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Una “Carta Etica” per le 19 professioni sanitarie della Federazione radiologia medica e tecnica, riabilitazione e prevenzione Presentata sabato 3 luglio a Roma, il documento si rifà ad un decalogo di principi etici

05 Luglio 2021

La Federazione nazionale rappresentante delle 19 professioni sanitarie della radiologia medica e tecnica, della riabilitazione e prevenzione, la FNO TSRM e PSTRP, ha istituito, alla fine di un lavoro della commissione durato due anni, un documento di riferimento comune sul piano etico, deontologico e delle responsabilità per lo svolgimento delle loro attività. Stilato di recente e presentato in Roma sabato 3 luglio, il documento si intitola Costituzione etica (scaricabile da www.tsrm.org; per l filmato della presentazione https://www.youtube.com/watch?v=He2DM_YDB3s)

Fragilità e cura dei curanti
Ha fatto parte tra i professionisti sanitari del gruppo di coordinamento dei lavori don Massimo Angelelli, direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale della salute – Cei. Dopo i saluti istituzionali del ministro alla Salute Speranza e dei rappresentanti parlamentari, e l’introduzione della Presidente della Federazione Teresa Calandra, è il primo relatore ad intervenire. L’esperienza che lo “abilita ” in un certo qual modo alla partecipazione dei lavori è stata quella di cappellano ospedaliero che ha svolto per 8 anni, residente in un grande policlinico romano, condividendo “giorno e notte” la vita con gli operatori sanitari. L’Auditorium Antonianum è anche occasione per i diversi autori per un primo incontro in presenza dopo aver lavorato a stretto contatto per molte ore in smart working durante la pandemia. «Una peculiarità del testo è il lavoro di elaborazione e revisione iniziato nel periodo pandemico; c’è una sensibilità che nasce e accompagna la stesura di questa proposta», ha spiegato Angelelli.

La pandemia è stata un grande stress test globale che l’umanità possa affrontare nei tempi recenti, ha affermato Angelelli. Si sono condivise e si condividono alcune convinzioni valoriali come quella di «accogliere la fragilità, che non è un difetto ma una connotazione naturale del vissuto di una persona, paragonata ad un bicchiere di cristallo, fragile e bello, che ha bisogno solo di essere contenuto in una situazione di sicurezza in un contesto che lo protegga». Mettere in sicurezza le fragilità è l’attività principale di chi si prende cura degli altri perché non diventino vulnerabilità. Come? Riflettendo, spiega Angelelli, con un approccio differente da quello precedente, che trae spunto dall’insegnamento che la pandemia ha fatto emergere, contro ogni egoismo, parere di parte, pensiero distorto, bullismo, razzismo, chiusura, discriminazione che nel suo insieme costruisce la cultura dello scarto da cui Papa Francesco ci ha messo in guardia. «La risposta possibile deve essere forte di un nuovo comportamento, un recupero di una dimensione fortemente pro sociale che possa caratterizzare il tempo post-pandemico».

Fa riferimento alla necessità di un “patto persona” nell’ambito della salute, il che significa che la cura dell’altro è un elemento fondante nella comunità sociale. Il prendersi cura può diventare l’anello portante che può coinvolgere tutti, è una dimensione antropologica necessaria; si comprende il significato dall’esperienza avuta durante la pandemia che ha creato solitudini, disagio sociale perché c’erano poche persone che potevano prendersi cura degli altri. Un altro tema presente nel testo, ampiamente sottovalutato anche nel periodo pandemico, sottolinea Angelelli, è la cura dei curanti. «Non è applicabile la logica produttiva. Noi non produciamo qualcosa ma il benessere di qualcuno e per fare questo, i curanti, hanno bisogno di stare bene». Conclude il suo discorso invitando a prendersi reciprocamente cura gli uni degli altri; ciascuno di noi è irripetibile, unicum, con le sue caratteristiche fisiologiche, dinamiche, fragilitarie, e le persone nella loro unicità hanno bisogno di sentirsi curate. I primi destinatari della cura sono i curanti e quelli che si riconoscono nella fede cattolica hanno un obbligo morale di prendersi cura gli uni degli altri, espressa nel Vangelo “Ama il prossimo tuo” mentre per gli altri lo si propone come una via per una rinnovata solidarietà sociale in cui l’altro significa prendersi cura di lui per migliorare la condizione di tutti.

