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Terapia al plasma e trapianto di midollo a bambino leucemico con Covid-19 Intervento e terapia riuscita. Collaborazione tra Ospedale Bambino Gesù, Centro Covid Polidoro, Spallanzani e San Camillo

12 Giugno 2020

Arrivato a Roma da Londra lo scorso anno con la sua famiglia all’Ospedale pediatrico «Bambino Gesù» nella speranza di poter guarire con un trapianto di midollo, il bambino affetto da leucemia linfoblastica acuta ha dovuto, dopo le terapie preparatorie per avere migliori probabilità di successo, consistenti in chemio e immunoterapia, sostenere con il suo bagaglio di sofferenza già carico all’età di appena sei anni, un’ulteriore prova, quella del Covid-19, prima che l’intervento riuscisse.

Sono passati diversi mesi dall’arrivo nell’ottobre 2019 prima di potersi sottoporre all’intervento di trapianto di cellule staminali emopoietiche (da midollo osseo), che si è tenuto il 29 maggio. Infatti è stato prima  ricoverato per precauzione al Centro Covid di Polidoro, dopo essere risultato positivo al test, come asintomatico, e ha affrontato poi, il 9 maggio, in via sperimentale, il trattamento di plasma iperimmune ottenuto da un soggetto guarito dall’infezione virale da Covid-19, per poter ridurre il rischio di complicanze  nel trapianto per un abbassamento delle difese immunitarie già compromesse  ed eliminare il virus.

Sta bene, non ha avuto complicanze post-trapianto  e seguirà i normali controlli: assicurano dall’Ospedale pediatrico nell’annunciare in data odierna gli esiti del  successo sia  di trapianto  sia di  trattamento con plasma iperimmune per la cura da Covid-19, quest’ultimo autorizzato in via compassionevole dal Comitato etico ospedaliero e ricevuto il nulla osta dal Centro Sangue del Lazio.

Da un lato si ha  l’applicazione di una metodica innovativa di manipolazione di cellule staminali adulte, avviata dal prof. Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Oncoematologia e Terapia cellulare e genica del Bambino Gesù,  una ventina d’anni fa, per poter ovviare a rischi di  complicanze infettive che si possono incorrere con la scelta di un genitore quale  donatore  parzialmente compatibile.   Una tecnica tramite la quale «si eliminano le cellule, i linfociti T alfa/beta+,  responsabili dell’aggressione dei tessuti del ricevente da parte delle cellule del donatore (Malattia trapianto contro ospite) lasciando all’interno del trapianto un alto numero di cellule , linfociti T gamma/delta+ e cellule Natural killer, capaci di svolgere un’azione anti-leucemica, nel caso di malattie maligne, e di proteggere il bambino da infezioni gravi soprattutto nei primi mesi dopo il trapianto» (Trapianto di cellule staminali emopoietiche, 15 novembre 2019, www.ospedalebambinogesù.it). È una procedura che ha acquisito innovazione scientifica nel corso degli anni dando sempre più una maggiore sicurezza. Per il trapianto di midollo osseo, nel caso di prelievo da un donatore (trapianto allogenico), l’opzione migliore è quella di un familiare compatibile (HLA identico) data da un fratello o sorella compatibile al 100% ma la probabilità che siano identici è solo del 25%  mentre se  effettuato da  donatore  non consanguineo, iscritto nei registri internazionali, si stima una percentuale tra il 30 e il 40% di pazienti che non trovano un donatore idoneo o compatibile nei tempi  per un intervento di urgenza (in media 3-4 mesi al di fuori dell’ambito familiare) e per questo quello da genitore affretterebbe i tempi di ricerca in quanto HLA-compatibili per il 50% con il proprio figlio/a. Attualmente la percentuale di guarigione con il trapianto di midollo da uno dei due genitori è sovrapponibile a quella ottenuta utilizzando un donatore perfettamente idoneo, spiega  l’Ospedale Bambino Gesù che ha investito nella donazione da genitore da diversi anni ed è all’avanguardia a livello internazionale.

Dall’altro una sperimentazione clinica consistente nell’infusione di plasma iperimmune per rafforzare  le deboli difese immunitarie del bambino ed eliminare il virus Sars-CoV-2 che  avrebbe  compromesso  l’intervento. Tutta la famiglia è risultata positiva al test per la ricerca del Covid-19: padre e figlio, entrambi asintomatici mentre la madre presentava sintomi lievi (paucisintomatica); si è dovuto aspettare i tempi della loro negatività. Tale tecnica si è potuta avere grazie ad una stretta collaborazione tra più enti che si è instaurata nella necessità di salvare e guarire il bambino tra l’Ospedale Bambino Gesù, il Centro Covid di Palidoro, l’Istituto nazionale per le Malattie infettive «Lazzaro Spallanzani»   che si è occupato del reclutamento del donatore di plasma con il migliore titolo di anticorpi neutralizzanti, e l’Ospedale San Camillo per la raccolta del plasma. Quest’ultimo ha usato la tecnica di eferesi, una procedura che blocca i possibili patogeni presenti e di congelamento.

Per l’oncoematologo  prof. Locatelli la vicenda del bambino  ha messo in evidenza  come una collaborazione  «improntata allo scrupolo rispetto delle corrette procedure cliniche e scientifiche, consenta di ottenere le risposte più efficaci per i pazienti anche in tempi di pandemia». Ha  infine ringraziato  i colleghi dell’Ospedale Spallanzani, in particolare il prof. Giuseppe Ippolito, e i colleghi dell’Ospedale San Camillo, con cui abbiamo il piacere di condividere questo risultato positivo».

 

Approfondimenti:
– Per l’andamento di donazioni e trapianti di cellule staminali emopoietiche, Report 2019 del Centro Nazionale Trapianti e Rete Nazionale Trapianti, marzo 2020, in www.trapianti.salute.gov.it  Gli iscritti sono 284 (230 nel  2018) di cui 59 di midollo osseo e  225 di sangue periferico (159 di sangue periferico nel 2018 e 71 di midollo osseo nel 2018). I trapianti da donatori non consanguinei sono stati nel 2019: 166 di midollo osseo, 666 di sangue periferico e 27 di sangue cordonale, per un totale di 859, 11 trapianti in più rispetto al 2018.

–  Una descrizione informativa  su cosa consiste  e come funziona  la terapia a base di plasma iperimmune è contenuta nelle pagine del portale del Ministero della Salute, Dona il sangue (www.donailsangue.salute.gov.it).  Si preleva il plasma da persone guarite da Covid-19 e lo si somministra ai pazienti con Covid-19 dopo essere stati effettuati diversi test di laboratorio che comunicano anche la quantità di livelli di anticorpi “neutralizzanti” e ed eseguite le procedure per dare un livello di sicurezza migliore possibile per il ricevente. Uno strumento di trasferimento degli anticorpi anti-Sars-CoV2 sviluppati dai pazienti guariti a quelli con infezione virale in atto.

Redazione Bioetica News Torino