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Villa Santa Croce al Gruppo Abele, accoglierà i papà

09 Luglio 2018
foto tratta da  news.gesuiti.it 2018

Il Centro ignaziano di spiritualità di San Mauro Torinese si muoverà in un nuovo orizzonte apostolico nato dall’incontro con il Gruppo Abele: Villa Santa Croce sarà sede di accoglienza di donne rifugiate in condizioni di vulnerabilità e dei papà con i loro figli. Leggiamo l’articolo di Federica Bello pubblicato su «La Voce e il Tempo» di domenica 8 luglio, p. 4:

«I poveri saranno sempre i padroni di casa». È l’obiettivo comune, il filo rosso che unisce il passaggio della storica «Villa Santa Croce» dai Gesuiti al Gruppo Abele presentato lo scorso 2 luglio nella sede del Gruppo. Un incontro a tre voci – don Luigi Ciotti, il gesuita padre Alberto Remondini e Berardino Guarino, economo della Provincia dei Gesuiti – per spiegare i progetti legati alla nuova «gestione» della casa di Esercizi spirituali a San Mauro Torinese.

Da luogo di ristoro per lo spirito e di discernimento la Villa che accolse tra gli altri anche il Beato Frassati diventerà sin dai prossimi mesi luogo di cura per le fragilità dell’oggi che toccano le famiglie, i minori, che giunge da terre lontane.

«Un affidamento che non è un semplice accordo fra i Gesuiti e il Gruppo Abele», ha spiegato don Ciotti «ma un’alleanza che scaturisce da una solida e antica affinità, al tempo stesso sociale e spirituale. Un camminare insieme nella condivisione di spazi e di luoghi di accoglienza, ma prima di tutto dell’orizzonte tracciato da Papa Francesco con la Laudato sì e con la sua quotidiana opera pastorale». «È un accordo apostolico ben più che immobiliare», ha aggiunto padre Remondini, «perché avvicina i Gesuiti e il Gruppo Abele nella testimonianza e nell’azione comune a favore dell’uomo e della donna di oggi. Fede e giustizia, dal dopo Concilio, costituiscono per i Gesuiti il grande orizzonte apostolico sul quale la Compagnia di Gesù si è impegnata negli ultimi 40 anni: non è possibile annunciare il Vangelo senza promuovere la giustizia, così come ogni volta che si compiono azioni di giustizia si realizza il Vangelo del Regno. Questa alleanza intende testimoniarlo».

Concretamente i Gesuiti non saranno più presenti nella Villa che diventerà anzitutto sede di due progetti. «Uno», spiega Mauro Melluso del Gruppo Abele, «si è rivolto a donne rifugiate in condizioni di vulnerabilità, mentre il secondo – che rappresenta un unicum nel quadro delle comunità d’accoglienza in tutta Italia – è rivolto a papà con bambini su disposizione del Tribunale dei Minori. Si tratta di offrire un aiuto a quelle situazioni in cui le mamme si trovano in condizioni di estremo disagio o hanno abbandonato il nucleo». Tante realtà e associazioni, tra cui lo stesso Gruppo Abele, gestiscono comunità di mamme con i loro figli, ma mancava un analogo servizio residenziale per i papà che, come accade con le mamme, con adeguato supporto possono essere una via di sostegno per i minori coinvolti e per l’intero nucleo.

«Si tratta», prosegue Melluso, «di accogliere 5 o 6 papà con i loro figli: numeri che possono sembrare piccoli, ma garantiscono progetti personalizzati in modo da permettere al genitore di conoscere le proprie potenzialità e di rielaborare la propria storia e identità personale, e anche di condurre progetti personalizzati sui minori coinvolti».

Una nuova comunità, un nuovo impegno per il Gruppo in una struttura grande e complessa ma, ha concluso don Ciotti «non c’è prezzo alla vita delle persone, vale la pena rischiare tutto per i poveri».

 

Federica BelloRedazione La Voce e il Tempo