Una sanità umana e dialogo


Antonio Cerchiaro, presidente dell’Ordine di Genova, Imperia e Savona e membro del Comitato Centrale della Federazione con delega su Etica e Deontologia, in qualità di moderatore, ha sintetizzato i contributi con alcuni concetti espressi dai relatori stessi partendo dalla formulazione di “patto per il Paese” del Ministro alla Salute Speranza all’umiltà pronunciato dalla segretaria nazionale della Federazione nazionale infermieristica (Fnopi) Beatrice Mazzoleni per poter essere disponibili e lavorare insieme; di umiltà c’è bisogno afferma Cerchiaro, essa è «porta non per umanizzare la sanità ma per renderla umana perché noi ci mettiamo al servizio delle persone come abbiamo richiamato nel primo articolo (del testo ndr)». Un altro termine ascoltato è dialogo e Fratelli tutti di Papa Francesco contiene un articolo sul dialogo che «bisognerebbe riprendere perché è un punto fondamentale per poter proseguire».

Parole chiave di pregnanza etica

Oltre a don Angelelli hanno fatto parte del gruppo di coordinamento dei lavori Angelo Di Naro, Fabrizio Mastro, Laila Perciballi, Dabiele Rodriguez, Tiziana Rossetto e Francesco Siano. Quest’ultimo, tecnico ortopedico, con esperienza lavorativa nel campo della disabilità, membro del gruppo di lavoro coordinato dall’avv. Laila Perciballi, ha voluto far notare come all’inizio si è lavorato all’individuazione di un decalogo etico «a cui tutte le professioni vi si trovano a riconoscerne la pregnanza etica; la capacità di rilevanza valoriale in cui l’etica incontrava l’agire del professionista sanitario e viceversa ha permesso di delineare un percorso metodologico, un programma di lavoro, in sintesi, di conseguire un risultato nel segno della concretezza; questo il merito delle parole chiave e delle macro aree attraverso le parole chiave e le macro aree cui è stato possibile riarticolare le singole parole».

Il Testo

Nella presentazione il ministro Speranza spiega nel testo che ha «trovato valori che sono in piena sintonia con la Costituzione della nostra Repubblica e con lo spirito che sta animando gli investimenti che il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha destinato alla riforma del Paese e del suo prezioso servizio socio-sanitario».

L’elaborazione del testo è dettata dall’esigenza della Federazione che ha dovuto rinnovarsi, a seguito della legge di riordino degli Ordini delle professioni sanitarie nel 2018. Prima composta dai soli collegi dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, si è poi strutturata con 19 professioni sanitarie afferenti agli Ordini della TSRM e della riabilitazione e prevenzione (PSTRP).

Ciascuna professione aveva un proprio codice deontologico e da qui nasce l’idea e la necessità di un documento in cui non, come spiega Alessandro Beux, ex presidente della Federazione dal 2018 al 2021, «il professionista sanitario veniva descritto e si riconosceva attraverso quel che fa, bensì per quel che è, cioè attraverso i termini valoriali che pone alla base del suo agire; era necessario pensare a un documento i cui contenuti potessero essere riconosciuti e adottati come base valoriale comune, partendo dalla quale ognuna delle 19 professioni sanitarie avrebbe poi revisionato il proprio Codice deontologico. Bisognava investire sul Codice etico della Federazione nazionale dei TSRM e PSTRP, successivamente denominato Costituzione etica, per la duplice accezione che, tra le altre, è attribuita al termine costituzione: elemento sia fondante che strutturale».

Il progetto multiprofessionale e multidisciplinare nasce nel 2019, denominato Etica, deontologia e responsabilità personale quali comune codice denominatore e il decalogo attorno cui ruota una prospettiva etica e deontologica che accomuna le 19 professioni sanitarie fa da fondamento alla Carta etica la cui versione definitiva si giunge all’8 aprile 2021 con l’approvazione della Commissione della Costituzione etica, ratificata dal Comitato centrale e presentata il 3 luglio 2021 al Consiglio nazionale e alle Commissioni di albo nazionali. «Ora fatta “la Costituzione etica”, parafrasando Massimo D’Azeglio, bisogna “fare i professionisti sanitari, le persone, le Istituzioni” e, dunque, educare ai valori della Costituzione etica con competenza, convinzione e dedizione», afferma l’avv. Laila Perciballi, che è stata a capo del gruppo di coordinamento dei lavori.


