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80 Luglio - Agosto 2021
Speciale Oltre la pandemia: A lezione dal COVID per un futuro migliore

Bioetica e Arte. Oltre la pandemia, seminare futuro. Le domande dell’arte

Immagine in alto: Courtesy of the Author Lorenzo Quinn and Halcyon Gallery, the photo Building Bridges, 2019, Venice – Bioetica News Torino – riproduzione vietata
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«Confine», diceva il cartello.
Cercai la dogana. Non c’era.
Non vidi, dietro il cancello,
ombra di terra straniera.

 G. CAPRONI, Il muro della terra, 1975

Oltre la soglia, tra incertezze e speranza, nel dopo Covid-19

Superare la soglia, andare oltre il confine come esperienza possibile, esperibile, verso un limen valicabile. Le domande di futuro che affiorano tra le incertezze contengono questo bisogno. L’esperienza della pandemia ha portato in primo piano fragilità e paura, ha rinchiuso e confinato in spazi individuali, amplificando fragilità.

Ha reso il limite, il confine segno distintivo di sicurezza e esigenza di tutela. I confini spaziali entro i quali si compie l’esperienza di esistenza, quali la dimora e lo stato, sono apparsi marcatori di salute e salvezza. Si è spalancato e congiunto il limite temporale e quello dell’anima, per interrogarci sulla finitudine e imperfezione umana.

Linea di demarcazione tra inclusione/esclusione, tra un dentro e un esterno, tra noto e ignoto, tra un prima e dopo. Tra un io e noi. Il periodo pandemico ha evidenziato e ingigantito la distinzione tra ciò che è conosciuto, familiare e sicuro e ciò che, al contrario, si trova oltre: l’ignoto, il non familiare, estraneo e potenzialmente pericoloso.

E al contempo ha seminato incertezza tra tornare ad un tempo di ieri, consapevoli però che è già tutto mutato, restare sul confine o varcare la soglia, perché momenti di rigenerazione muovono dalla frattura e affiora la rivelazione anche di opportunità dalla crisi. Come nel percorso dell’esistenza, nella commistione di instabilità e possibilità, continuità e discontinuità che ci attraversano si compie il processo vitale e rigenerativo.

La sfida comune

Accomunati tutti nella condizione e nei confini di un pericolo, l’umanità svelata dalla pandemia è apparsa nella fragilità e sofferenza, nel bisogno di cura e di responsabilità, nell’incertezza tra solitudine e relazioni, tra individuale e collettivo.

Una sventura che si è abbattuta anche sulle porzioni fortunate di mondo e, creando e accentuando confini di sicurezza, ha svelato la mancanza di confini nella consapevolezza che siamo tutti responsabili e tutti coinvolti. La sfida sociale è tra riparare o rigenerare, ricostruire o avventurarsi a considerare gli infiniti confini dell’anima, considerare il senso dell’altro, non straniero diverso, e corresponsabile. 

L’umanità nei suoi valori universali

Era il 2019 all’ultima Biennale d’Arte di Venezia e Lorenzo Quinn creò un evento a latere presentando un’installazione monumentale, Building Bridges1. Sei coppie di mani da due banchine dell’Arsenale si toccavano formando un ponte ideale, o una fila di ponti. Alte, sospese tra due argini. Mani diverse che si toccano, sfiorano, congiungono e stringono in una declinazione di relazioni, adulte e infantili, anziane e giovani, di incontro.

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Courtesy of the Author Lorenzo Quinn and Halcyon Gallery, the photo Building Bridges, 2019, Venice – Bioetica News Torino – riproduzione vietata

Suscitando reazioni opposte e contrastanti, critiche e accoglienza, l’installazione nei pressi dell’Arsenale parlava dei valori di coesione sociale e di accoglienza delle diversità. Le mani proponevano sei valori universali fondamentali, saggezza, speranza, amore, aiuto, fede e amicizia, in una cabala che evoca le muse o le virtù cristiane. L’opera prepotentemente bianca, dai tratti pop, richiamava i ponti che legano e intrecciano le terre lagunari di Venezia, valicando canali.

