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IVG con Ru486. Sì in dayhospital, consultorio e domicilio da Omceo Torino Giustetto dà le evidenze scientifiche per le nuove linee guida su Ru486 al Presidente Regione Cirio

19 Settembre 2020

Il Presidente Guido Giustetto dell’Ordine dei Medici della provincia di Torino è intervenuto ieri con una lettera al Presidente della Regione Alberto Cirio sulla discussione, che in questi giorni si è accesa a livello politico, con una vivace risonanza mediatica, scaturita dall’intento dell’Assessore regionale agli Affari legali Maurizio Marrone di proporre una delibera in contrasto alle nuove linee guida emesse ad agosto dal ministero della Salute sulla somministrazione del farmaco abortivo Ru486.

I punti che hanno animato il dibattito e su cui Marrone avrebbe affermato a Rai 3 (rainews.it, 16 settembre, ed. 19.30) di voler porre in questione, dopo ulteriori accertamenti con il legale regionale, riguardano l’introduzione di dispensare il farmaco Ru486 nei consultori, scelta che «può passare solo con modifica della legge 194 (tutela della maternità e dell’interruzione volontaria di gravidanza) e non con un semplice atto ministeriale», e nei dayhospital, strutture sanitarie che con l’emergenza da Covid-19 sono state preposte per tale somministrazione «con assenza di ricovero motivata dal Consiglio Superiore di Sanità», la cui pratica dovrebbe al concludersi dell’emergenza stessa essere nuovamente ripristinata presso le strutture ospedaliere con un ricovero ordinario.

Nel testo delle nuove linee di indirizzo ministeriale sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine, aggiornando quelle del 2010, il Consiglio superiore di Sanità esprime «parere favorevole al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico: fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale e presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital».

Prima ancora che arrivi sul tavolo della Giunta per un nuovo regolamento regionale Giustetto ha presentato la lettera con alcune considerazioni, a sostegno del Ministero fondate da evidenze scientifiche, sulle Linee di indirizzo ministeriali su interruzione volontaria di gravidanza., pubblicata sul profilo facebook dell’Omceo. Innanzitutto afferma che l’autorizzazione del farmaco Mifepristone, che va associato in sequenza al prostaglandine per l’aborto farmacologico, è stata data dall’ente regolatorio dei farmaci, l’Agenzia europea dei medicinali (Ema), di cui l’Aifa, quella italiana, ne riporta la scheda tecnica. Poi porta l’esempio della pratica già in uso da tempo in alcuni paesi europei, citando Regno Unito, Svezia, Francia, Austria e Usa, dove l’assunzione di prostaglandina (il secondo farmaco dopo il mifespristone) avviene senza necessità di ricovero in ospedale. Infine che la scelta di poter far uso del farmaco abortivo «fino ai 63 giorni in Day hospital o in strutture del territorio, attrezzate e con una rete organizzativa che ne garantisca la effettiva attuazione, si adegua a pratiche sicure, sperimentate a livello internazionale», che società scientifiche hanno approvato.

Nella Lettera chiarisce i passaggi della somministrazione del farmaco abortivo. L’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) eseguita finora da un medico del servizio ostetrico-ginecologico in ospedale con le nuove linee è possibile entro i 63 giorni in regime ambulatoriale o di Day Hospital mediante la somministrazione di farmaci per via orale: il mifepristone che può essere somministrato in via orale al primo accesso in consultorio o in ambulatorio ospedaliero dedicato. Dopo il quale la donna può essere rinviata a casa e a distanza di 36-48 ore dovrà assumere il prostaglandine che può avvenire anche a casa.

Infine il presidente dell’Omceo di Torino mette in evidenza le condizioni in cui una donna che scelga l’aborto farmacologico sia sempre nel rispetto di quanto la legge 194 prescrive e sia preceduto da una consulenza medica perché non vi siano controindicazioni mediche e sociali, con un professionista sanitario sempre disponibile per dubbi o eventi inattesi:

  • la donna non sia da sola a casa
  • sia in grado di raggiungere l’ospedale con facilità
  • sia in grado di comprendere bene quello che le accadrà
  • non sia molto in ansia o non in grado di rispettare le raccomandazioni per la successiva verifica del successo del trattamento

Però sul fronte politico un orientamento diverso dalle linee guida con il ripristino del ricovero perché non potrebbe accadere? Lancia la domanda Francesco Ognibene che dal suo editoriale su Avvenire del 16 settembre, commenta: «Polemiche inconsistenti, visto che la Regione ha tutto il diritto di indicare la procedura abortiva che ritiene più sicura sul proprio territorio, esattamente come hanno fatto negli anni 8 Regioni che si sono sottratte alle indicazioni emanate dall’allora ministro Maurizio Sacconi e dalla sottosegretaria Eugenia Roccella: Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Lazio, Puglia, Lombardia e Piemonte (oltre all’Umbria, che poi ha invertito la rotta con la nuova giunta Tesei), tutte lasciate assolutamente libere di scegliere la dispensazione della Ru486 anche in day hospital.»

(Aggiornamento 19 settembre ore 13.20)

Redazione Bioetica News Torino