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Questione carenza vaccino anti influenzale nelle farmacie. Intesa tra Governo e Regioni: insufficiente per i farmacisti, inadeguata per Cittadinanzattiva Domani mercoledì 16 settembre previsto un nuovo incontro tra le rappresentanze di categoria dei farmacisti con il Ministro della Salute

15 Settembre 2020

Ogni Regione e Provincia Autonoma distribuirà una quota minima, l’1,5% – che può essere a discrezione aumentata – dei vaccini anti-influenzali acquistati con il bando di gara dalle industrie farmaceutiche alle farmacie affinché queste possano vendere, anche quest’anno, i vaccini anti influenzali ai cittadini che si rivolgeranno a loro aderendo alla campagna di vaccinazione anti-influenzale 2020-2021, senza essere tra le categorie più fragili e a rischio di complicanze descritte nella Circolare Prevenzione e controllo dell’influenza del Ministero della Salute per le quali il vaccino è gratuito e raccomandato. È quanto è stato deciso nella conferenza tra Stato e Regioni tenutasi ieri, 14 settembre. Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni ha precisato: «L’unica condizione che abbiamo posto e su cui abbiamo avuto assicurazioni dal Governo è che sia assicurato comunque il quantitativo necessario per gli anziani – ultra sessantacinquenni e per quest’anno anche a partire dai 60 anni -, per le persone appartenenti a categorie a rischio, alle donne in gravidanza, agli addetti ai servizi essenziali e, quest’anno, anche ai bambini fra i 6 mesi e i 6 anni».

In previsione che l’infezione virale del Sar-CoV-2 avrebbe potuto ancora circolare in autunno insieme al virus influenzale il Ministero della Salute aveva raccomandato a giugno di vaccinarsi contro l’influenza: «in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Covid-19 e Influenza. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso».

Dinanzi ad una maggiore domanda di vaccinazioni previste, in considerazione delle raccomandazioni ministeriali con le relative estensioni delle categorie raccomandate anticipando ai 60 anni e i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, le Regioni e le Province di Bolzano e Trento hanno provveduto a fornirsi di una maggiore quantità di dosi vaccinali rispetto allo scorso anno, attorno ai 17 milioni. Le industrie hanno da canto loro privilegiato la richiesta del settore pubblico lasciando le farmacie senza vaccini, negando il diritto a quei circa 800mila cittadini (vedi tabella 1) che ogni anno si recano in farmacia per acquistarlo privatamente e vaccinarsi. Questione quest’ultima, sulla carenza dei vaccini in farmacia che era stata sollevata dalla Federazione nazionale delle Farmacie una ventina di giorni fa.

LOMBARDIA
JO7E Vaccini antivirali
210.045
LAZIO
JO7E Vaccini antivirali
52.179
EMILIA ROMAGNA
JO7E Vaccini antivirali
56.598
VENETO
JO7E Vaccini antivirali
68.108
PIEMONTE – VALLE D’AOSTA
JO7E Vaccini antivirali
55.024
CAMPANIA
JO7E Vaccini antivirali
27.206
PUGLIA
JO7E Vaccini antivirali
14.230
SICILIA
JO7E Vaccini antivirali
13.513
TOSCANA
JO7E Vaccini antivirali
29.963
LIGURIA
JO7E Vaccini antivirali
27.729
CALABRIA
JO7E Vaccini antivirali
13.932
MARCHE
JO7E Vaccini antivirali
11.713
ABRUZZO – MOLISE
JO7E Vaccini antivirali
11.607
FRIULI V.G
JO7E Vaccini antivirali
11.566
SARDEGNA
JO7E Vaccini antivirali
13.980
UMBRIA
JO7E Vaccini antivirali
5.318
TRENTINO A.A
JO7E Vaccini antivirali
9.644
BASILICATA
JO7E Vaccini antivirali
2.993
Tab. 1 Vendita vaccini antivirali da parte delle farmacie per Regione – Fonte Ministero della Salute, Vaccinazione anti-influenzale,. distribuzione di una quota di vaccini anti-influenzale (12 settembre 2020)

La proposta avanzata, e condivisa tra le parti, nel documento ministeriale Vaccinazione anti-influenzale: distribuzione di una quota di vaccini anti-influenzali, disponibile per ogni singola regione, attraverso il sistema territoriale delle farmacie, ha tenuto conto del margine di avanzo tra i vaccini effettivamente somministrati dai servizi sanitari regionali nella scorsa stagione influenzale 2019-2020, che sono stati 10.111.270, e la quantità di dosi vaccinali acquisite dalle regioni e province autonome che si aggira oltre 11 milioni in base al fabbisogno di circa 10 milioni di italiani che si vaccinano ogni anno contro l’influenza. E ritenuto che

anche se nella stagione che sta per iniziare potrebbe verificarsi rispetto agli scorsi anni un eccesso di domanda da parte di coloro a cui il vaccino viene raccomandato, è probabile che un certo numero di dosi – seppure inferiore rispetto al passato, resti inutilizzato.

