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Abbinata la tecnica di “split liver” al trapianto da cadavere a “cuore fermo” due riceventi hanno ricevuto un fegato da uno stesso donatore È stato eseguito al Bambino Gesù di Roma: è il primo caso nel mondo nella letteratura scientifica.

20 Agosto 2020

Nuovi orizzonti si dischiudono nel campo dei trapianti grazie alla scienza e alla generosità dei donatori che consentono di salvare più vite umane possibili riducendo le liste di attesa. Per i trapianti di organi, fegato, polmone e reni si sta affiancando alla tradizionale tecnica di prelievo da donatori con accertamento di morte cerebrale (DBD) mediante criteri neurologici quella da cadavere a “cuore fermo” con accertamento di morte con criteri cardiaci (DCD). Con la cessazione dell’attività cardiaca gli organi non più irrorati e ossigenati non sarebbero più riutilizzabili se non con l’impiego di una nuova metodica che consente con un macchinario (ECMO regionale e perfusione regionale normotermica) appositamente realizzato di mantenere vitali gli organi con una circolazione extracorporea e recuperare il più possibile il danno ischemico. Pratica diffusa a livello internazionale, anche in Italia si sta radicando con una crescita graduale del numero di trapianti da donazione a cuore fermo; lo scorso anno 155 pazienti hanno ricevuto 173 organi, tra questi di tipo multiorgano. Presso l’Azienda Ospedaliera della Città della Salute e della Scienza di Torino, che è tra le eccellenze ospedaliere per la trapiantologia, questo tipo di intervento è stato eseguito per la prima volta lo scorso anno con una donazione multiorgano da cadavere a cuore fermo e un successivo trapianto (La nuova frontiera dei trapianti. “a cuore fermo”. Intervista alla coordinatrice del progetto M. Zanierato, 2019).

A livello pediatrico, il Bambino di Gesù di Roma, dotatosi recentemente dei macchinari per la perfusione extracorporea per gli organi di fegato e reni ha potuto eseguire trapianti di organi da donatori a cuore non battente, ed è riuscito combinando tale tecnica di perfusione per il trapianto di fegato con quella dello Split liver, o separazione dell’organo in due destinato una parte più grande ad un ricevente adulto e una più piccola ad un ricevente pediatrico o di ridotta corporatura, ad eseguire per la prima volta nel mondo un doppio trapianto di fegato da un unico donatore. Un primo caso le cui descrizioni dettagliate sono pubblicate nella rivista scientifica «Liver Transplantation», The new Horizon of split liver transplantation. ex situ liever splitting during hypothermic oxygenated machine perfusion (6 luglio 2020), studio condotto da Marco Spada dell’unità operativa di trapianto addominale e chirurgia epatobiliopancreatica et al. del Bambino Gesù -IRCCS. Si è potuto effettuare in Ospedale la divisione dell’organo donato fuori dall’Italia e i trapianti contemporanei:

Senza l’apporto del macchinario, visti i tempi di ischemia molto lunghi, ci sarebbero stati maggiori rischi di malfunzionamento degli organi trapiantati. In uno dei due riceventi, il fegato è stato trapiantato dopo 16 ore di conservazione, quando normalmente il tempo massimo è di 8-10 ore.

L’organo collegato all’apparecchiatura tecnologica innovativa è perfuso da una soluzione di conservazione fredda a cui si aggiunge l’ossigeno (perfusione ipotermica) o sangue ossigenato (perfusione normotecnica) che permette, come aggiunge nella nota comunicativa l’Ospedale Pediatrico, di «prolungare i tempi di ischemia, cioè l’intervallo durante il quale l’organo rimane al di fuori dell’organismo; di migliorare la conservazione dell’organo riducendo il danno cellulare e di valutarne durante la perfusione la capacità di funzionare una volta trapiantato», nella prospettiva di poter poi «”modificare” l’organo, rendendolo ad esempio più compatibile dal punto di vista immunologico».

Redazione Bioetica News Torino