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80 Luglio - Agosto 2021
Speciale Oltre la pandemia: A lezione dal COVID per un futuro migliore

Nella fine è l’inizio. In che mondo vivremo

Lectio Magistralis del Professor Mauro Magatti, docente di Sociologia all’Università cattolica Sacro Cuore di Milano al Convegno Oltre la pandemia. A lezione dal Covid per un futuro migliore, promosso dal Centro Cattolico di Bioetica di Torino e tenutosi il 12 giugno 2021 in streaming – video a cura di E. Venditti TeleEma production, riproduzione riservata © Centro Cattolico di Bioetica Arcidiocesi di Torino

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Il titolo della sua Lectio Magistralis tenutasi al convegno Nella fine è l’inizio. In che mondo vivremo è lo stesso titolo del saggio1, edito da Il Mulino, che il Prof. Mauro Magatti ha composto insieme alla Prof.ssa Chiara Giaccardi docente di Sociologia e Antropologia dei Media nella medesima Università cattolica. La pandemia sta portando a «ripensare il tema della precarietà, della vulnerabilità, della morte non come principi opposti alla stabilità, alla potenza e alla vita ma come dimensioni ugualmente coessenziali del nostro essere viventi».

I due sociologi invitano a leggere la crisi, causata da questo virus subdolo, il Sars-CoV-2, rivelatosi purtroppo anche letale, come una «una lente per leggere il nostro tempo: un microscopio che mette a nudo aspetti che ci sfuggono e che forse non vogliamo vedere, ma al tempo stesso un telescopio per guardare più lontano, con uno sguardo più libero dalla pressione della quotidianità» e come «una frattura che è rivelazione. Di limiti e insieme di possibilità che prima non riuscivamo a vedere».

La pandemia può aprire la strada verso un futuro diverso da quello immaginato fino a poco tempo fa; «può inaugurare un ciclo nuovo, con la libertà dalle inerzie e la possibilità di affrontare in modo inedito i problemi che ci affliggono da anni, trasformando la “fine del mondo” nella fine di un mondo, e nel possibile inizio di uno nuovo».

Gli Autori cercano in un percorso interpretativo dell’impatto pandemico sulla società di individuare, attraverso un’analisi dei punti di forza e di debolezza, di cui prima essendo troppo immersi non si riusciva a percepire con obiettività, vie possibili per ricostruire, data l’opportunità, da problemi nuovi il mondo del domani. Un’analisi che approfondisce il discorso su cinque rappresentazioni sociali che diventano oggetto di ogni capitolo del libro: la società del rischio, della connessione, della libertà, della potenza (tecnica), dell’insicurezza.

giaccardi magatti nella fine linizio 2020
GIACCARDI C. – MAGATTI M., Nella fine è l’inizio, Il Mulino 2020, pp.180, € 15,00 e € 10,99 (e-book)

Il primo capitolo verte su due concetti: emergenza e resilienza. Si è fatto esperienza comune dell’estraneità psichica, del «ritrovarsi in una situazione imprevista e sconosciuta, con il senso di spaesamento che ne deriva». Nel giro di qualche giorno siamo stati catapultati in uno stato di emergenza che crea tensioni, che ci ha fatto fermare e riflettere sull’inutilità di alcuni gesti e sull’importanza di altri, che davamo per scontati.

Proiettando lo sguardo al post- Covid-19 gli Autori invitano a fuggire da due reazioni: il ritorno alla forma di diniego a cui siamo stati esposti all’11 settembre, al 2008 e ora alla pandemia e il rimanere imprigionati in uno stato di paura e insicurezza, «inseguendo il fantasma del rischio zero: l’eccesso di immunità può essere pericoloso tanto quanto la sua carenza». Resilienza è la capacità di adattarsi: «non c’è resilienza senza apprendimento: è ascoltando la realtà – cioè facendo esperienza- che dall’adattamento si arriva alla trasformazione». E si può dunque dire: «una società resiliente prende l’emergenza come un kairós, un tempo propizio per cambiare ciò che fino al giorno prima pareva inamovibile. Non un pericolo mortale imminente da sfuggire, ma un appiglio per riconoscere e articolare diversamente il nesso tra la vita e la morte».

Un orizzonte nuovo va considerato in una prospettiva di medio-lungo termine, puntando su una distribuzione equa del benessere individuale e sociale dal punto di vista intergenerazionale senza che venga compromesso il futuro, l’esistenza stessa delle generazioni successive. Lo pensano Giaccardi e Magatti citando quanto già l’Onu nel 2011 riferiva sullo sviluppo umano: «lo sviluppo umano sostenibile è l’espansione delle libertà sostanziali delle persone di oggi, compiendo sforzi ragionevoli per evitare di compromettere seriamente quelle delle generazioni future».




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Alcune citazioni tratte da Nella fine è l’inizio. In che mondo vivremo:

Un velo si è squarciato. Improvvisamente l’individualismo si è rivelato per quello che è: un’astrazione

Alcune delle “patologie” che si sembravano segni di salute sono state smascherate dalla pandemia nel loro lato più grottesco e parossistico. Ed è da qui che si può iniziare

Non è di normatività astratta che abbiamo bisogno, ma di universalità concreta che rigeneri in senso positivo e collettivo il mondo di cui siamo tutti responsabili. Per noi e per chi verrà dopo

La speranza non è una collezione di buoni sentimenti, né è appannaggio delle anime belle. Non sfugge alla prova della realtà, ma richiede di coltivare un saper fare, un saper vivere, un saper pensare, insieme alla capacità di mediare e di risolvere i conflitti che inevitabilmente insorgono.
Non un fare per il fare, però. Ma una costruzione dotata di senso in cui le persone si sentono di contribuire a un orizzonte comune che
orienta l’agire.

Note

1  Del  saggio  Nella fine è l’inizio  (Il Mulino, 2020) di C. Giaccardi e M. Magatti segue la recensione a cura di  Martina Casalone, collaboratrice Bioetica News Torino

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