Il gigantismo dell’installazione temporanea era un invito al collettivo dell’umanità e alla sua forza. Di lì a poco il diffondersi del Covid-19 introdusse il distanziamento, l’allontanamento fisico e la separazione. Le strette di mano, gli abbracci e i baci, il contatto tra gli individui attraverso il corpo divennero veicolo di contagio.  In poco tempo il distanziamento e l’isolamento come esercizio di protezione e salvezza hanno preso il posto alla fisicità, al sostegno che nell’incontro dei corpi e delle mani si fa ponte.

Da lì nasceva il pericolo: le mani oggetto di diffusione del virus.  Fa pensare il ricordo di quelle grandi, monumentali mani bianche che irrompono in Venezia, interrogano e sfidano con una forza che può apparire oggi satirica o grottesca, irreale. Le mani degli anziani che coi loro corpi separati e isolati rappresentano oggi una fisicità da isolare e tutelare; stridono con la prima coppia di mani di Quinn, con le mani del bambino e dell’anziano che si toccano e creano il ponte della “saggezza”.  

Pandemia, muri e brecce di futuro, accessibilità e necessità di cultura

La realtà pandemica respinge il linguaggio delle mani e la fisicità del saluto e scompagina il senso del linguaggio del corpo. Quanto è lontana dall’immaginario artistico che tutti hanno negli occhi, prodigio d’arte che giunge dal Rinascimento: le mani nell’atto di sfiorarsi nella creazione di Adamo della Cappella Sistina. La mano di Dio che si protrae verso quella di Adamo, nell’atto che genera vita.

I muri che chiudono e che salvano, isolano e separano, rovesciano l’immaginario delle mani che si incontrano, stringono. E uno squarcio ribalta la chiusura. È l’installazione che dallo scorso 19 marzo ha trasformato la facciata di Palazzo Strozzi a Firenze.

JR_La Ferita_Photo by JR
JR, La Ferita Installazione per la facciata di Palazzo Strozzi. 2021, Photo by JR – Bioetica News Torino – riproduzione vietata

Il celebre artista contemporaneo JR ha reinventato il Rinascimento dell’edificio con una nuova opera site specific intitolata La Ferita2. Lo squarcio che l’installazione crea spalanca l’interrogativo sull’accessibilità ai luoghi e alla cultura nel periodo del Covid-19. Alta 28 metri e larga 33, l’opera di JR fa cadere il muro divisorio tra fuori e dentro e mostra la visione dell’interno come meticciato di realtà e immaginazione.

Una breccia d’arte nell’arte, ai tempi dei muri e dei limiti della pandemia.

Di fronte ai musei chiusi, l’arte li riapre attraverso una breccia che è ferita. In bianco e nero, tratto distintivo dell’artista, e con tecnica fotografica JR ripropone l’interno del Palazzo come emergente da una esplosione. E grida che l’arte è una necessità, perché pone l’uomo di fronte a domande. Iniziativa-evento che stimola il pubblico e la relazione di artisti italiani e contemporanei attraverso la creatività e la reazione all’isolamento. Propone ed espone la ferita che attraversa la cultura e le istituzioni che la accolgono.

All’osservatore, secondo il punto di osservazione che assume, appaiono il colonnato del cortile, una sala espositiva immaginaria e una biblioteca, insieme a icone dell’arte fiorentina. JR lavora su un luogo preciso e lo trasforma, fa emergere la cultura del territorio e la fa dilatare da Palazzo Strozzi a tutti i luoghi di arte. Tra accessibilità e confine, apertura e chiusura JR ci conduce a guardare dentro, creando un’opera monumentale visibile da tutti dal di fuori. Voce forte sull’accessibilità a tutti della cultura, sulla necessità per tutti di partecipare all’arte come essenza di libertà e creatività.

La ferita di JR interroga sul concetto di priorità. E allora quella ferita, simbolica e dolorosa, che accomuna i luoghi della cultura: musei, biblioteche, cinema e teatri, pone domande. La cultura è genere essenziale o no nel supermarket dei valori e delle priorità dell’umanità? I luoghi della cultura espositori/contenitori o generatori di pensiero?

