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In 20 punti le questioni sul vaccino anti-Covid-19 dalla Commissione Vaticana preposta e dalla Pontificia Accademia per la Vita

31 Dicembre 2020

Dopo alcuni giorni dalla pubblicazione delle indicazioni da parte della Santa Sede espressasi sulla moralità dei vaccini esce un nuovo documento sui vaccini anti-Covid-19 elaborato dalla Commissione Vaticana per il Covid-19 e dalla Pontificia Accademia per la Vita nel quale sono riportati una ventina tra questioni e priorità emergenti dalle diverse fasi di produzione del vaccino dalla ricerca scientifica alla produzione e dalla distribuzione e all’amministrazione.

Si ribadisce il ruolo importante della vaccinazione contro il diffondersi del virus per la salute individuale e collettiva, per un accesso equo e giusto, evitando il “nazionalismo dei vaccini” riferito da Papa Francesco nel messaggio Urbi et Orbi del Santo Natale, per cooperare e non competere.

La Nota parte dal considerare il contesto in cui ci si trova, quello della pandemia che sta mettendo in difficoltà diverse realtà sanitaria, economica ed ecologico-sociale aggravando le condizioni di vita dei più poveri e vulnerabili. Invita ad intraprendere «azioni immediatamente necessarie per dare una risposta alla pandemia, avendo in mente anche i suoi effetti sul lungo periodo», che sappiano guardare non solamente ad un piano gestionale e organizzativo ma che si sappia anche riprendere in esame quelle «premesse che ci hanno condotto alle attuali difficoltà». Logica che viene applicata dalla Commissione Vaticana per il Covid 19 in questo documento.

Riguardo al tema dei Vaccini il documento presenta in due punti alcuni principi e valori da considerare per far si che i vaccini possano essere disponibili ed accessibili a tutti, in particolar modo raggiungano ovunque i più poveri e bisognosi: il principio di giustizia, solidarietà e inclusione. I criteri per scegliere le aziende farmaceutiche possono dipendere se promuovono gli ultimi, se includono gli esclusi, se hanno attenzione per il bene comune e la cura del creato. Tra i principi della Dottrina sociale della Chiesa vi sono dunque la dignità umana e l’opzione preferenziale dei poveri, la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune, la custodia della casa comune, la giustizia e la destinazione universale dei beni. Nell’ambito sanitario i valori riguardano l’uguale rispetto delle persone (dignità umana e diritti fondamentali), la riduzione della sofferenza – solidarietà verso chi ha aiutato nella sofferenza o nella malattia -, correttezza – fairness non discriminazione ed equa distribuzione di benefici e oneri.

E alle aziende farmaceutiche si rivolge perché dall’inizio del ciclo di vita il vaccino va considerato nei suoi diversi aspetti etici per un’equa e universale destinazione nelle scelte politiche ed economiche.

Nella fase di ricerca e produzione. Una questione riguarda la liceità morale dell’uso di materiale biologico nello sviluppo dei vaccini. La nota precisa che alcuni vaccini in fase di approvazione fanno ricorso a linee cellulari che provengono da feti abortiti volontariamente decenni fa mentre altri ne fanno uso limitato a fasi puntuali di test di laboratorio, citando Charlotte Lozier Institute, Covid-19 Candidates and Abortion Derived Cell Lines (3 dicembre 2020). Quest’ultimo ha pubblicato uno schema dettagliato al riguardo nella preparazione dei vaccini, aggiornato al 14 dicembre.

La Congregazione per la Dottrina della Fede recentemente ha trattato la questione della moralità dei vaccini anti Covid-19 in una Nota del 21 dicembre 2020 citando l’Istruzione Dignitas Personae sulle questioni di bioetica relative alle nuove tecniche biomediche, elaborata dalla Congregazione medesima, afferma che non può esserci alcuna giustificazione dell’aborto volontario per usare linee cellulari per la produzione di vaccini anche quando si tratta di salute pubblica. La condotta rimane moralmente illecita; tuttavia il magistero precisa che vi sono diversi gradi di responsabilità: «ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto “materiale biologico”» (Dignitas Personae, 35). L’Istruzione riporta a esempio i genitori che mossi dal pericolo per la salute dei loro bambini danno il consenso ad un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita e fa presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione.

Aveva già risposto in tema di vaccini la Pontificia Accademia per la Vita nel 2017 e nel 2005. Si esclude ogni cooperazione all’aborto volontario nell’uso di vaccini; la responsabilità morale ricade sulla vaccinazione con coscienza sicura «per non far correre dei gravi rischi di salute ai bambini e alla popolazione in generale».

