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FIV. La durata più lunga di un embrione “eccedente” crioconservato, 27 anni, che viene “adottato”. Riflessioni

06 Dicembre 2020

Non può lasciare indifferenti la notizia della nascita di una bambina nata da donazione di un embrione crioconservato 27 anni fa, nel 1992. La piccola Molly, quasi due mesi di vita, è accolta con amore dai genitori Tina e Ben Gibson del Tennessee (Usa) che non riuscendo ad avere figli si sono rivolti ad un Centro nazionale di donazione di embrioni, il Nedc di Knoxville, dopo quella della loro sorella Emma, nata tre anni fa con la stessa metodologia. Un nuovo record, sembrerebbe, dunque nella riproduzione assistita con la tecnica di fertilizzazione raccontata dalla Holly Honderich per bbc.com (02 dicembre 2020): il congelamento più lungo di un embrione crioconservato che scongelato e poi donato si è sviluppato nell’utero fino a nascere, superando il medesimo risultato ottenuto con la sorella Emma di quando era ancora ad uno stadio di embrione congelato dal 14 ottobre 1992.

Una storia che suscita un sentimento di sorpresa, per la bellezza che sottostà sempre all’evento di una nuova vita umana, al suo venire ed essere nel mondo. Ma anche di rattristamento se si pensa alla sorte dei tanti embrioni soprannumerari crioconservati che possono essere eliminati, donati ad un’altra coppia o utilizzati in ricerca a seguito di una fertilizzazione in vitro. Tralasciando la vicenda non conoscendone i dettagli, si vuol lasciare una riflessione etica generale sulla crioconservazione.

Che cosa comporta il congelamento degli embrioni nella tecnica di fertilizzazione in vitro?

La fertilizzazione in vitro con trasferimento di embrioni in utero è una procedura procreativa assistita più complessa, di secondo livello, rispetto alla semplice inseminazione artificiale. Consiste nel prelievo di oociti portati in provetta per la fecondazione con gli spermatozoi, che dà avvio ad un processo di sviluppo embrionario e trasferimento degli embrioni nella cavità uterina. Il prelievo avviene mediante la stimolazione ormonale ovarica dalle ovaie mediante laparoscopia o agoaspirazione in vagina sotto controllo ecografico, generalmente in analgesia. Dallo stadio di zigote l’embrione si sviluppa in terreno di coltura procedendo alla suddivisione cellulare, dallo stadio di clivaggio al 2 o 3 giorno dalla fecondazione composto di 4-8 cellule a quello di blastocisti verso il 5° giorno dalla fecondazione costituito da centinaia di cellule. Non tutti gli embrioni in terreno di cultura progrediscono il loro sviluppo e l’arrivo a blastocisti non è garanzia di adeguatezza dell’embrione. Il trasferimento può avvenire in entrambi gli stadi e si chiama “a fresco”.

Il numero degli embrioni impiantati è fino ad un massimo di 3, ritenuto ideale per avere la possibilità di ottenere una gravidanza minimizzando al contempo il rischio di gravidanze multigemellari che comportano il rischio di perdita fetale dovuta ad esempio ad abortività spontanea, prematurità, aumentata mortalità perinatale. Si pone il problema etico del destino di quelli eccedenti: la loro eliminazione (tecnica di riduzione embrionaria), non un benessere per loro, paragonabile ad un aborto procurato (per i cattolici) oppure la crioconservazione (con tecnica di congelamento lenta o rapida) in attesa di un reimpianto a causa del fallimento della procedura o di assecondare il desiderio per un’altra gravidanza in tempi successivi.

Da un lato la Fivet con congelamento degli embrioni consente il sottrarsi ad un ulteriore stimolazione ovarica e dall’altro può comportare il disagio psicologico nei confronti di quei “figli” già esistenti ma crioconservati.. Che cosa ne sarà di loro alla morte dei genitori? Quanto tempo possono essere refrigerati senza subire un danno? Potranno avere anomalie a distanza di tempo dalla nascita? Di fatto avviene un “controllo di qualità” sull’embrione da trasferire per l’impianto in utero, in sé atto discriminatorio per la sopravvivenza nei confronti degli altri che la diagnosi genetica preimpianto compie.

La stimolazione ovarica più soffice è preferibile a quella convenzionale (più pesante) consentendo un minor spreco di oociti o embrioni, spreco in termini di costo della salute del nascituro e della madre, economici della coppia e della società attraverso il costo dei farmaci. Con la prima le probabilità di gravidanza possono essere le stesse nel tempo ricorrendo a tre cicli anziché ad un solo ciclo con cui ottenere più oociti della stessa coorte. Vale la pena considerare che nella natura umana solo un oocita è ovulato, il migliore, mentre la stimolazione farmacologica porta gli oociti ad una maturazione comune con un gradiente di qualità via via inferiore anche nelle donne giovani. Il 50% – 60% degli oociti recuperati da stimolazioni convenzionali anche in donne giovani si presentano cromosicamente anomali e incompetenti per una gravidanza a termine. Molti centri di Pma considerano favorevoli le stimolazioni lievi o il ciclo naturale. La stimolazione pesante inoltre modifica l’ambiente uterino rendendolo meno adatto all’impianto dell’embrione condizionando la possibilità di gravidanza. I neonati da FIV su ciclo naturale o minimamente stimolato presentano un miglior peso alla nascita e una minor incidenza di parto pretermine. Vi è ora anche il trasferimento di un solo embrione per minimizzare la gemellarità, ma la strada della selezione della qualità di un oocita o di un embrione ha ancora tanti ostacoli mentre la sicurezza in termini di salute per le tecniche impiegate è invece ancora lontana da accertare.