La forza dell’arte in ogni tempo

Cosa c’è al di là della siepe? Nei tempi dell’incertezza appaiono forti i limiti, che racchiudono l’uomo e quelli in cui l’uomo si racchiude, c’è il confine e la soglia, c’è l’infinito e gli infiniti e c’è il bisogno dello spirito con le sue domande e la capacità di rigenerarsi. La vita stessa è un agire continuo verso il cambiamento, che necessariamente implica la capacità di rinnovarsi. Immaginare il futuro certo non basta, occorre trovare la breccia, come suggerisce La ferita, per creare e agire il futuro.

L’arte non si sottrae ai cambiamenti, non rivaleggia con scienza e tecnica, non sublima o conforta con soluzioni, non è palliativa. Scruta e provoca. Può l’arte cambiare il mondo? Nell’oggi della fragilità e marginalità dei “beni comuni”, dei bisogni di recuperare e rivalutare relazioni e capitale umano sociale, l’arte può certo suggerire e traghettare attraverso e oltre le distopie e sa curare. L’arte è immaginazione e “senza immaginazione non v’è salvezza”3

E proprio dalla selva oscura Dante emerge coi suoi versi già all’inizio del percorso

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.
(Inferno, Canto I, vv 13-18)

Note

1 Con Building Bridges, installazione di 15 metri di altezza in resina poliuretanica (polistirene e poliurea) e lunga 20 metri, l’Autore realizza sei coppie di mani giganti sui valori dell’unione e dell’accoglienza; le mani rappresentano l’importanza di costruire ponti perché l’umanità è avanzata solo aprendosi, mentre non è accaduto chiudendosi. 

https://www.raicultura.it/arte/articoli/2019/05/Building-Bridges-a4186927-3582-4312-9c21-dc9b2897ddf0.html con video dell’Autore di presentazione dell’installazione.  Per l’opera si rimanda al sito dell’Autore https://www.lorenzoquinn.com/portfolio-items/building-bridges-venice-italy/ 

Nel 2017 a Venezia l’artista aveva installato Support, opera costituita da due gigantesche mani che emergono dall’acqua del Canal Grande per sorreggere Ca’ Sagredo. Il gesto di sostegno, reso materia nell’arte, voleva suscitare con una amplificazione visiva la riflessione sulle conseguenze del cambiamento climatico e del degrado per la fragile città lagunare e per il pianeta

2 «JR ha la più grande galleria d’arte del mondo. Grazie alla sua tecnica del collage fotografico, espone gratuitamente i suoi lavori sulle pareti di tutto il mondo, attirando l’attenzione di chi di solito non frequenta i musei»,  in https://www.jr-art.net/about.

Fotografia e street art caratterizzano le monumentali opere di JR di arte pubblica in tutto il mondo. Ricreano orizzonti visuali nella prigione di massima sicurezza di Tehachapi in California, nelle favelas di Rio de Janeiro così come nell’aulicità dell’area della Piramide del Louvre, in Palestina come in Liberia, negli slum di Nairobi

L’installazione La ferita è visibile dal 19 marzo al 29 agosto 2021, su  JR La Ferita a Palazzo Strozzi . Da qualche giorno, a fine luglio, un nuovo gioco illusionistico di JR è stato realizzato a Palazzo Farnese (attualmente chiuso per restauri). L’opera Punto di fuga è un collage fotografico tridimensionale in bianco e nero, gioco illusionistico, e fa immaginare/guardare all’interno del palazzo e rende visibile a tutti il passato in modo contemporaneo

3. Come Carlo Argan affermava «Proporsi la salvezza significa ammettere che salvezza è possibile, immaginarsi salvi: significa cioè immaginarsi al di là della contingenza della realtà quotidiana. L’immaginazione è superamento del limite: senza l’immaginazione tutto è piccolo, chiuso, fermo, incolore; con l’immaginazione tutto è vasto, aperto, mobile, colorito. […] L’immaginazione ha un fine: persuadere che qualcosa di non reale può diventare realtà» (C. ARGAN, Storia dell’arte italiana, v.3, Firenze 1968).

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