[E che…] l’indisponibilità di vaccini in vendita nelle farmacie per le persone che desiderano evitare la malattia influenzale e che non appartengono a categorie a rischio potrebbe indurre allarme sociale e vanificare gli sforzi di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della vaccinazione quale strumento efficace di prevenzione, lanciando un messaggio contraddittorio.

Il Ministero della Salute ha previsto nel documento due opzioni per i farmacisti acquisire i vaccini tramite distribuzione per conto (DPC) oppure in modo diretto tra farmacisti e industria farmaceutica nel caso in cui le Regioni non avessero optato per la cessione di una quota della fornitura preventivata.

Reazione dei farmacisti

Un’accordo tra le Regioni e lo Stato che non è piaciuto affatto ai farmacisti. Domani, mercoledì 16 settembre è previsto l’incontro delle categorie dei farmacisti con il Ministero della Salute per alzare la quota minima avvicinandosi alla «percentuale del fabbisogno reale dei cittadini non inclusi nelle fasce a rischio, che anche il Ministero della salute, nello stesso documento, afferma aggirarsi tra il 3 e il 10% delle dosi acquisite dalle Regioni».

Sia la federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) sia le rappresentanze di categoria Federfarma (Federazione nazionale unitaria titolari di farmacia) e Assofarm (farmacie pubbliche comunali e aziende e servizi sociofarmaceutici) hanno scritto infatti un comunicato congiunto spiegando le motivazioni per le quali la decisione assunta dal Governo e dalle Regioni risulta inappropriata: «non garantisce una risposta adeguata ai bisogni della popolazione attiva: appare del tutto insufficiente rendere disponibili solo 250.000 dosi a fronte di un fabbisogno stimato tra 1,2 e 1,5 milioni di dosi». Richiamano inoltre all’attenzione quanto il problema dell’approvigionamento dei farmaci sia stato da loro segnalato da tempo, già da luglio e in quell’occasione «declina[vano] qualsiasi responsabilità in ordine a eventuali difficoltà che potrebbero avere i cittadini nel rifornirsi dei vaccini».

Reazione dei consumatori

In disaccordo con la decisione assunta in Conferenza Stato – Regioni, Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva ha affermato che

In questa vicenda c’è qualcosa che non va. Lo scorso anno sono state acquistate in farmacia direttamente dai cittadini circa 900.000 dosi di vaccino.
Quest’anno giustamente la previsione era parecchio più alta per le giuste campagne che invitano tutti a vaccinarsi contro l’influenza in un anno difficile a causa del Covid e delle complicazioni che bisogna assolutamente evitare per non intasare gli ospedali.
La risposta delle regioni è di rendere disponibili in farmacia 250.000 dosi, circa un quarto dello scorso anno. Una risposta totalmente inadeguata (da Cittadinanzaattiva facebook ,15 settembre 2020)

Gaudioso annuncia anche l’attesa della risposta dalle Regioni ad una loro richiesta di ricognizione regionale sulle modalità di approvvigionamento dei vaccini anti-influenzali per avere «un quadro preciso delle disposizioni che le regioni stanno adottando» e se si è pronti ad ottobre per la stagione vaccinale. Tra i punti indicati nella lettera alle Regioni e riportati nella nota del 4 settembre scorso:

  • le categorie target individuate
  • data di indizione gara d’acquisto/aggiudicazione per l’approvvigionamento delle dosi di vaccino antinfluenzale ed eventualmente antipneumococcico;
  • fornitore/aggiudicatario/i delle varie tipologie di vaccino ordinate/acquistate
  • misure organizzative volte a favorire la massima accessibilità alle vaccinazioni antinfluenzali e anti-pneumococcica da parte dei cittadini
  • misure che si intendono predisporre per fronteggiare una eventuale carenza vaccinale presso le farmacie destinata alle categorie non a rischio.

«Così sapremo chi ha fatto il proprio dovere. Non possiamo trovarci in queste condizioni alla vigilia della campagna vaccinale più importante degli ultimi decenni», conclude Gaudioso commentando la situazione attuale, sempre dallo stesso messaggio citato postato su Facebook La

La Regione Piemonte

Le farmacie riceveranno dalla Regione la quota dell’1,5% su 1.100.000 dosi vaccinali acquistate per far fronte quest’anno ad una maggiore richiesta. Lo scorso anno infatti l’acquisto è stato di 720mila dosi. L’Assessore alla Sanità Icardi ha informato sulla Conferenza Stato-Regioni che «le Regioni avevano chiesto al ministero della Salute di indire una gara nazionale, in modo da evitare di metterle in concorrenza, ma ciò non è stato possibile e in sede di Conferenza delle Regioni si è quindi raggiunta l’intesa per la cessione di una quota alle farmacie» e che al momento si attende di sapere quando la consegna dei vaccini e di avere lo «sblocco dei lotti fermi in giro per il mondo per alcuni milioni di dosi a garanzia del libero mercato».

(aggiornamento 15 settembre ore 22.34)

Redazione Bioetica News Torino