesimo, definiti lo “sfondo ideologico” che anima alcuni centri di potere tecnologico e per la visione di un uomo “potenziato” o “ibridato” con la macchina, che rischia di svalutare la dignità umana e di discriminare i più fragili. Per questo propone, in prospettiva cristiana, un modello fondato sull’incarnazione, in cui la debolezza è assunta e trasformata dall’amore divino in luogo di salvezza.

Il messaggio di speranza dell’enciclica Magnifica Humanitas non si fonda su un ingenuo ottimismo tecnologico, ma sulla certezza che l’umanità non è schiava di un destino inevitabile e può orientare il progresso verso il bene comune attraverso la grazia e la responsabilità condivisa. Papa Leone invita a diventare “tessitori di speranza” e “artigiani della pace”, lavorando con perseveranza nel “cantiere del nostro tempo” per edificare una civiltà dell’amore dove nessuna macchina potrà mai sostituire lo splendore della magnifica umanità donataci da Dio.

Davide Boasso

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Sugli stessi temi: Intelligenza artificiale, Magistero