Gli argomenti del testo, che richiamano a principi etici

  • Persona negli artt. 1-7, in cui viene definito tale concetto che congloba «le dimensioni biologiche e spirituali, etiche e bioetiche, culturali e relazionali, progettuali e ambientali dell’essere umano nel percorso della vita» e descritte le parti della relazione di cura in un’ottica che pone al centro la persona (vedi art. 5), riguardante il professionista sanitario, la persona assistita, la persona di riferimento. Per le questioni etiche che non si riescono a risolvere il professionista sanitario deve ricorrere «alla consulenza bioetica, se disponibile, al fine di trovare le più opportune soluzioni; ove non sia disponibile, il professionista sanitario elabora una soluzione in base ai suddetti principi. In caso di conflitti etici, esercita la libertà di coscienza»; è rispettoso dei colleghi e «rispetta e facilita la libera scelta del professionista sanitario da parte della persona assistita».
  • Responsabilità elaborata negli artt. 8 – 13: trova fondamento nella libertà dell’agire in modo autonomo su competenze non delegabili volte a proteggere la salute e la sicurezza della persona assistita e nella solidarietà, condivisione e cooperazione nel rispetto delle competenze e dell’autonomia di ogni professione sanitaria verso i colleghi.
  • Salute è definita negli artt. 14 – 17: si rifà al concetto di tutela della salute espresso dalla Costituzione declinato nella promozione di stili di vita educativi e nella prevenzione con il principio di precauzione per rischi potenziali in cui gli esiti delle ricerche non sono comprovate in modo sufficiente. Si ribadisce il concetto della parità di diritto di accedere al servizio sanitario nazionale anche nell’uso digitale attenendosi ai principi di universalismo, uguaglianza e solidarietà.
  • Relazione di cura viene descritta dagli artt. 18 – 22 partendo dall’assunto che la competenza è l’integrazione delle conoscenze, della capacità e delle abilità tecnico-scientifiche e relazionali. Essa va modulata dall’umanità, empatia, educazione e gentilezza dell’operatore sanitario favorendo reciprocamente collaborazione, rispetto e va personalizzata sulla base dell’età, del genere, dell’etnia, della cultura, della religione e dei valori etici di riferimento.
  • Informazione definita negli artt. 23 – 27 definisce la qualità della comunicazione che deve essere nel rispetto dei criteri di verità, di attualità, di immediatezza, di correttezza e chiarezza e non basata su allusioni scientifiche o false aspettative affinché il destinatario comprenda e prenda una decisione consapevole.
  • Consenso, se ne parla negli artt. 28 – 33, aspetto importante nella relazione di cura nella quale in forma libera e consapevol una persona aderisce al progetto di cura. Nel caso di dissenso o revoca se la vita della persona è compromessa gravemente l’operatore deve sostenere l persona, coinvolgere l’equipe multiprofessionale e proporre uno psicologo, un assistente spirituale o altro presentando alternative coerenti con il bisogno della persona e informando la persona dei rischi per la sua vita se non vi aderisce.
  • Multiprofessionalità, definito nell’art. 34 in cui si riconosce il ruolo importante dell’integrazione e collaborazione, del rapporto di fiducia e responsabilità con i colleghi di tutte le professioni.
  • Competenza è richiamata negli artt. 35 – 41, in cui responsabilizza il professionista alla consapevolezza dei suoi limiti e di valutare se richiede la possibilità di ricorrere alla consulenza e supervisione, conferma la necessità dell’aggiornamento professionale e richiede l’uso digitale anche nella relazione di cura con una particolare attenzione ai principi etici, sicurezza e riservatezza.
  • Riservatezza e segreto professionale chiariti negli artt. 42 – 44 dal trattamento dei dati sanitari al segreto professionale.
  • Equità in salute, concetto, negli artt. 45 – 48, che definisce l’accesso ai servizi sanitari per ogni persona, precisando che necessita di risorse adeguate» e deve tenere conto «del bilanciamento tra i bisogni di salute effettivi e gli interessi virtuosi della persona e della comunità, nel rispetto dell’ambiente; implica anche rigorose azioni di contrasto a pratiche di corruzione, sprechi e medicina difensiva».

CCBYSA

redazione Bioetica News Torino