Tra i rischi di stimolazione ovarica vi è la manifestazione di OHSS (iperstimolazione ovarica) severa, soprattutto per le donatrici di oociti, che espone la donna a rischio trombotico e di morte e richiede ospedalizzazione e terapia intensiva. Tale sindrome dovuta a stimolazione in modo convenzionale con un dosaggio elevato di gonadotropine può comportare anche rischi potenziali e a lungo termine come il cancro dell’ovaio senza aumentare poi la possibilità di gravidanza e sulla salute dei bambini. Seppur gestita in ospedale la preclamsia comporta un rischio per le donne e per i nati.

Seppure molti nati da Fiv sono sani e rimarranno tali si ritiene giusto avere un monitoraggio a lungo termine per avere dati scientifici in termine di salute dinanzi a tecniche sperimentali e innovative.

ADOZIONE PER NASCITA ADP

Il Comitato nazionale di Bioetica si era espresso nel 2005 favorevolmente sull’ipotesi di adozione degli embrioni crioconservati e residuali derivanti da procreazione medicalmente assistita. F’rancesco D’Agostino osservò che «il diritto alla nascita non può che prevalere su ogni considerazione etica e giuridica» mentre in una postilla Adriano Bompiani, Maria L. Di Pietro ed Elio Sgreccia che si astennero dal voto precisarono che «il dibattito sul tema non ha ancora fornito elementi sufficienti per una adeguata valutazione etica». Sgreccia nel suo manuale (2007) faceva notare che non pareva esserci responsabilità di terzi nel dare una risposta al diritto al nascere di un embrione crioconservato ponendo in luce la necessità di vietare prima tale pratica. Il Magistero non si è ancora pronunciato.

Cenni sulla prospettiva del Magistero della Chiesa Cattolica

I suoi pronunciamenti più recenti in tema di fecondazione artificiale sono espresse dalle  Istruzioni redatte dalla  Congregazione per la Dottrina della Fede  Donum Vitae (1987) e Dignitas Personae (2008).

Il criterio etico fondamentale da cui parte il Magistero è il valore della vita umana, la sua dignità posta sin dal primo momento della sua esistenza. Lo richiama in D.V.: «E cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita» (I, 1). E ancora in D.P. quando afferma che: La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi, ha fin dall’inizio la dignità propria della persona» (I, 6).

Entrambe le Istruzioni esprimono parere negativo sulla PMA omologa ed eterologa che «sono sostitutive dell’atto coniugale», che «unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile» (D.P. II, 12-13). La D.P. precisa poi che «sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità» (II, 12), quelle ad esempio la cura ormonale dell’infertilità di origine gonadica o la disostruzione delle tube perché «possono essere considerate come autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era all’origine dell’infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell’atto coniugale stesso».

Per procreazione artificiale eterologa si intendono «le tecniche volte a ottenere artificialmente un concepimento umano a partire da gameti provenienti almeno da un donatore diverso dagli sposi, che sono uniti in matrimonio». Il Magistero esprime un giudizio morale di illiceità verso la fecondazione artificiale eterologa. Tra i diversi motivi, «lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale»; «priva oggettivamente la fecondità coniugale della sua unità e della sua integrità»; «opera e manifesta una rottura fra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa» (D.V., A. 2).

Anche quella omologa in vitro è moralmente illecita perché: «anche nel caso in cui si mettesse in atto ogni cautela per evitare la morte degli embrioni umani, la FIVET omologa, attua la dissociazione dei gesti che sono destinati alla fecondazione umana dall’atto coniugale. La natura propria della FIVET omologa, pertanto, dovrà anche essere considerata astraendo dal legame con l’aborto procurato. La FIVET omologa è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell’intervento; essa affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana» (D.V. B, 5).

Non sono poste sullo piano tanto che viene precisato che certamente la FIVET omologa non è gravata di tutta quella negatività etica che si riscontra nella procreazione extraconiugale; la famiglia e il matrimonio continuano a costituire l’ambito della nascita e dell’educazione dei figli» ma che tuttavia «la Chiesa rimane contraria, dal punto di vista morale, alla fecondazione omologa in vitro; questa è in se stessa illecita e contrastante con la dignità della procreazione e dell’unione coniugale, anche quando tutto sia messo in atto per evitare la morte dell’embrione umano» ( D.V. B, 5).

Nella fecondazione in vitro non solo il destino degli embrioni “soprannumerari” è fonte di seria preoccupazione, che vengono distrutti o congelati, ma anche «fra quelli impianti, talora alcuni sono sacrificati per diverse ragioni eugenetiche, economiche o psicologiche» (D.V. II).  Si ritiene la crioconservazione “incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani” . Tra i diversi motivi: sono esposti a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento, li priva temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna, li espone a manipolazioni. Ci sono migliaia e migliaia di embrioni congelati, orfani che soffrono di «un’ingiustizia di fatto irreparabile». Anche la riduzione degli embrioni impiantati mediante diretta soppressione per ovviare a gravidanze multiple è da considerarsi «un aborto intenzionale selettivo» (D.V. 21)

Bibliografia

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Donum Vitae, Il rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione, 1987

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Dignitas Personae su alcune questioni di bioetica, 2008

LEONE S., Bioetica e Persona. Manuale di bioetica e medical humanities, Cittadella editrice 2020

PERIS C. – CAMPAGNOLI C, «La cura della sterilità e la procreazione medicalmente assistita. Aspetti scientifici», in Larghero  E. – Zeppegno G, (a cura di) Dalla parte della vita. Fondamenti e percorsi bioetici Effatà 2015

PERIS C., Le verità nascoste sulla fertilizzazione in vitro, edizioni Minerva Medica 2018

ZEPPEGNO G., Il dibattito bioetico. Da Fritz Jahr al postumanesimo, If Press 2020

 

Redazione Bioetica News Torino