Assumono rilevanza i meccanismi di azione del vaccino. Infatti se protegge dall’infezione offre l’immunità di gregge, se non si manifesta clinicamente ma l’infezione avviene il vaccino non riduce la circolazione del virus per cui la vaccinazione dovrebbe riguardare i soggetti a rischio di malattia.

La questione nasce anche nella brevettazione con le modalità e l’uso di risorse per finanziare la ricerca: può essere utile chiedersi in che modo il vaccino può diventare un bene comune a cui tutti possono avere accesso in modo indiscriminato.

Solidarietà, collaborazione e trasparenza sono i principi a cui ci si dovrebbe attenere superando ogni egoistica forma di sfruttamento commerciale espresso nella competizione fra stati. Con il principio di sussidiarietà una produzione industriale del vaccino si potrebbe trasformare in una operazione collaborativa tra stati, aziende e organizzazioni per una realizzazione in diverse diverse parti del mondo.

Fase di approvazione, distribuzione e somministrazione. Dopo gli studi sperimentali per l’approvazione in condizione di emergenza occorre un coordinamento delle procedure necessarie per valutare l’approvazione in condizioni di emergenza del vaccino e promuovere la collaborazione tra le autorità regolatorie.

In tema di criteri di somministrazione e di accesso al vaccino il documento della Santa Sede concorda sulla priorità delle categorie professionali impegnati nei servizi di comune interesse, il personale sanitario o in attività di contatto con il pubblico come la scuola, la pubblica sicurezza, e delle persone vulnerabili come anziani e malati affetti da diverse patologie. Tuttavia fa osservare come rimangono poi sempre delle difficoltà, ad esempio le priorità all’interno di uno stesso gruppo. Propone così sia una stratificazione della popolazione, ad esempio quella a maggiore densità abitativa, o al di là della salute aspetti come la diversa praticabilità delle misure restrittive.

Riguardo all’ordine di somministrazione il vaccino deve raggiungere tutti i Paesi, non in ritardo in alcuni Paesi a causa di acquisti ingenti da parte di altri più ricchi. Il piano di distribuzione deve essere in funzione dell’accessibilità universale. Secondo il documento si dovrebbe avere la presenza di un ente internazionale che coordini le diverse componenti del processo e «l’OMS rimane un punto di riferimento importante da potenziare e da migliorare per gli aspetti che si stanno rivelando insufficienti e problematici».

Sulla responsabilità morale di sottoporsi alla vaccinazione si richiama alla stretta interdipendenza fra salute personale e salute pubblica, considerando anche che un diniego può rivelarsi un rischio per gli altri. La Congregazione per la Dottrina della Fede chiarisce che i vaccini antiCovid-19 sono moralmente accettabili pur avendo usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel processo di ricerca e produzione in quanto si è in presenza di una cooperazione materiale passiva, ossia in diretta e remota. Non sono vincolanti in questo caso i criteri che la renderebbero illecita moralmente: l’intenzione da cui è sottesa la scelta, la contingenza rispetto all’evento imputato e le circostanze in cui ci si trova attualmente. Cita anche i vescovi di Inghilterra e Galles che hanno recentemente ritenuto necessario accogliere il vaccino non solo per la propria salute, ma anche in nome della solidarietà con gli altri, specialmente i più vulnerabili.

La terza parte del documento della Santa Sede contiene le linee guida per la Commissione Vaticana Covid-19 formulate in 6 obiettivi per avere un vaccino sicuro ed efficace accessibile a tutti con particolare riguardo ai più vulnerabili nel rispetto equo in tutte le fasi di processo dei vaccini:

  1. Sulla base delle conoscenze scientifiche la Commissione potrà esprimere valutazioni su qualità, metodologia, prezzo per un equa distribuzione del vaccino. Occorrerà essere in contatto con le principali organizzazioni potendo esprimere opinioni su qualità/ equità delle proposte e pertanto si rileva importante avere accesso alle informazioni scientifiche accurate e verificare le strategie di distribuzione e diffusione del vaccino.
  2. Lo sviluppo di risorse da destinare alle Chiese locali per prepararle a tale iniziativa. Si inizia con l’ascolto delle Chiese locali per poterle sostenere nelle azioni di sostegno ai governi e altre agenzie.
  3. Una fattiva collaborazione con le diverse organizzazioni e istituzioni coinvolte e sanitarie per poter contribuire nel piano di pianificazione, esecuzione e valutazione di raccomandazioni per la somministrazione di vaccini a livello mondiale.
  4. Proporre raccomandazioni migliori attraverso un lavoro tra i gruppi della Commissione.
  5. L’impegno della chiesa come catalizzatore nella tutela e promozione della dignità donata da Dio a tutti.
  6. Portare esempi espliciti e contribuire ad un’equa distribuzione dei vaccini e delle cure di qualità impiegando la pluralità delle voci della Chiesa nel mondo.

Redazione Bioetica News Torino